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Noir

E' tutta colpa mia

Di RoCarver - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 20/04/2020

Una lezione di yoga e dei dolori al bacino che nascondono una cruda verità.

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"E adesso mettetevi tutti nella posizione di Adho Muka Svanasana, il cane a testa in giù"

A quel segnale, file e file di teste si abbassarono sui tappettini e i bacini si alzarono, come attivati da interruttori segreti.

Lei vide l’insegnante venirle incontro con quel passo felpato ed elegante che tanto invidiava. «Ecco, sicuro che sto sbagliando qualcosa e viene a correggermi», pensò.

L’istruttrice di yoga si fermò davanti al tappettino e le spinse i gomiti in dentro. Poi, le strinse la vita per alzare di più il bacino.

"Vedi, questa è la posizione giusta", le disse. Lei sentì una fitta di dolore ma trattenne il mugolio che stava per uscirle dalla bocca.

"Tutto bene?", le chiese l’istruttrice

"Sì, certo"

"Se non ti viene bene la prima volta non ti devi preoccupare, per le asana ci vuole pazienza e tanta pratica"

«Perché cavolo ci sono venuta qui stasera, con queste fitte di dolore. Ma che cosa mi è saltato in mente? ... Sì, vabbé, mi devo comportare esattamente come nella norma. Fare le stesse cose di sempre, che nessuno si deve accorgere di nulla. E' tutta colpa mia»

Quella mattina, lei era salita come sempre sulla metro ad Urgell. Il solito fiume umano che sale e scende dai mezzi alle 8.30 di una mattina qualsiasi a Barcellona. Teste, zaini, borse, mani aggrappate a telefoni. Dita che scorrevano su uno schermo, bocche che si muovevano senza un interlocutore reale.

Vite virtuali stipate in pochi vagoni.

Si mise le cuffie alle orecchie, come faceva ogni mattina. Le note di Reckoner dei Radiohead le si intrufolarono nel cervello, come una dose di Xanax.

“Dedicated to all you human beings / because we separate like ripples on a blank shore” cantava Thom Yorke.

Le sfuggì un sorriso beffardo. «Come sei poetico, Thom. Ci separiamo come le increspature delle onde su una spiaggia deserta. Mah. Altro che onde. Qui piuttosto ci separano i cristalli liquidi di uno schermo touch».

Trovò un angolino libero nel vano intercomunicante tra due vagoni e vi si rifugiò. Un po’ d'aria. Uno spazio vitale. Alzò gli occhi e si trovò di fronte un uomo. Aveva la barba rossastra molto curata e gli occhi azzurri. Portava dei pantaloni blu e una camicia color salvia con le maniche arrotolate. Stava leggendo. Impugnare la carta in un mondo di cristalli liquidi era una rarità che in pochi ormai sfoggiavano.

Lui copriva la copertina con la mano, lei solo poteva vedere che si trattava di un volume di almeno 400 pagine con caratteri stampati molto piccoli. Il convoglio passò sopra lo scambio e il vano intercomunicante si mosse bruscamente. Lei perse per un attimo l’equilibrio e il suo corpo si mosse in avanti. Forse la deviazione dal solito binario era qualcosa che desiderava pure lei da tempo.

Anche lui perse l’equilibrio, guardò lei e tolse la mano che copriva la copertina del libro. “The secret servant” di Daniel Silva, era il titolo. Ora lui teneva il libro bene in verticale, perché lei vedesse il blu del cielo e le luci dei lampioni sulla copertina, e poi la scritta “#1 New York Times bestselling author” che troneggiava sul bordo superiore.

La metro si fermò alla stazione di Marina e lui scese. Dal libro cadde un foglio, lei lo raccolse per darglielo ma le porte si chiusero prima. Lui la guardò prendere il foglio mentre la metro ripartiva e s'avviò verso l’uscita.

Sul foglio c'era soltanto un indirizzo.

"E per finire, adesso passate a Sarvangasana, la posizione della candela, le gambe in alto e le mani ben salde sul bacino per sostenere il peso del corpo"

Lei provò a salire con le gambe ma le fitte al bacino erano sempre più forti. Crollò su se stessa a terra e si mise nell’asana di riposo, la posizione del feto. Se fosse stato possibile, avrebbe davvero voluto regredire a quello stato. Quel momento in cui il suo corpo era inviolato.

Il tappettino puzzava di umidità e lei teneva la testa nascosta tra le braccia. I suoi pensieri rimbombavano e facevano eco in quella specie di caverna. 

«Hai goduto? Cercavi l’avventura?, mi sembra già di sentirli. Non lo voglio più questo corpo. Vorrei buttarlo nel lavandino, come la gassosa senza gas rimasta lì dopo una festa. Ma adesso vai avanti. Il martedì sera yoga. Tutto va avanti come sempre. Non è successo nulla. E’ tutta colpa mia».

"E adesso finiamo la lezione di oggi con Padmasana, la posizione del loto. Inspirate ed espirate lentamente, sentite il vostro livello di energia dopo la pratica. Adesso congiungiamo le mani e ringraziamo per essere qui ed ora"

"Namaste"

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Hellen ha votato il racconto

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Mi è piaciuto..particolare la trama,splendida la scrittura. Raccontare le cose in modo semplice,senza usare termini scontati non è da tutti.Segnala il commento

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Atman ha votato il racconto

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Impugnare la carta in un mondo di cristalli liquidi... si bello mi è piaciuto anche se solitamente amo trame più complesse.Segnala il commento

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Verde ha votato il racconto

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Cartapesta ha votato il racconto

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Robydrum ha votato il racconto

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Finale intenso e sorprendente. Brava!Segnala il commento

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Mela Golden ha votato il racconto

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La punta dell l'iceberg Segnala il commento

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Biodegradavide ha votato il racconto

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Santiago66 ha votato il racconto

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Anonimo Piacentino ha votato il racconto

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Rossodisera ha votato il racconto

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Atmosfera magica Segnala il commento

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ipa ha votato il racconto

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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

Bello il soggetto e la trama che hai scelto per illustrarlo. Come sempre nella tua scrittura sarebbero da evidenziare tanti spunti interessanti. Questa volta non l'avrei classificato nei noir perché mi è mancata la suspense. Tra "narrativa" ci sta da dio.Segnala il commento

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Andrea Bertorelle ha votato il racconto

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luigi napolitano ha votato il racconto

Esordiente
Editor

A me è piaciuto il lavoro sul passato remoto, è uno dei miei rapporti più complicatiSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Un cestino di ciliegie: non riesci a fermarti sino a che non le hai finite.Segnala il commento

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palu ha votato il racconto

Esordiente

Una lettura sempre piacevole, anche quando porta con sé il tema della sofferenza. Stile e ambientazioni sempre all'altezzaSegnala il commento

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Silvia dall'Acqua ha votato il racconto

Esordiente

Bel racconto, su due piani, sul filo di un erotismo sottile Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Sei sempre bravissima, nei soggetti come nello stile di scrittura. Il racconto mi è piaciuto per le sovrapposizioni nella trama, l’unica cosa che non mi convince molto dell'incontro sul treno è il foglio lasciato cadere dall’uomo e la sua uscita di scena che presuppone che lei sia andata a cercarlo a casa sua. Lo trovo un po’ inverosimile. Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente

Sempre bravissima!Segnala il commento

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esercizi ha votato il racconto

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Isa.M ha votato il racconto

Esordiente

Il tappetino che puzza di umidità sembra raccogliere le scorie: anche quell'odore nauseabondo fa parte di noi. Segnala il commento

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Luca Santoro ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Bello. Ottimo l'escamotage dello yoga. Mi colpisce il far finta di niente , in cui noi donne siamo maestre, così prefettamente trasmesso. Brava!Segnala il commento

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Chiara Bocci ha votato il racconto

Esordiente

Il senso di colpa troppo spesso diventa dolore fisico. Molto bello.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
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Lerio ha votato il racconto

Esordiente
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mifrari ha votato il racconto

Esordiente
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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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MargheMesi ha votato il racconto

Esordiente

Paradossale e radicale, come lo yoga. Essere qui ora, anche se vorresti fuggire.Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Trovo molto azzeccato l'espediente narrativo della lezione di yoga, descritta in maniera verosimile, che rafforza il punto di vista femminile del racconto: diviene così un backbone perfetto fra le azioni fisiche narrate-evocate e il flusso di coscienza, dando sostanza a tutto il resto.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Tocchi un argomento delicato e trattarlo non è semplice. Lo stile é impeccabile interessanti gli strati temporali ma il disagio la paura il malessere non mi arrivano in modo intenso. Segnala il commento

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. ha votato il racconto

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Helenas ha votato il racconto

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Lisa M. ha votato il racconto

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Mi sono sempre piaciute le intromissioni del passato nel racconto! Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Gabry1978 ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Tremendamente bello. Tu, RoCarver, ti confermi tremenda-mente brava! Complimenti! Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente
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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

ammiro quando si cuciono insieme strati temporali non contemporanei con questa scioltezza.Segnala il commento

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Howl ha votato il racconto

Scrittore
Editor
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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Piaciuto molto, un racconto bello e brutto allo stesso tempo, sempre brava. Segnala il commento

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di RoCarver

Scrittore
Editor
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