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Storico

Eleanor e Ljudmila

Pubblicato il 13/11/2021

Un’amicizia nata nella guerra tra due donne fra loro lontane.

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Ljudmila ricevette nel suo piccolo appartamento di Kiev, inaspettata, la visita di Eleanor, che era giunta in città in missione diplomatica. Le due amiche si abbracciarono a lungo. Scosse, piangenti. Si scambiarono in silenzio un interminabile, radioso, sorriso. Una gioia intensa, ma contenuta. Come si deve ad istanti da assimilare nel profondo, perché, si sa già, irripetibili.

In quei pochi minuti, tenendosi per mano con tenerezza, ripercorsero, quasi senza parole, i loro brevi incontri di un tempo. Lei, Ljudmila, appariva goffa, ma fiera. Si sentiva fuori posto. L’immensa sala dei ricevimenti, quella delle conferenze….Luoghi solenni, che non aveva mai nemmeno immaginato. Eleanor, la padrona di casa, moglie del Presidente degli Stati Uniti, paladina dei diritti umani; donna potente, aristocratica, le si avvicinò con curiosità e rispetto. Sorridevano, ora, pensando alle prime parole di presentazione che si scambiarono nella circostanza. “E voi chi siete?” aveva domandato Eleanor. “Sono un cecchino”. “Una donna cecchino?” “Nel nostro Paese le donne combattono in guerra insieme agli uomini.” “E quanti uomini ha ucciso?” “Nessun uomo, solo nazisti. Trecentonove.”


Lasciai gli studi all’Università per andare alla guerra come volontaria. Al fronte mi mandarono quando, quasi per caso, si accorsero che la mia mira mi faceva preferire lì, con un fucile in mano, piuttosto che nelle retrovie, come infermiera nell’ospedale da campo, dove inizialmente ero stata assegnata. Eravamo in tante a sparare. E del resto, come affermava sempre il Comandante del nostro reparto, “la mano di una donna è più sensibile di quanto non sia quella di un uomo. Quando una donna sta sparando, l’indice preme il grilletto più agevolmente e volutamente””.

Nel caldo, nel freddo, nella pioggia, nella bufera di neve dovevo restare immobile nella mia postazione. Ero infiltrata, in posizione avanzata, isolata rispetto alle truppe amiche. Negli anfratti o tra i palazzi delle città distrutti dall’assedio, in quella solitudine, dovevo restare invisibile; anche i cecchini nemici erano in agguato. Attenta e precisa. Lucida. Dovevo colpire selettivamente. Attendere, riservare il colpo agli ufficiali, che non è poi facile sostituire come si fa invece per un qualsiasi soldato. Allontanare ogni emozione. “Ogni nemico che resta vivo può uccidere vecchi, bambini, giovani della tua famiglia, della tua gente” mi urlavano continuamente al Comando. E mi ripetevano: “nel colpire, la sola emozione che devi provare è la stessa che prova il cacciatore che ha ucciso una bestia da preda.”

Dopo un po' sopporti ogni fastidio. Anche quello delle lacrime che scendono per il freddo, e per via dei tuoi occhi che devi tenere sempre aperti. Non puoi permetterti di asciugarle, non puoi distogliere le mani dal grilletto. Ma a volte non era per quello che scendevano. Lo avevo conosciuto in guerra Aleksej. Era bello. Occhi azzurri, limpidi. Li ricordo ancora quegli occhi mentre mulinavano verso l’alto, verso la fissità, dopo lo scoppio agghiacciante del colpo di mortaio; cullato come un bimbo da una macchia rossa che si dilatava nella neve, sotto di lui. Lo ricordo spesso, e penso che l’amore che conosci in battaglia è diverso. Non è banale, si aggrappa davvero alla vita. Ha il senso e la profondità che in un altro luogo non avrebbero. Attraversa il terrore che ti si muove dentro, ci si mescola, lo attenua. Ed è lì che il tuo uomo ti afferra e ti porta lontano dalla visione di quel massacro a cui anche tu dai respiro. Ma forse è a noi donne che succede: abbiamo più corpo, siamo più vaste. Conteniamo più cose. Ogni racconto, ogni sensazione ha più spazio da invadere, ci confonde e ci conduce altrove.


Altri colpi lacerarono anche la mia carne, offesero i miei occhi. “Ed è così che ci siamo conosciute, ricordi Eleanor? Ljudmila Pavličenko, la famosa cecchina russa, Lady Death, come mi chiamavano, l’eroina di una guerra in cui, ormai, non poteva più sparare. Inviata a Washington, a chiedere più truppe da destinare all’Europa, ad aiutare la sua patria martoriata.” “Si Ljudmila”, le rispose Eleanor, “e che forza che avevi nel chiederlo. Ancora ti vedo su quel palco. Minuta, con i capelli corti, le gonne lunghe e quel cappotto militare che ti faceva grassa. Guardavi fissa il pubblico, lo inchiodavi: “Signori, ho 25 anni e ormai ho ucciso 309 nemici nazisti. Non pensate, signori, che vi nascondiate da troppo tempo alle mie spalle?””

Le loro labbra si erano increspate in una smorfia triste e lo sguardo si rivolse in basso, per lunghi minuti. Ricordi densi, intimità che reclamano silenzi. Si scoprirono a piangere di nuovo. “Siamo proprio due femminucce” si dissero allora all’unisono. Poi alzarono gli occhi e li unirono. Ed iniziarono di nuovo a sorridere. Ora di gusto.

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Sempre bravo a inserire i tuoi personaggi all'interno di fatti e misfatti storici, in questo caso sei andato oltre: non è mai facile parlare di un'amicizia femminile, si entra in un ambito in cui ogni parola ha la forza di una scavatrice, ma deve avere il peso di una farfalla. Bravissimo.Segnala il commento

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Nandro77 ha votato il racconto

Esordiente

Penso che questa storia sia molto coraggiosa perché riflette sulle cose inimmaginabili a cui le donne sono state esposte durante la guerra e su come siano sopravvissute soltanto grazie alle proprie forze, anche se a costo di ricordi traumatici che non se ne andranno mai.Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Posso dire splendido? Lo dico. Mi hai fatto commuovere con la bellezza di alcune frasi, il ritmo scandito da belle parole e quella frase che inchioda, messa esattamente dove andava messa: nessun uomo, solo nazisti. Le tue capacità di narrare fatti storici sono già riconosciute, qui hai messo ancora di più, hai messo cuore e poesia.Segnala il commento

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sinapsineuronica ha votato il racconto

Esordiente

Bello.Segnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente

Scritto molto bene.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Potente Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Sono pochissimi gli scrittori capaci di contenere in poche parole la storia, la verità. L'amicizia tra due grandi donne raccontata in meno battute di quanto sarebbero necessarie per un aforisma: “Nessun uomo, solo nazisti". Quanto talento occorre per arrivare a tanto? Ottimo.Segnala il commento

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Anacleto ha votato il racconto

Esordiente

Taglio ed incollo questo periodo che mi ha colpito molto "Non puoi permetterti di asciugarle, non puoi distogliere le mani dal grilletto " Bello, ben scritto :-) Segnala il commento

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di caio bongiorno

Esordiente
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