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Narrativa

Faccio piano

Pubblicato il 13/04/2020

La delicatezza è il più grande atto di coraggio.

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La collina di Priora era ancora avvolta dalla semioscurità, quando Luchino aprì gli occhi. Scese dal lettino con un salto e si avviò in cucina con la sua andatura ciondolante.

«Buongiorno amore!» Mamy lo accolse allegra.

Sul tavolo troneggiava una fetta di torta al cioccolato, sormontata da una candelina col numero cinque. A fianco c'era una piccola scatola di cartone, chiusa da un nastro blu col fiocco a orecchie di coniglio. Curiosità e contentezza facevano la lotta nella sua pancia, mentre si lasciava cadere sulla sedia, rapito dalla fiammella accesa.

«Soffia!» lo incitò Mamy.

Fiuuu.

La candela liberò una spirale di fumo che si dissolse nell’aria.

«Buon compleanno, amore.» la mamma gli schioccò un bacio sulla guancia, mentre lui si rigirava il pacchetto tra le mani.

«Dai, aprilo!»

Luchino provò a forzare il nastro, tirandolo da una parte e dall’altra per sfilarlo via. Niente. Afferrò la scatola e cominciò a batterne un angolo contro il legno duro del tavolo. Una, due, tre volte. 

Alla fine la lanciò, furioso, contro la parete.

Mamy aveva imparato a non lasciarsi ferire da quell’irruenza muta e sorrise paziente.

«Aspetta. Ti aiuto.»

Gli prese una mano e lo guidò a pinzare una strisciolina del nastro col pollice e l’indice uniti.

«Adesso tira, ma fai piano. Così.»

Il fiocco rientrò nel nodo. Luchino osservava in silenzio quella piccola magia. All’interno della scatola c’era un costumino da bagno.

«Ti va di andare al mare?»

Fece sì con la testa.


La Marina Grande dista da Priora solo qualche chilometro; la Seicento di Mamy si mosse agile sulla strada tutta curve. Pensò che avevano fatto bene a partire presto, mentre guidava. Di lì a poco, tutta la zona si sarebbe riempita dei turisti da cui Sorrento è invasa in ogni periodo dell’anno.

Si tolsero le scarpe e iniziarono a camminare sulla sabbia scura. A Luchino piaceva il contatto della pelle nuda con quella materia granulosa. Mamy distese l’asciugamano quasi sul bagnasciuga.  Si sedettero e rimasero ad osservare il sole che si alzava per risvegliare i colori di quell’angolo di paradiso. Le onde si rompevano molli, a pochi centimetri dai loro piedi.

C’era una macchia più scura che galleggiava sull’acqua azzurra. Mamy strinse gli occhi per vincere il riflesso del sole.

«Guarda! Si sta avvicinando…»

Una bella tartaruga marina si spinse fino a loro, aiutata dal moto della corrente. Luchino ne fu entusiasta, ma Mamy capì che c’era qualcosa di strano. Guardò meglio.

Un lembo bianco penzolava dalla bocca dell’animale. Qualcosa che stava cercando disperatamente di vomitare.

Prese il cellulare dalla borsa. La sua voce era rotta dall’ansia.

«…ha mangiato un sacchetto di plastica! Fai presto, o soffocherà!» riattaccò subito dopo.

Luchino aveva sentito. Nella sua testa, sempre così affollata, si fece spazio un grido di aiuto anche se la tartaruga, aprendo e chiudendo le fauci, non emetteva alcun suono. Si voltò verso sua madre. Sapeva che cosa fare.


«Andiamo. La aiuto.»


Pronunciò quelle parole, le prime che avesse mai detto, con il tono di chi non accetta di essere trattenuto.

Mamy ne fu come folgorata. Rimase sospesa, nell’attimo indefinito tra un’immensa felicità e lo stupore che la precede. Luchino si accucciò, con la faccia rivolta verso quella dell’animale.

«Ehi… ciao.»

Afferrò il pezzetto di plastica col pollice e l’indice, poi iniziò a tirare dolcemente. La tartaruga lo lasciò fare.

«Faccio piano… faccio piano… faccio piano…»

Mamy guardava e ascoltava, incredula.

Quando il sacchetto di plastica venne completamente fuori, il bambino esplose di gioia. Batteva le mani, urlava e ballava spargendo sabbia dappertutto. La tartaruga riprese il largo poco dopo, sparendo sotto lo specchio d’acqua.

Giorgio arrivò sulla spiaggia quando non c’era più bisogno di lui. La scritta Guardia Costiera si ricompose sulla fiancata della Jeep, quando scese e chiuse lo sportello. Mamy gli raccontò quel piccolo miracolo ridendo e piangendo insieme.

«Stai facendo un bel lavoro con lui, Mamy

Luchino si era avvicinato, teneva la testa bassa. Non aveva mai guardato suo padre negli occhi per più di qualche millesimo di secondo. Sguardo laterale, lo aveva definito la dottoressa Arcuri. Del tutto normale per un bambino autistico.

Giorgio si sfilò il cappellino blu col disegno dell’àncora e glielo calcò forte in testa.

«Sei stato bravo.» disse, poi se ne andò.


Quando tornarono a sedersi sull’asciugamano, Mamy ripensò a quei cinque anni. All’incantesimo dell’amore per Giorgio che si spezzava sotto il peso di quello per suo figlio, mentre l’ombra della sindrome si allargava e con lei il suo bisogno di attenzioni. Aveva finito per divorziare. Allungò un braccio attorno al suo bambino e lui le poggiò la testa, ancora incoronata dal berretto, nell’incavo della spalla.

I primi turisti iniziarono ad arrivare poco dopo. Occuparono la spiaggia e la riempirono con le loro voci allegre e quelle parole incomprensibili. Mamy si voltò per un attimo, poi riprese a fissare il mare.  

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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Bel racconto. Forse asciugherei un po' la dolcezza che copre il dolore della battaglia quotidiana che tu accenni bene nello spazio a disposizione. Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Lysimachos ha votato il racconto

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Matteo Sanzi ha votato il racconto

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Bello e delicato. Durante la lettura trovavo un po' fastidiosi i diminutivi, ma poi se ne capisce il motivo: azzeccati nei dialoghi, forse troppi nelle parti narrate. In ogni caso bravo.Segnala il commento

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Graziano ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

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È bello che Luchino salvi la tartaruga con il movimento delicato insegnato da Mamy poco primaSegnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Struggente, forte e sobrio, allo stesso tempo. Un piccolo miracolo di delicarezza e capacità di ascolto. Per scrivere, bisogna saper ascoltare, innanzitutto, osservare e accogliere, per poi accompagnare le nostre immagini con le parole...Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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CommoventeSegnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Philostrato ha votato il racconto

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bell'atmosfera, per un attimo ho temuto anch'io per la tartaruga!Segnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

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La scena della tartaruga è di una dolcezza infinita. Hai trattato un tema doloroso con molta delicatezza, bravo. Segnala il commento

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Martina Gerelli ha votato il racconto

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Editor

Toccante, anche se forse troppe informazioni nel finaleSegnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Debora P. ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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di Gianluca Pappagallo

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