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Non-fiction

Effigie alla vita

Pubblicato il 01/09/2018

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Essi si conoscevano. Non s'erano mai visti in realtà, ma s'erano sempre saputi.

Vi è un legame tra le anime che vige al di sopra delle comuni leggi fisiche. Noi ci figuriamo di poterci innamorare solo di ciò che vediamo; ahimè, siamo ben lungi dalla verità.

Esiste un mondo, al di sopra delle nostre convenzioni, in cui non abbiamo mai messo piede, e tutto ciò perché la nostra mente non è avvezza a carezzare l'elevato spirito della vita.

Oh, quali stupidi pensieri turbano le nostre fragili anime. Le nostre sicurezze non sono altro che catene per la nostra mente.

Siamo alberi nati su terreni altrui. I nostri rami sono ideologie che abbiamo rubato ad altri, a cui non crediamo per davvero, ma che ci figuriamo essere nostre. Ed è così che le nostre azioni, ovvero le foglie che sorgono sui nostri abbrancati ed esili rami, non sono altro che l'opposto di ciò che vorremmo fare per davvero.

Siamo melensi despoti d'idee che non ci appartengono.

Asseriamo di vedere, di contemplare. Mai... mai i nostri occhi hanno visto, mai le nostre menti hanno contemplato. Non abbiamo che scorto inanità.

Dovremmo sbarazzarci di tutti questi pesi che gli altri, nolenti e dolenti, ci affibbiano, e imparare a volare su quelle sublimi alture della vita, ove l'anima può respirare.

Salpiamo. Prendiamo coraggio e avventuriamoci su quel mondo. È lì che la nostra anima potrebbe per davvero vivere, e, chissà, cominciare a contemplare ciò che non abbiamo mai visto: l'amore.

Le nostre anime, lassù, sono collegate da fili invisibili ad altre anime.

Loro, lì, ballano. Ballano su note idilliache e soavi. Ballano in stanze colme d'arte, su tappeti di poesie e tra muri di quadri. Ballano sotto una luce possente e vigorosa, che illumina le persone fuori e dentro. Ballano per mantenere viva quella fioca fiammella, per l'ardire della vita.

Prendiamo quel biglietto, inerpichiamoci su quella montagna, infiliamoci di nascosto su quelle navi, ma perdio, facciamolo. Viviamo.

Impariamo anche noi a guardare quei profondi paesaggi, a contemplare i cieli, ad annusare la vita. E facciamolo in compagnia. Circondiamoci di gente da amare, di gente che come te sta leggendo le mie, forse brutte, sì, forse pesanti, parole. Esse non vogliono altro che assurgere dal calice della vita, e bere in vostra compagnia, su spiagge si sabbia, al calore d'un focolare e della vostra presenza.

Piangiamo. Piangiamo difronte alla potenza della vita, di cui non abbiamo capito ancora niente, di cui siamo ancora scolari poco attenti, o forse geni con il timore di vivere.

Suoniamo. Prendiamo un pianoforte e addentriamoci nelle stupende note di Chopin, nella stupenda forma di Bach, nella potenza di Strauss.

Perdiamoci in un bosco e ascoltiamo il cinguettio degli uccelli, dormiamo sulla terra, e facciamoci salvare da qualcuno. Perdiamo la timidezza! Perdiamo la paura di vivere! Scaliamo le montagne delle nostre paure e trafiggiamole con la lama della vita. Quel sangue che cadrà sarà l'essenza stessa della vita.

Sicché niente, il mio lumino si fa sempre più fioco, la mia penna tende sempre di più a insudiciare questa stupenda carta, e la notte veloce passa. Le mie lacrime stanno bagnando questi fogli, ma non li sporcano, anzi, li abbelliscono, quasi a renderli opere d'arte. Queste lacrime sono sentimenti, e io le adoro. Tutto ciò significa che, anche nel mio piccolo mondo, sto vivendo un po' anche io.

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