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Narrativa

Faccia da Oscar

Pubblicato il 14/01/2022

Se il lettore si sorprende, il Personaggio DEVE sorprendersi insieme al lettore; se il lettore non si sorprende, il Personaggio PUÒ ancora sorprendersi; ma non deve MAI accadere che il lettore si sorprenda e il Personaggio no. Ovvio, ma forse sarà il caso di far seguire una spiegazione.

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Infilo le chiavi nella porta di casa e giro. La sala è buia, dalla camera da letto arriva una luce che rischiara il corridoio. Cazzo, è ancora sveglia. Vediamo cosa devo inventarmi questa volta.

È appoggiata alla spalliera, con le gambe sotto il piumone e un libro tra le mani. Le sorrido mortificato.

«Amore mio, mi hai aspettato!» Spalanco le braccia, le lascio cadere lungo i fianchi sospirando. «Mi spiace, davvero…»

Posa il libro sul comodino, vicino all’abat-jour, e lancia uno sguardo alla sveglia. Sette minuti dopo mezzanotte. Okay, stiamo calmi, qualcosa mi invento.

Mi stropiccio gli occhi, simulo uno sbadiglio rumoroso. «Sarei qui da almeno due ore, se quegli imbecilli del Consiglio di Amministrazione non avessero il Q.I. di un cactus.»

«Capisco…»

Già. Speriamo non capisca troppo. Che poi, cavolo, mi sembra ogni volta più bella, dopo che vado con un’altra. Me ne scopo tante, ma alla fine amo solo lei.

Sfilo la giacca e l’appoggio sulla sedia a dondolo. «Dovrò andare in Norvegia, per contrattare una nuova fornitura di gas naturale». Mi siedo sul bordo del letto, accanto a lei. Le sistemo una ciocca dietro l’orecchio. «Non sei mai stata Norvegia, vero? Voglio fartela visitare. Troverò il modo di andarci in estate, perché—»

«Perché in Norvegia si sta meglio in estate, lo so.» Abbassa appena lo sguardo, lo risolleva e fa una smorfia. «Chissà come avranno riso quei cactus del Consiglio di Amministrazione, vedendoti senza cravatta.»

Scatto in piedi, agito le mani e rido. «Non me ne parlare, ti prego, non me ne parlare.» Fanculo! L’ho scordata a casa di Fabiana. Il cuore accelera, digrigno i denti e scuoto la testa. «Qualcuno mi ha chiesto se pensavo di essere Marchionne, un altro voleva sapere se lanciavo una campagna contro i croati…»

Alza un sopracciglio. «Che c’entrano i croati?»

«L’etimologia, amore mio, l’etimologia!» Faccio oscillare gli indici come tergicristalli. «Croato, la croata, corbata, crovata, cravatta.» Blocco il movimento. «Pare che i soldati croati portassero al collo—»

«E il Presidente cosa ha detto?». Increspa le labbra e socchiude gli occhi. «Dici sempre che è così attendo al dressing code…»

Faccio spallucce, sospiro. «Ormai si è abituato. Lo sa che noi matematici siamo un bel po’ strani.» Prendo fiato, il cuore martella ancora. «Sai che Newton, dovendo far cuocere un uovo, tenne in mano l’uovo e lanciò nel tegame l’orologio?» Calma! Dai che sto andando alla grande. «Un consigliere ha pure raccontato quella volta in cui Einstein—»

«Nessuno ha enunciato ipotesi meno erudite?»

«Naturalmente! C’è stato chi ha dato la colpa a te...» Corrugo la fronte per fingere di rimproverarla.

«A me?»

«Si, a te: hanno detto che non mi controlli abbastanza prima di farmi uscire, e qualcun altro ha detto speriamo non lo controlli quando rientra, tra le risate generali.» Ora che mi invento? «Figurati che un consigliere, per togliermi dall’imbarazzo, si è persino offerto di prestarmi la sua.»

«La sua? La sua… cosa

«La sua cravatta.»

Esplode in una risata, gli occhi le brillano. Quanto è bella! Me ne scopo tante, ma nessuna è come lei.

Con l’indice mi fa segno di avvicinarmi. Chiude gli occhi. Mi risiedo sul bordo del letto e le schiocco un bacio leggero sulla punta del naso. È andata, è andata! Che attore che sono!

«Vai a cambiarti, Newton.» Sprofonda sotto il piumone, si gira su un fianco e sbadiglia. «Buona notte Einstein.»

Le accarezzo i capelli, una, due, tre volte. Il cuore non vuol sapere di fermarsi, ma ormai è andata. Spengo l’abat-jour e sorrido. Che attore che sono, da premio Oscar, altroché.

Entro in bagno e accendo la luce. Appoggio la schiena sulla porta, alzo lo sguardo al soffitto e sbuffo. Il cuore si sta calmando, finalmente. Mi infliggo dei piacevoli schiaffetti coordinati con entrambe le mani. Sono un attore, un attore! Pizzico le guance e le stiro più che posso, sino a farle sfuggire dalla presa. Le schiaffeggio un altro po’, in alternanza. Con questa faccia avrei sbancato Hollywood, altroché. Rido e colpisco più forte, a velocità crescente. Fammela ammirare per bene questa bella faccia da Oscar.

Mi piazzo davanti allo specchio e sbianco: la cravatta è al suo posto, con un nodo impeccabile.

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Commenti degli utenti

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

Io mi sono meravigliata insieme al personaggio alla fine. Penso sia un esempio calzante di quanto enunciato nella prefazione . Però Prof. Fabiani, mi sembra strano che quando lui balza in piedi non abbia istintivamente controllato con la mano l’ assenza della cravatta, a mio parere Segnala il commento

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Nyogen ha votato il racconto

Esordiente

Genera certamente ansia in chi ha scheletri nel proprio armadio ... Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

godibile, sì.Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Che sia un matematico a contrattare mi pare singolare, anzi non credibile I matematici non sono portati a negoziare, non sono commerciali per natura. E poi "lancia uni sguardo... " non me lo sarei mai aspettato in un tuo testo. Pare anche a me scritto di corsa Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente

Sembra scritto di fretta, ci sono errori rimediabili soprattutto lungo tutta la prima parte. C'è una sorta di confusione forse proprio per la fretta. L'ultima parte invece è scritta meglio come se probabilmente l'avessi aggiunta in un secondo momento di calma. Potrebbe essere un bel racconto se aggiustato bene.Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Vediamo cosa devo inventarmi questa volta: è di troppo. Okay, stiamo calmi, qualcosa mi invento: le cose devono accadere, non serve questo intercalare peraltro ripetitivo. Godibile. Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Le mogli conoscono i propri "polli" più di quanto questi siano convinti di conoscere se stessi! :-))) Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente
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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente

Acida nella trama non fa per me...Segnala il commento

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di Signor Fabiani

Esordiente
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