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Romance

Elogio dell'inesistenza. Il privilegio.

Pubblicato il 23/03/2019

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- Ciao.

Pausa di cinque secondi.

- Ciao.

Niente di più banale da scrivere.

- Eri tu prima al telefono, sconosciuto? Scusami, non riuscivo a rispondere, i soliti casini in ufficio.

Pausa di altri cinque forse sei anche sette. Secondi.

- No, è che volevo chiederti se posso dare il tuo numero ad una persona.

- Al momento sono occupato, dimmi, di cosa si tratta?

Ma allora sei scemo, si tratta di quel banale martellamento sui tasti della finta occupazione che poi tanto finta non è perché anzi hai mille e una sporta di problem solving che tutti a te just now che al diavolo così ti trattano polo terminale imbuto accoglitutto filtro mediatattile che alla fine tutta quella roba trabocca l’orlo della pazienza e al cervello affiumano pensieri distruttivi debordanti in anditi di vendette forieri di lesionismo estremo. E tu lieve:

- Si tratta di quell’elettricista di nome Omar a cui avete già fornito le scatole, vuole sapere se può averne delle altre. Ma non ti preoccupare, niente, scusa il disturbo.

Scatole? Non mi pare facciamo scatole in azienda o meglio tutti fanno scatole, molti le affastellano, molti le rompono. Pausa di riflessione, quasi di incredula perplessità, forse non è lei, di certo sta farneticando oppure ce l’ha su con me per qualche astruso motivo, rispondo non rispondo, le lascio intendere chissà quale ripida strada da scalare verso i cirri aggrappati alle pareti del Matese oppure afferro l’ancora del mio salvataggio per calarmi a capofitto nel mare oscuro, ci sarà laggiù una paranza ad attendere la mia testa di merluzzo. Ok rispondo:

- Nessun disturbo, chiamami quando vuoi, buona giornata!

Sì, ma pure tu, che risposta del cerogeno, potevi inventarti un’altra uscita, del tipo: sai, per quelle scatole a Omar gliele possiamo fornire con i crismi annessi e connessi e lazzi vari, così di sicuro il cliente sarà soddisfatto, siamo degli esperti in customer care! Le teniamo di tutti i tipi persino in finto octabin che non ho mai capito cosa, se ti serve una scatola su misura, casomai con chiusura ermetica per custodire le tue voglie e farle uscire quando ne hai voglia, non esitare a chiamarmi, sono a tua disposizione ventiquattrore su ventiquattro. Il solito esagerato, devi togliere i momenti in cui non potresti darle retta perché fisicamente e mentalmente hai altro a cui dar retta e, escludendo la notte che pure fa cumulo nelle ventiquattrore, non ti restano che due o tre quarti d’ora e già potrebbe essere un inizio poi la provvidenza se ne assumerà l’onere!

- Buona giornata a te!

Chiuso, out, fine, punto, stop, senza possibilità di recriminare su, no ti prego no, ho ancora tempo, dimmi qualcosa scrivi che ci sono, non vedi sopra la barra on line, è semplice se sono in linea vuol dire che non abbandono il filo, che lo sto seguendo fintanto che la bolla non si chiude, ecco lo sapevo solo chiamate SOS succede sempre… ma allora esiste o non esiste sto posto? Effettivamente io propendo per l’inesistenza, anzi auspico l’inesistenza, sai il posto che non c’è è quello dove tutti vorrebbero andare… languida scorsa luminea punta di frangimento improvviso dove le cosce si strusciano e gli occhi si perdono nel guardare e vedono seni coperti da flessuosi capelli e sciami di cupole volanti che danzano al vento e l’aria che non si coglie l’aria che traspare al respiro e lascia onde di colori laggiù tra ciottoli di fiume che accolgono il livore della terra a tracimare il fango sulle ramaglie e cadute di stile per imprecazioni al mondo e alla plastica che brucia e avvelena il manto e nulla può asciugare il pianto e detergere il sudore senza levare la sete e vorremmo cosa vorremmo come ruvidi folli a spasso sulle lascivie del piacere in coda a miriadi di teste a tenerci per mano sentire possedere e ancora lasciare che l’estraneo colpisca al diavolo le catene i lacci le stringhe le scarpe troppo eleganti al diavolo i vestiti incravattati di frescolana e cashmere e le gonne al lampo del pelo che le forme alzano sempre il desiderio e le calze adorabili a primavera più che nelle altre stagioni e gli scolli profumati che non lasciano scampo allora sì che vale la pena andare lasciarsi e riprendere il filo e riprendere fiato

Dicevo l’inesistenza è l’unico privilegio che posso permettermi, è il ticchettio silenzioso che nessuno può percepire, è il suo dilatarsi dal pensiero all’etere, è questo annullarsi in un punto preciso, sì proprio quello dove tu hai chiuso le porte e immaginato che fosse lì la tua felicità per poi capire che puoi stringerla solo in un libro, che tutto riposa in quel libro, talvolta per una notte, a volte per sempre. Altrove.

Piedi per terra, testa dritta, così mio caro, così ti voglio, impavido, guarda sempre avanti, non lasciarti intimorire da questi figli di puttana che allungano la gamba, dai corri leggero, punto dritto al nocciolo, estirpa la scorza della resistenza, imbraccia l’armamentario che ti è stato impartito, non gesticolare, il calore è un tiepido transito di elettromeccanica quantistica, sbucciami, sono tua. 

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Violeta ha votato il racconto

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Celai ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

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Stile incantevole. Ho faticato un po' a seguire il filo "attorcigliato" del discorso, mi sono perso, ma forse questo è il bello!Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Il desiderio che corre sul flusso di coscienza, con uno stile, come sempre, ineccepibileSegnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Tanta carne al fuoco, di qualità, frollata bene, con le spezie giuste; ma è la cottura, che non mi convince. Scusa il paragone fuori luogo..Segnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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“Chiamami quando vuoi” non si deve mai dire a nessuno... non porta bene sapere che l’altro è sempre disponibile.;)Segnala il commento

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di Rosnikant

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