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Storico

Efisio Marini, il pietrificatore

Pubblicato il 01/10/2021

Medico, scienziato con l’hobby dell’imbalsamazione e della fotografia, pazzo, genio incompreso, ricercatore, o, forse, più semplicemente, un uomo tormentato da dubbi e angosce. Chi è stato veramente Efisio Marini?

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Quando le sue mani sezionavano un cadavere, lo facevano sempre con amore e rispetto, come se dai suoi gesti dovesse nuovamente riaffiorare la vita. Non potendo ridare pensiero ed azione a corpi ormai inanimati, Efisio Marini si era posto, come unica missione, l’obiettivo di creare autentiche sculture attraverso un materiale inesauribile: i defunti.

Medico, scienziato, pazzo, genio incompreso o forse, più semplicemente, un uomo tormentato alla ricerca di risposte alle classiche domande “Chi siamo” e “Da dove veniamo”. Chi è stato veramente Efisio Marini?

Nato a Cagliari nel 1835 da una benestante famiglia di commercianti, Efisio Giovanni Salvatore Marini si laureò in medicina a Pisa nel 1857, quando ancora le due città appartenevano a stati diversi, per fare poi ritorno in Sardegna, carico di speranze e del sacro furore della ricerca scientifica. In particolare, i suoi studi si concentrarono sulla sperimentazione di un metodo innovativo per la mummificazione dei cadaveri o di parti di essi: la pietrificazione. Nessun taglio o iniezione, una tecnica impressionante che lasciava senza parole perché Marini riusciva ad ottenere anche il processo inverso, cioè il ritorno delle parti pietrificate alla precedente forma, consistenza e colore. L’ambiente universitario cagliaritano, costituito da vecchi professori conservatori, fu particolarmente ostile al giovane medico e Marini si sentì rifiutato e tradito proprio da chi pensava avrebbe dovuto sostenerlo. Anche la popolazione del capoluogo non fu benevola nei suoi confronti e le maldicenze che sconfinavano nella superstizione, finirono inesorabilmente per sfociare in una pesante e non celata ostilità. Il peso di alcune dolorose vicende personali completò una situazione sempre più difficile da sostenere. Giuseppa, la giovane moglie sposata nel 1854 quando aveva solo 17 anni, gli aveva regalato Gerolamo, morto il giorno dopo la nascita e Rosa, una bambina dalla salute instabile, venuta al mondo nel 1857, l’anno del dottorato in scienze naturali. A 33 anni, amareggiato e deluso ma per niente sconfitto, era giunto il momento di dare una svolta a una vita ricca di sogni destinati all’apparenza a trasformarsi in incubi. Dopo aver gettato in mare tutti i lavori realizzati fino a quel momento, Efisio Marini prese la moglie, incinta del terzo figlio e lasciò Cagliari, destinazione Napoli. Libero da condizionamenti esterni, il medico cagliaritano trovò nel capoluogo campano il clima ideale per migliorare il preparato utilizzato per le pietrificazioni. Oltre a ciò, Efisio strinse rapporti con importanti personalità della cultura partenopea come il celebre drammaturgo Salvatore di Giacomo, e la scrittrice Matilde Serao. Nel corso degli anni, la fama di Marini varcò i confini nazionali, fino ad arrivare in Francia, dove Napoleone III gli conferì la Legion d’Onor e in Inghilterra, grazie ad un articolo pubblicato dalla rivista scientifica “The Lancet”. Come in una storia a lieto fine, tutta l’Europa cominciò a mostrare grande interesse alle pietrificazioni. Vienna, Londra, Parigi, queste alcune tappe dei viaggi che videro Marini protagonista di numerose conferenze durante le quali, davanti un pubblico sbalordito, egli si produsse nel processo di pietrificazione di numerose parti anatomiche. Tra tutte, la più celebre è la delicata mano di una giovane ragazza, donata poi all’università di Sassari nel 1876, assieme ad un biglietto autografo con le istruzioni da seguire per ridarle l’aspetto originale. Gli ultimi anni della sua vita, Marini li trascorse a Napoli come un vero dottor Frankestein, rinchiuso in una casa disseminata di parti anatomiche di persone e animali e con l’ossessione di vedersi sottratta la segretissima formula della sua scoperta.

Nel settembre del 1900, stanco e minato nel fisico, Efisio Marini concluse il suo viaggio alla ricerca del sapere. La testimonianza dei suoi risultati è ora visibile nel Museo Anatomico di Napoli. Sei piedi, venti mani, due arti superiori completi e, pezzo di suggestiva bellezza, un tavolino il cui piano è formato da un impasto di sangue, cervello, fegato, bile e polmone con al centro una bellissima mano di giovane donna. «La giustizia postuma è rimorso», sentenziò il filosofo napoletano Giovanni Bovio, suo grande amico, quando nel 1902, venne affissa una lapide con epitaffio nell’atrio della facoltà di medicina di Cagliari. Poi, dopo quasi un secolo di oblio, nel 2004, il capoluogo sardo gli ha reso il giusto omaggio dedicandogli una mostra intitolata “Efisio Marini, il pietrificatore”.

Senza fornirci alcuna indicazione sul metodo scientifico attraverso il quale riusciva ad ottenere il processo d’imbalsamazione, Efisio Marini ci ha lasciato in eredità qualcosa che va ben al di là delle sue affascinanti pietrificazioni. La sperimentazione di laboratorio potranno anche essere ostacolate ma non sarà mai possibile arrestare la voglia di progresso e di conoscenza che da sempre risiedono nel genere umano.

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blu ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Un testo estremamente complesso che pone in discussione l'ostentazione della morte come arte. Dalle Catacombe al Body World di Amsterdam, passando per gli esperimenti di Efisio Marini. Concordo con Paolo, forse una narrazione meno scientifica, avrebbe coinvolto i lettori. Tuttavia è un ottimo spunto per riflettere sulla direzione che la scienza e il progresso hanno preso in questi ultimi decenni. Un buon testo.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

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Bruno Magnolfi ha votato il racconto

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palu ha votato il racconto

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Il soggetto è certamente affascinante, se vogliamo, anche un po' inquietante. Personalmente avrei preferito una narrazione più raccontata, attraverso un episodio inerente al personaggio, piuttosto che un articolo (per quanto in certi punti colloquiale) dal sapore wikipediesco. La conclusione, da un punto di vista scentifico, a mio parere è opinabile, proprio per aver enunciato che il Marini non condivise le sue scoperte, ma solamente i macabri risultati ivi ottenuti. Grazie per la lettura, PaoloSegnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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di Daniele Trombetta

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