Mi tocco il cuore,

ci trovo davanti il petto.

Strano, quando me lo tocchi tu non mi accorgo mai del petto.

Vuoi venire con me a prendere un caffè lungo?

Quanto?

Quando o quanto?

Quanto! Lungo quanto tutti i fili di lana del mondo più tutte le ciglia.

Quando? A maggio. O domani. O ieri.

Possiamo prendere altro. Io prenderei un succo d'arancia. Tu vuoi prendere qualcosa o il mio cuore ti è bastato?

Cameriere!

Porterebbe un fazzoletto per favore? Mi sto sporcando la barba di sorrisi da imbecille.

Che tu mi guardi in quel modo che io mi sento più giusto. Che da quando tu m'hai guardato così io mi sento più colorato.

Pensi sarebbe possibile per te essere il posto dove dormo per tutto il resto della mia vita e di qualche reincarnazione successiva?

Diciamo nove.

Non so perché, il mio cervello da scemo, quando ti guardo, mi scrive sceneggiature bizzarre.

Che i passanti attorno a te diventano androidi crudeli e famelici che vogliono rapirti e portarti lontano, forse a usarti come gioiello o qualcosa del genere.

E la mia matita diventa stocco e il giorno diventa notte e piove e io divento figo e tu non diventi bellissima, tu resti magnifica.


E io faccio l'eroe e tu mi guardi come si guardano gli eroi.

Poi il sogno ad occhi aperti finisce e la matita torna ad essere matita e diventa quasi triste che i passanti non siano androidi crudeli e famelici.


E mannaggia a tutti i fumetti che ho letto, mannaggia a tutti gli eroi e mannaggia a tutte le principesse che non si fanno salvare mai dai cattivi.

E mannaggia a me che vorrei solo salvarti.

Vuoi essere la mia damigella il pericolo?

In pericolo da quello che vuoi, anche quando non trovi le chiavi e appaio io e le trovo.

Fammi essere il paladino di qualcosa, che solo quando ci sei tu io mi sento un eroe.

E non sorridere così, che mi squagli i pensieri.

E non dire "a che pensi", che lo sai che la risposta è sempre:

"A te".