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Fantastico

ENTRA PURE

Di Nuwanda - Editato da Nuwanda
Pubblicato il 13/05/2020

STORIA FANTASTICA SU UNA CONTESTAZIONE AD UN GIUDIZIO DI MERITO AD ALTISSIMO LIVELLO

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Lei è qui?”

“Lei chi?”

“Lei!” – Io si stupì del fatto che P. non avesse immediatamente capito a chi si riferiva.

“Lascia che controlli. La lista… dove diavolo è finita quella lista! E quando mai sarebbe transitata” chiese la cariatide scorrendo con il dito ossuto i nomi degli avvenuti passaggi.

“Per intanto, entra,” gracchiò.

“Non mi sposto finché non mi confermi che anche Lei sia passata”, sbottò Io.

“Ah, uomini! Ancora non ti sei liberato delle tue passioni di sempre. Ricordami il nome di chi cerchi. Sono solo il portiere e uso il criterio che mi è stato concesso utilizzare: dentro o fuori. Se passata risulta evidente dalla registrazione. Altrimenti non ti potrò essere di alcun aiuto. Per quanto mi è concesso sapere non credo esista alcuna anagrafe al piano di sotto,” sogghignò. “Ci si finisce e basta” disse a voce bassa.

Io lo scruta con sospetto, non coglie traccia di partecipazione emotiva in questo vecchio: costui è piccolo, gracile, si muove con esagerata lentezza, la voce è tremula e impastata. E quel ridicolo pizzetto che gli prolunga il mento, poi…

Un funzionario. Un impiegato chiamato a discriminare. La banalità di chi pensa saper disgiungere il bene dal male.

“No, non risulta: quindi sappi che qui non la troverai. Pazienza, ora entra”.

“Non entro da nessuna parte, brutto babbione” risponde Io con voce irata. “Mi vorresti spedire in un giardino incantato ove vagare in una sorta di pago stordimento, ma senza Lei è alienazione. Io rifiuto quella beatitudine di cui ho sentito blaterare e non riesco a concepirla se non insieme a chi amai più di me stesso. L’amore, quello perpetuo che ci siamo promessi come allora poterlo ancora sperimentare? Nemmeno io merito questo luogo. Pertanto cancellami dal tuo inventario e chiedo trasferimento al polo inferiore”.

“Non è possibile”, miagolò.

“Ah, no?” e Io iniziò a spintonare malamente il povero P. per guadagnarsi la cacciata con ignominia.

In quel mentre intervenne allora con fragore, preceduto da cherubini che roteavano spade fiammeggianti, LUI. “Io entra, te lo ordino!” bercia con voce mugghiante e imperiosa agitando il pesante mantello indossato per la bisogna.

“No, mai” gli urla Io in faccia.

Non è per nulla intimidito e mosso dal desiderio di scontro con chi per sua stessa ammissione dichiara essere geloso e incline all’ira.

“Le ragioni del NO se le vuoi, domandale a questo babbeo che hai messo alla portineria del tuo Paese dei Balocchi.”

LUI: “Le ragioni non mi interessano, qui ti è chiesta solo obbedienza, i ragionamenti non sono graditi quanto invece lo è una sottomissione alla fede senza tentennamenti” disse, “cosa diavolo ci faceva quel tipo all’uscio” pensò… LUI non l’avrebbe certo selezionato, un anarchico evidentemente, un potenziale sobillatore, un errore di trascrizione? “Magari omonimia”, pensò, “devo far porre più attenzione ai criteri di accettazione”.

“Proprio in contrasto al tuo credo rifiuto l’entrata in un luogo che mi ricorda le fumerie d’oppio: la felicità in Terra, seppur inquinata da mille traversie, era legata alla Sua presenza, e il condividere con lei tanti dolori e talora qualche gioia, le davano alimento. Quando quella mancò, solo la speranza di ritrovarla mi ha sostenuto nel sopportare una vita ormai monca.

Ora, per un motivo che non mi è dato di sapere, mi neghereste per sempre l’opportunità di rincontrarla? Il paradiso che i tuoi funzionari in terra mi hanno illuso esserci allora non mi riguarda. Rifiuto il tuo amore sovrumano preferendo quello imperfetto che in vita ho potuto conoscere grazie a Lei. Me ne starò fuori per sempre piuttosto che accettare questa diabolica separazione. Il tuo Paradiso è un bluff!” si ritrovò a inveire, stupefatto delle sue stesse parole. “Ora cacciami pure in fondo all’Inferno, esattamente dove intendo finire e le pene risulteranno più sopportabili del miele che mi avete proposto ritrovando finalmente chi mi aspetta”.

Sentito ciò Lui scompare con teatrale fragore in una nuvola di risentimento, con cherubini volando all’indietro e agitanti spadoni infuocati.

Il povero Pietro è impietrito, testimone sconcertato di questo ammutinamento alle regole del Cielo.

Io precipita in un abisso, consapevole della conseguenza all’opposizione . E’ il destino di chiunque rivendichi una supposta ragione di fronte ad una autorità intransigente.

Cadendo agita le braccia trovandosi ad afferrare qualcosa di caldo al quale si aggrappa. Apre gli occhi e si ritrova in quel letto ove era sprofondato la sera innanzi accorgendosi di stringere l’avambraccio di Lei che dorme lì, al suo fianco.

Ancora in quel limbo che divide il sonno dalla veglia si domanda quale misfatto avrebbe mai potuto commettere A. per finire diritta nella brace. La bacia sorridendo sulla fronte: Lei risponde con un mugolio.

Digestione difficoltosa, gli viene da pensare. Mai più peperoni alla sera.


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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
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l'idea è buona anche se non originale, la trama un po' confusa. la scrittura credo risenta di una certa teatralità che appesantisce i dialoghi. una scrittura più secca e senza barocchismi lo renderebbe più scorrevole.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Secondo me il soggetto è molto buono e ci sono ottimi spunti. Forse puoi renderlo ancora un po' più chiaro. E' il tuo primo racconto qui? Benvenuto, ti piacerà.Segnala il commento

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di Nuwanda

Esordiente
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