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Avventura

F

Pubblicato il 15/07/2021

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F. era chiuso nel suo ufficio, le pareti grigie ricordavano i giorni piovosi. Dietro la sua scrivania era appeso un quadro di paesaggio, ricordava Constable, ma probabilmente era stato comprato a qualche mercatino o regalo di qualche cliente premuroso. La sua scrivania, era così austera che sembrava una cattedra di liceo, la tavola di legno compattato era smaltata di un bianco finto, i cassetti che contenevano i documenti più importanti avevano una serratura di plastica come nei bagni delle autostazioni. F. gironzolava senza sosta in quelle quattro mura, mentre pensava profondamente.

Quando entrò il capo-reparto chiese se avesse finito il lavoro che gli era stato assegnato. F. prese un numero sconsiderato di fogli da un armadietto basso che teneva di fianco alla scrivania e lo consegnò fiero, il plico giallognolo conteneva una serie di carte, quest’ultime secondo le previsioni avrebbero permesso a F. di fare il salto di carriera tanto sperato. Questo almeno credeva mentre le sue scarpe nere generavano solchi sulla moquette rovinata.

Felice e disteso dopo aver svolto il suo compito, si gustò un momento di riposo, guardando fuori dalla grossa finestra che affacciava su una via della città.

Fuori faceva buio e i lampioni scaldavano l’ambiente, abbracciando con la loro luce passanti distratti. Tra tutti una donna portava il suo cane a spasso per il quartiere. F. la fissò, pareva tanto bella, i capelli bruni gli scendevano lenti fino alle spalle, indossava un impermeabile beige con bottoni rotondi, marroni, gli ricordò sua madre, quando infilava il capotto per andare in chiesa. Il cane si fermò proprio di fronte al suo ufficio e la donna inchiodò il passo permettendo a F. di guardarla ancora per qualche istante. Presto sarebbe sfumate via dalla sua vista, quella sensazione lo attraversò, lo terrorizzò tanto che fece un passo indietro, sperando che una volta riaffacciatosi, lei non ci fosse più.

La tentazione era però forte e F., non resistette che qualche istante, dopo poco era di nuovo ad osservare la città all’imbrunire.

La ragazza era ancora là, si era come immobilizzata quasi che con la sua scelta volesse comunicare qualcosa. La distanza che li separava non erano che pochi metri ma a F. pareva insormontabile, assurdo sarebbe stato scendere anche solo per un attimo per vedere da più vicino quella donna che aveva catturato la sua attenzione.

Il cane abbaiava ad un altro, nel marciapiede di fronte, sembrò che gli parlasse, abbaiava con la testa rivolta all’insù come ululano i lupi. Lui si sentì tanto preso in causa che fu obbligato a far uscire dalla bocca un “Io?”, quando si accorse di quella frase fu sorpreso, fece un ghigno tra sé e continuo a guardare. L’agitazione era tanta che non sentì la porta bussare, qualcuno fuori insisteva, ma F. sordo non udì nulla. Rapidamente una volontà inaspettata lo attraversò, prese il capotto dall’appendiabiti vicino alla porta e spinse forte la maniglia. Quando si trovò davanti il capoufficio rimase immobile, questo sorrideva come se avesse capito tutto, fece un passo per farlo passare e F. corse giù dalle scale con una rapidità inedita. Quando scese, dall’altra parte della strada non c’era nessuno, né cane né ragazza. Si guardò intorno straniato, ma dopo poco fu sollevato da quella assenza. Quando risalì nessuno fece domande, F. si sedette dietro la sua scrivania e compilò qualche ultimo modulo.

Aveva più le sembianze di un sogno quell’avvenimento tanto strano, eppure era così reale, F. lo capì subito perché si taglio le mani con la carta, quando dalla finestra sentii un latrato nuovo, il sangue corse lento sul foglio e lo macchiò al centro, si sentii tanto stupido, doveva tronare di nuovo al lavoro. 

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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C'è qualche errore di digitazione. In generale è da rivedere ma può essere un buon racconto. Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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di DeconstructingHarry

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