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Narrativa

È TORNATA LA PINA

Pubblicato il 20/01/2021

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È successa una cosa.

La Pina è tornata a farsi sentire.

Mi ha detto che la vita è complicata, certe volte. Ma che ogni tanto riesce ancora a sentirsi parte di qualcosa. Che poi è la cosa che le manca di più. Ma un'altra cosa che le manca, è capire cosa sta succedendo. E poi mi ha detto che sta bene anche da sola, a guardarsi intorno. Anche nel deserto. "E poi la routine, Franck, quella mi ammazza. Sembrano cose diverse, ma fanno tutte parte di me. E io di loro".

Dice che l'ultima volta che le è successo di sentirsi parte di qualcosa,  è stato quando ci siamo scontrati davanti alla farmacia, nell'ultimo racconto, dove siamo rimasti incastrati, di traverso, come un ipotenusa. Con le nostre quattro mani nelle tasche del mio cappotto.


Si è fatta sentire lei. Stavo quasi per non rispondere, perché vedevo un numero sconosciuto, ma poi ho swishato col dito.

"Sono io" mi ha detto " Ti va se ci vediamo, per prendere un caffè?", senza aggiungere altro.

C'è mancato poco che non la riconoscessi. Sono stato in silenzio, per qualche secondo, finché ho sentito il jingle di Orzo Bimbo, che Pina continuava a tamburellare, sul tavolo, con le unghie: "Pop mm... pop mm... poppoooro!"

"Ma sei tu, allora... ! Avevi ancora il mio numero?

"Sì sono io. Ma hai capito, chi sono?

"Sei l'unica, che tamburella il jingle di Orzo Bimbo, quando parli al telefono".

"Ma perché, dalla voce non mi avevi riconosciuta?"

"Adesso sì..."

"E prima no?"

"Lo sai che mi capita, dopo un po' di tempo che non sento una persona."

"È vero, me n'ero dimenticata"

"Dodici anni sono tanti".

Allora ci siamo presi un caffè, e abbiamo parlato. Più che altro ha parlato lei. Aveva bisogno di parlare, e io di ascoltare.

Poi le ho chiesto come si sentisse, quando non riusciva a sentirsi parte di qualcosa.

"Sospesa. Mi sento sospesa, come un palloncino che fluttua, legato a un filo. Ma mi sento anche libera, e leggera, e so che quel filo riesce a tenermi, se non mi agito troppo. Così cerco di stare tranquilla, e tutto fila via bene. Ma quando mi agito troppo, è come se si alzasse il vento, che mi porta sempre più in alto, e vedo tutto lontano, e sempre più piccolo, anche se vedo tante cose. Più salgo, e più cose vedo. È come se rivedessi tutto quello che mi è successo. Perfino l'orizzonte, ma è troppo lontano. Poi smetto di agitarmi, il vento cala, e torno in terra. E ricomincio a camminare. E vedo tutte le cose come le vedo sempre. E posso anche toccarle. Come ho fatto con te. "

"A me invece sembra di camminare in un mondo che non riconosco, quando ho un periodo no. Passo tra le case, seguo i profili dei tetti, e guardo le vetrine dei negozi, per vedere i prezzi, e poi cammino tra la gente. E poi capita che vado a sbattere, come è successo a noi. "

"E poi, che fai. Che facciamo?"

"Dipende, da come ci scontriamo"

"In che senso?"

"Forse ci si abitua a vivere con le proprie differenze. E se poi si incontra qualcuno che fa lo stesso, si possono anche condividere, tutte queste differenze, e costruire un terreno comune, che le contenga tutte. "

"È cosa c'entra, tutto questo, con lo scontrarsi?"

"Lo scontro è una rottura del tran tran, della routine. Veniamo sorpresi da qualcosa che non ci aspettavamo, e lo scontro potrebbe trasformarsi in un incontro. Ci si guarda negli occhi, per qualche istante. Magari ci si chiede scusa, e ci si offre un caffè, se si ha un po' d'ironia, e dieci minuti da perdere. Come hai fatto tu. Io la vedo un po' così."

"Bèh...noi già ci conoscevamo, mi sembra diverso" 

"Il caso è sempre il caso, e poi, dopo dodici anni, tante cose sono cambiate. È quasi come vedersi la prima volta. A quel punto, il passato ha poca importanza. Il caffè amaro, lo stesso profumo, i tuoi occhi, la mia anaffettività, il tuo bisogno di coccole: sono un contorno, un' orizzonte lontano, che non funziona più, se lo usi come trama. L'unica cosa che può funzionare, sono proprio le differenze. E la voglia di mettersi in gioco. 

"Le differenze, Franck.. siamo pieni, di differenze, e anche di contraddizioni. Io ne ho bisogno, perché fanno parte di me. Mi fanno essere quella che sono, e non posso più cambiare. Non voglio più cambiare. Lo sai, questo vero!?"

"Pina... anch'io non posso più cambiare. Sono quello che sono. Siamo quello che siamo, però possiamo giocare con le nostre differenze. Vedere se si divertono, insieme, e guardarci negli occhi, nel frattempo."

"Io ho bisogno di tempo. Vivo una situazione complicata.  Non posso e non voglio, separarmi, adesso, e il nostro bacio è stato soltanto un bacio. anche se mi è paciuto. Lo sai, anche questo, vero?"

"Il tempo non è un problema, almeno per me".

"È cosa farai, nel frattempo?"

"Ti aspetto, da qualche parte, e coltivo la "mancanza".

"Coltivi,  la "mancanza?"

"Coltivo la mancanza, e poi scrivo un altro racconto. Magari sei curiosa di sapere come va a finire, e ti aiuta con quella "routine", che proprio non sopporti. 

"Già, la "routine". Che palle, quella!" 

"Allora ci sentiamo".

"Ci sentiamo, Franck... ti abbraccio".




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Filacrio ha votato il racconto

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NicolaDimo ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Italo ha votato il racconto

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Un rincontrarsi e poi ognuno per se, ma acora pronfondamente insieme.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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“sentirsi parte di qualcosa”... ah, che bellissimo racconto quest’oggiSegnala il commento

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Etis ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Io credevo che il caffè fosse "in presenza" ma il "ti abbraccio" finale mi fa pensare che parlavano al telefono... Bello sembra una telenovela, aspetto il seguito :)))Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

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(non ho capito una cosa: avete preso un caffè per telefono?) eh sì, coltivatori di mancanze... magari prima o poi fioriscono.Segnala il commento

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unacatastrofe ha votato il racconto

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Dai Franco, richiamala e fanne un altro! Bello, bello. Letto tutto d'un fiato, ora me lo rileggo.Segnala il commento

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[K] ha votato il racconto

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Sonia A. ha votato il racconto

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BelloSegnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Ti aspetto, da qualche parte, e coltivo la "mancanza". ......Segnala il commento

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MargheMesi ha votato il racconto

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Elegia della nostalgia.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Coltivare la mancanza è fantastico!!!Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

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La cosa complessa, forse, era ritrovare l'atrmosfera intima, perfetta, del racconto precedente. Mi pare ci sia riuscito. Mi piace molto anche come chiudi, o forse apri... ancora Segnala il commento

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Christina Carol ha votato il racconto

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“e abbiamo parlato. Più che altro ha parlato lei. Aveva bisogno di parlare, e io di ascoltare.” Tipico femminile. È un buon incipit. Forse qualche passaggio (poca cosa) andrebbe tagliuzzato dico forse. Comunque ben fatto. Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Bentornata Pina. Certo, che levatura i vostri dialoghi telefonici! Che invidia. Claro che vorremmo sapere come va a finire :)Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Isabella☆ ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Forte....Segnala il commento

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di Franco 58

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