Di lei dicevano che portasse sempre il nero per non dover affrontare il colore.

All'età di cinque anni, Nora aveva visto suo padre cadere in una vasca cromatica piena di smalto azzurro.

Non c'era stato niente da fare: la densità del liquido gli aveva impedito ogni movimento, ed era morto soffocato dalla vernice che aveva occluso le vie respiratorie.

Poco prima, entrambi erano saliti sulla piattaforma di ispezione, una struttura di metallo alta un paio di metri, costruita proprio accanto alla vasca.

Arrivati in cima, il padre si era avvicinato alla ringhiera, forse per mostrare alla figlia il cratere della vasca, ma aveva inciampato, cadendo in avanti.

Istintivamente, per cercare di riprendersi, si era aggrappato con entrambe le mani alla ringhiera, azionando la serratura a scatto del cancelletto, che si era aperto, improvvisamente, precipitandolo nella vasca sottostante.

Nora era rimasta immobile, con le braccia ciondoloni e gli occhi fissi sul vuoto. 

Aveva fatto poi qualche passo, fermandosi davanti al cancelletto aperto, appena in tempo per vedere il cappotto nero di suo padre, gonfio di aria, trattenersi ancora qualche attimo in superficie, gorgogliando, finché il peso del corpo si era trascinato dietro anche quello, inabissandosi nell'azzurro.

Due operai che avevano assistito all'accaduto, furono i primi ad accorrere. 

Nora li aveva osservati dall'alto, immobile, agitando solo le dita, tremolanti, con le braccia serrate sui fianchi.

Li aveva visti sporgersi oltre il bordo, sdraiati, uno che cercava di allungare le braccia nella vasca, mentre l'altro lo teneva fermo per le gambe.

Ma erano riusciti solo ad agguantare un lembo del cappotto, per qualche secondo.

Uno dei due la raggiunse poco dopo sulla piattaforma di ispezione, la prese in braccio e la portò giù, scendendo lentamente le scale. La bambina si era aggrappata al collo dell'operaio, e non voleva più staccarsi.

"Non mi lasciare... non mi lasciare!" continuava a dire Nora, con la voce rotta dal pianto, la testa appoggiata alla spalla dell'operaio.

Suo padre lo avevano ripescato con un verricello a treppiede manuale, calando nella vasca un uncino di metallo, fissato a un cavo d'acciaio.

Dopo alcuni tentativi erano riusciti ad agganciare il corpo del pover'uomo.

Man mano che il cavo saliva, la vernice colava abbondante sul pavimento, e una grossa pozzanghera azzurra si era formata accanto al verricello.

L'uncino si era incastrato all'altezza della cavità ascellare, e doveva aver lacerato la carne.

Appena il corpo apparve nella sua intierezza, appeso di sghembo come un burattino, dei rivoli di sangue cominciarono a scorrere  lungo il tronco. Per la differenza di densità, il sangue non si mescolava alla vernice, ma rimaneva in superficie, creando una sorta di rete in rilievo, irregolare, che continuava a disegnarsi in filamenti rossi lungo il cadavere azzurro di suo padre.

Da allora, Nora non aveva più indossato niente di colorato. 

Il 5 di marzo del 2018 ha compiuto 20 anni, senza che nessuno l'abbia mai vista indossare qualcosa che non fosse nero.

Però intorno al collo, appesa a un cordoncino nero, ha sempre portato una piccola medaglia, di smalto colorato:

azzurra su un lato, e rossa sull'altro.

                                                                 .........



Aggiungo anche una poesia, scritta precedentemente, alla quale mi sono ispirato, immaginando gli occhi di Nora.






OCCHI





Scioglimi gli anni

che porti sugli occhi

tuoi neri infiniti


scioglimi gli anni

ch'io possa vederli

e sentirne le ciglia

bagnarsi un poco


scioglimi gli anni

in gocce di sole

ch'io possa stupirne

un attimo ancora


il mio tempo 

è smarrito

in fosse di vuoto.