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Avventura

Estratti dal taccuino di pelle di giaguaro di Lorenzo, redatti durante un viaggio in mongolfiera

Pubblicato il 18/09/2019

Delirio serale. Ma anche un'autoanalisi. Almeno ci ho provato. Siate clementi.

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Giorno 0

È mia intenzione, nell’interesse della riconoscenza letteraria, e dopo aver fatto abbondante colazione a base di Nikolaj Gogol’- per ben due volte, con gravi effetti collaterali- aver attraversato temporali e pomeriggi estivi con Ray Bradbury- facendo scorpacciate di fragole e fulmini- aver ritrovato i giocattoli d’infanzia di Stephen King ed aver affinato la tecnica di scrittura con Tommaso Landolfi e Papa Francesco, vilipendere rispettosamente dall’immaginazione di Jules Verne oggi, con l’intenzione di sperimentare uno ad uno i generi offerti dalla piattaforma. Cercherò di concentrarmi sul lato avventuroso, ragione del mio ritorno alla prima persona dopo tanto tempo (Winnie è stato scritto un paio di anni fa) e con questa promessa mi accingo a preparare il viaggio.


Giorno 1

Alle 15 ho avuto la certezza di non essere idoneo per la posizione di assistente ai disabili in università, posizione per la quale mi ero candidato con poche speranze. Ciò non ha influito negativamente sul mio umore, mi ha invece indirizzato verso il mio secondo obbiettivo: raggiungere l’Isola dei giostrai per poter fare sfoggio delle mie abilità di giocoliere. Non è da tutti ballare il tip tap sopra a un cavalluccio marino in movimento lanciando in aria tre piovre vive. A seguito della notifica di esclusione dagli altri progetti, mi sono dedicato alla ricerca di un mezzo di trasporto in sostituzione dell’automobile, dannosa per i miei nervi, dell’autobus e del treno, stritolanti per l’olfatto, della bicicletta, catastrofica per mani, ginocchia ed equilibrio, e infine della nave e dell’aeroplano, altrettanto deleteri per il mio stomaco.


Giorno 2

Non poteva che essere un viaggio in pallone, andata e ritorno, per una personalità nervosa tanto avversa alla motorizzazione, ma ora mi si poneva il problema di procurarmi una mongolfiera. Ma ecco che, da una telefonata famigliare, il mezzo di trasporto acquistava forma. Per la precisione, si tratta della vescica dell’anziano consuocero dell’attuale compagno di mia nonna, tanto dilatata ormai da raggiungere le dimensioni di una grossa automobile. Una volta amputata dall’escrescenza sorda e rantolante e debitamente vuotata dal vino salato, mi dedicai a perforarne la superficie e a legare le estremità con delle corde da bungee jumping. Non mi restava che chiedere a mio padre di prestarmi la sua barca a motore in vece di una cabina di pilotaggio dotata di elica motrice e di tutti i comfort, e un bollitore d’aria sufficientemente potente per la levitazione dell’aeronave, e assemblare il tutto.


Giorno 6

I preparativi sono terminati, il mio pallone è pronto. Devo affrettarmi a partire, emana un odore sgradevole, nonostante l’ammoniaca lo abbia completamente sterilizzato. Ho redatto una lista su questo taccuino dell’occorrente da caricare all’interno della barca. Mi occorrono:

- Una ventina di metri di corda elastica, per sicurezza

- Un abito elegante per il colloquio

- Le tre piovre vive in tre acquari separati, per il colloquio

- Cibo

- Almeno un coltello affilato

- Una tazza del cesso (funzionante), me l’ha prestata il mio amico Alberto.

- Una seconda tazza del cesso con rotelle, da portarmi appresso per tutta la nave, per il vomito

- Cancellare la nota di cui sopra, ho saputo della motilità del primo sanitario

- Cinture di sicurezza

- Una carta atmosferica

- Un parafulmine (ho chiesto al mio amico Roy di accompagnarmi)

- Spray anti gabbiani (fa cadere loro tutte le piume e li ricopre di salsa barbecue)

- Qualcosa da leggere che non sia troppo pesante. Ho gettato fuoribordo 4,3,2,1 di Auster e ho afferrato per un soffio Il gabbiano Jonathan Livingston.

- Ripensandoci serve anche della zavorra da gettare gradualmente per guadagnare quota. La mia vicina di casa e la serie After vanno benissimo.


Giorno 8

Sto sorvolando Città Alta a una ventina di metri d’altezza. Mi rimane solo la testa della mia vicina da gettare, poi potrò finalmente sbarazzarmi di quei “libri”. È una bellissima giornata, e le nuvole si arrotolano e s’increspano cangiando melodie fosche vibranti di rosa. Vien voglia di mangiarle, e ciò mi ricorda che è ora di colazione.

Non è stato difficile attirare i gabbiani. Una volta aggrediti i rimasugli di vicina sulle esche, sono stati prontamente folgorati con l’aiuto di Roy, il miglior condottiero dai tempi di Mao Steno Tung. La cottura era eccellente.


Giorno 9

Perdo sangue dal naso. È fastidioso; deve dipendere dall’alta quota. Mi sono legato una borraccia intorno alla faccia per raccoglierlo. Mio padre mi ucciderà se gli sporco la barca.

Ho smesso di perdere sangue. L’ho dato alle piovre, hanno gradito. Le nuvole mi sembrano diverse oggi. Sono arancioni, e pulsano. Vado sottocoperta. Mi serve una bella dormita.


Giorno 10

Appena uscito sopracoperta mi sono aggrappato ad una sartia, provocandomi un’ustione terribile. Successivamente la nave è stata scossa da una forza rudimentale e solo in parte nervosa. Sollevando lo sguardo, mi sono reso conto che le nuvole purpuree di cui scrivevo prima, erano in realtà degli enormi celenterati. Nello specifico, si trattava di un esemplare di quelle meduse aranciate dalla puntura non particolarmente nociva per gli uomini, ma che possono raggiungere dimensioni e peso spropositati. Evidentemente doveva essersi agganciata alla mongolfiera durante la notte, sganciando il pallone originario. La mia mano è gonfia e violacea, percorsa da una venatura biancastra simile alle cicatrici di Roy. Mi ha consigliato di medicarmi con una piovra fresca, che mi ha dato subito sollievo.


Non mi aspettavo che tali creature marine potessero comunicare, eppure, da qualche minuto, riesco a precepire distintamente due versi distinti, che immagino siano indicativi di maggiore o minore età. Precepire è un termine zoologico, e indica l’intuizione della comunicazione tra invertebrati ancor prima che suddetta comunicazione avvenga. Le meduse sono affascinanti e, almeno in questo momento, piuttosto pettegole.


Giorno...? Notte, forse...

Sopra le meduse c’è qualcosa... non c’è più nemmeno il sole. Ho mangiato. Poi ho vomitato. Poi ho cercato di mangiare l’indigerito. Ho vomitato.


Spesso ripenso ai miei vecchi colloqui. Alle giornate di prova come magazziniere. Alle ore d’attesa passate al centro impiego, solo per scoprire che non c’erano posizioni aperte. Al corso di un mese di formazione teorica per camerieri da cui mi hanno escluso la settimana prima di cominciare il tirocinio pratico. Ai tre giorni di prova da barista in aeroporto, e alla giornata da cameriere da ********. Mi hanno cacciato dopo avermi visto servire tre persone e mi hanno dato dieci euro. Niente da dire, faccio schifo, ma mi permetto di far notare che memorizzare centocinquanta tavoli privi di qualsivoglia identificazione mezz’ora prima di cominciare non mi sembra corretto. Nemmeno li prendevo io gli ordini, mi chiamavano direttamente dalla cucina. Però mi hanno offerto il pranzo. Poi c’è stata la svolta. Il sociale, il desiderio di cimentarmi in qualcosa di nuovo, di far ridere chi ne ha bisogno. Io ne ho bisogno. Non mi hanno più richiamato.


Più tardi ancora.

Però com’è bella quella nuvola laggiù.


Giovedì 4 dicembre 1890

O almeno credo... siamo stati sul punto di finire a terra in un tripudio di corde e sangue, ma Roy ha catturato il fulmine in tempo, e lo ha scaricato nel cesso, dandoci una grande accelerata. Precependo una collisione con questi strani cavallucci marini viola e arancio che ci svolazzano attorno, ho diminuito la compressione dell’aria per scendere di quota. Ho visto questi cavallucci passarsi non più di quarantasette palle colorate in un numero di destrezza invidiabile simile alla pallavolo, risultante in una partita giocoliera stupidenda. Dovrò darmi da fare, una volta a terra, o dovrò adottarne uno per fare carriera.

Cominciai con un pagliaccio. Un’idea banale, ma lo ero anche io. Un pagliaccio che, in un omaggio allo Spleen di Parigi faceva il giocoliere con le ossa di sua moglie morta. Poi arrivo il Cagnotto, racconto di un tuffo di Tania che si scopre un neonato di dittero. Poi fu una poesia, gabbiani e pellicani innamorati ma invece no, e Serena non l’ho più rivista. Spero che stia male. Ritentai con rane e insetti, andò un po’ meglio. Con Belleville creai il cowboy, racconto bizzarro e fuori dalle mie corde. Di solitudine. Ci fu La scia, storia stupida, e Punti di vista, ancora più stupida, ma fu in quel momento che scoprii di poter far ridere. Dopo un concorso inosservato ritentai con la poesia, e poi la abbandonai del tutto. Ma non abbandonai le creature che strisciano, e dopo una pausa durata tutta l’estate mi dedicai ai lombrichi, e a spiegare come prima o poi conquisteranno il mondo.


Arrivò Natale, e come non prendersela con chi sogna ed è incapace di accettare la realtà? Un folletto, babbo Natale e Cristopher Robin sono i tre barboni che ci riflettono, il tutto mentre tentano di scacciare Jonathan Livingston.


La mia famiglia ha paura dei dentisti. Non ho resistito. Ho strappato loro tutti i denti e li ho fatti piovere dal cielo per settimane.


Chiffero fu scritto per un reading. Dovevo inventare il significato di questa parola. Pare che in realtà sia una specie di brioche.


L’influenza saurina è uno dei più insoliti, per me. È anche uno dei più brutti. Ci tengo però a precisare che niente di quello che ho scritto in quel racconto è inventato.

Poi sognai un vampiro anziano che beveva sangue con la cannuccia. Inutile.


Testa di fumo segnò la svolta. Il popolo dell’autunno di Bradbury mi ha cambiato, e come potevo non omaggiare il venditore di parafulmini con questo racconto? In questo racconto anche il mio stile subisce un’evoluzione, cosa che mi ha spinto a sperimentare non solo nelle immagini che trasmetto, o che almeno cerco di trasmettere, ma anche nel lessico, nel ritmo e nella costruzione puramente stilistica. Ne sono fiero. E pare che sia piaciuto pure alla redazione...


Toilette arrivò a Belleville, il primo giorno della scuola di scrittura. Un rapido scambio di battute con Giacomo Papi, e il racconto arrivò da solo. Preferisco la versione lunga, ma non è supportata dalla piattaforma. Fu il mio primo racconto a tutti gli effetti comico, e per questo ci sono molto affezionato.


Amo il racconto Fragole, per lo stile con cui l’ho scritto e per le immagini che ho cercato di evocare. Se in Testa di fumo avevo preso come riferimento il Popolo dell’Autunno, Fragole riecheggia L’estate incantata, sempre di Bradbury, altro libro che ho adorato.


Non resistetti alla tentazione di sperimentare gli stili di altri utenti, e dunque mi dedicai ad una selezione, e ad immaginare uno scambio di battute durante una cena, di alcuni degli utenti più particolari di questa piattaforma. Non mi hanno ancora ucciso, quindi devo esserci riuscito bene.

Ho scritto Winnie per una raccolta di racconti che non è stata accettata da un editore. Un esperimento di genere.

Maxy parla di mio zio, ciclista per passione. Dopo essere stato a cena da lui, sognai esattamente tutto ciò che ho scritto nel racconto. Pare che gli sia piaciuto.


Dopo essermi dedicato ai narratori, ho cercato di mescolare anche i poeti, organizzando però una pausa caffè, perché, si sa, la poesia è breve ed intensa.


La vomitaneonati di un’aliena parla di Papa Francesco e della sua disavventura in ascensore. È anche un altro esercizio di stile, e sono molto contento di come si sia sviluppato. Credo, almeno sul piano puramente stilistico, possa rivaleggiare con Testa di Fumo. Certamente non con Quasimodo di Phi, o con Il significato di un corpo a gusto di Kadermaria Aly, ma ho fatto del mio meglio.


Detto questo, salto giù dal pallone, sperando di sfracellarmi al suolo, e di non soffrire più.

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Paolo Napol ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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SteCo15 ha votato il racconto

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Dato che volteggi su Città Alta, concittadino, condividi la sostanza dopante con un altro amante de L'estate incantata!Segnala il commento

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Giata ha votato il racconto

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Lisa M. ha votato il racconto

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Molto bello Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Un viaggio in mongolfiera "antologico", anzitempo: sei giovane, e puoi ancora sperimentare. Però mi sono divertito...Segnala il commento

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

Esordiente
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Phi ha votato il racconto

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pazzissimo come sempreSegnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

... giusto per chi pensa che per essere surrealisti basti solo fare un gran casino, eh. none: c'è del metodo nella tua follia :)Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Vaguzzina ha votato il racconto

Esordiente

Mi sei piaciuto molto. Stravagante, ma consapevole. Segnala il commento

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Dora Kiki ha votato il racconto

Esordiente
Editor

mi sento più normale adessoSegnala il commento

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Robydrum ha votato il racconto

Esordiente

Viaggio intenso e delirante. Un video dei Pink Floyd con più humor.Segnala il commento

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Hollyy ha votato il racconto

Esordiente

L’ammoniaca non sterilizza, non disinfetta neanche ;) il gg dopo eri in mongolfiera, il gg 9 in barca: mi sono persa. Per il resto, genialeSegnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Paul Olden ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Un testo liberatorio, a metà tra lo stream of consciousness e il nonsense. Il valore letterario è ben presente. Bravo. Segnala il commento

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Katia Allegretto ha votato il racconto

Esordiente

Che viaggio!Credo di essere"partita"grazie alle tue parole.Notevole capacità narrativa, periodi a volte lunghi costruiti alla perfezione. Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Esordiente

Mi rendo conto ora di non averli letti tutti i tuoi "deliri", se così si può dire. Rimedierò un pò alla volta. Contaci.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Graograman ha votato il racconto

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C'è del metodo in questa follia che qui condividiamo. Sono qui da poco, ma la tua evoluzione si è vista;-)Segnala il commento

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di Lorenzo V

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