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Narrativa

FAHD

Pubblicato il 30/04/2020

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Un aereo decolla al tramonto, sopra la città. I palazzi di Porta Lame incorniciano d'arancio il parco. C'è il sole in golden hour. Ho preso una birra dal pachistano, grande.

Mi stendo sul prato - sento un odore: mi vengono in mente gli occhi di lei; lo sguardo che mi fece la primavera scorsa ad Amsterdam, sotto la doccia. Ma lei come al solito, non c'è.

Ho appena finito una mediazione presso la sede degli assistenti sociali. Cerco di svuotare la mente da quel che ho tradotto, dalle facce ancora piantate in testa. Allora chiudo gli occhi, così la mente va fast rewind

La sala incontri ha molte sedie, con un tavolo troppo grande per la stanza. All'arrivo ci posizioniamo come in una commissione. Mi siedo dalla parte dell'imputato.

Questi mi saluta "Salam". Lo fa in modo stentato e con un forte accento marocchino. E' impacciato. Addosso ha dei jeans strappati sulle ginocchia ed una felpa nera. Ha un cattivo odore.

L'espressione del viso esprime forte e chiaro cosa vuole ottenere da quell'incontro.

Si siede di fianco a me. Il suo alito sa di eroina fumata con la stagnola. Penso che se a diciassette anni ci sei già sotto con la roba, è difficile che tu ce la faccia. Ma non posso pensare, devo lasciare le mie sensazioni da parte: qualcun altro potrebbe annusarle.

Apro gli occhi. Sono di nuovo al parco.

Una donna velata che tiene per mano suo figlio, guarda sottecchi un piccolo cane al guinzaglio che sta abbaiando. Ci sono altri due cani, legati poco dietro, che puntano nella stessa direzione. Sembrano tutti rivendicare la proprietà del parco, incredibilmente affollato data la bella giornata di sole. La proprietaria ride e si guarda intorno imbarazzata, cercando di calmare la bestiola che continua ad agitarsi, tormentata.

Il cane piccolo ha uno scroto enorme.

Giro il viso verso il sole. Chiudo gli occhi di nuovo.

L'assistente sociale spiega al ragazzo che oramai è alla fine del suo percorso da minore. "Purtroppo, come sai non è andato molto bene... Hai collezionato molte denunce e in comunità non vuoi più starci." Il tono è quasi meccanico. Sembra aver imparato a memoria la stessa formula, ripetuta innumerevoli volte.

Traduco. Il ragazzo ha le pupille a spillo. Siamo di fronte alle assistenti; alle loro spalle due grandi finestre.

Il ragazzo guarda fuori. Cerco di capire dove abbia poggiato lo sguardo. Forse sui tetti di Bologna, o su uno dei pochi alberi del centro. O sulla bellissima luce di un pomeriggio di Aprile.

"Dove vivi ora?" chiede l'assistente.

"Fel zanka", risponde -per strada- Me lo ha detto strabuzzando gli occhi. Aggiungendo in tono melodrammatico che l'ha anche detto a sua madre. Distruggendo così definitivamente le sue aspettative. "Deba hia Mrida!" - ora è malata -

La madre che l'ha mandato qui e che ora lo aspetta in un lontano paesino del Marocco. Con la speranza infranta che un giorno sarebbe tornato a casa con una macchina piena di regali. I capelli corti, rasati e sistemati. Magari con una tuta nuova, degli occhiali da sole e le Nike comprate un giorno prima della partenza.

"Devo dirti sinceramente", prosegue l'assistente, " che dato il tuo percorso è difficile che tu riesca ad ottenere una conversione del permesso da minore." Mi guarda, mentre finisce la frase: "forse potresti entrare in una comunità terapeutica, così potresti provare a chiedere un permesso umanitario". Sia io che l'assistente sappiamo che la possibilità che un cittadino marocchino ottenga un permesso per motivi umanitari, è remota come il paese da dove viene Fahd.

“Per avere un permesso umanitario, devo per forza andare in comunità? “,

mi chiede il ragazzo. "Credo di sì", rispondo.

La donna velata ha portato il bimbo ad accarezzare il cane che stava abbaiando. Il cane non vuole farsi toccare. Il bimbo tende la mano verso il cane. La padrona borbotta "deve prima sentire il tuo odore..."

Il cane attorciglia il guinzaglio attorno alle gambe della padrona, terrorizzato.

Decolla un altro aereo- un gruppo di studenti meridionali si separa.

Il ragazzo non ha più le pupille a spillo. Guarda di nuovo fuori. Ora sembra avere una carrellata di pensieri indomabili. Ma come prima, il mio ruolo è meramente strumentale.

"La terza opzione Fahd è quella del rimpatrio assistito. Alcune associazioni offrono delle somme di denaro per facilitare la nascita di un progetto nel paese di origine." Così l'assistente sociale tronca la seduta in un colpo solo. Per lei è solo un intervento educativo. Per il ragazzo un motivo in più per detestarla.

L'incontro finisce con il ragazzo che se ne va stizzito. Saluto le assistenti con un sorriso che è quasi una scrollata di spalle.

La sera me ne vado in campagna da amici. Con l'auto percorro un pezzo di via Emilia. Attraverso quel tratto di pianura piatta, verde e con a sud gli appennini. Il mio sguardo cade sulle rimesse rurali per gli attrezzi dei contadini. Fatti per solcare e ferire la terra.

La vista mi commuove sempre inguaribilmente. Però lenisce, almeno un po', la solitudine della città. 

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Luigi Celardo ha votato il racconto

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ItŌ Kiyoshi ha votato il racconto

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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

Toccante e realistico. Toccante forse proprio perché realistico nella proposta di vite e drammi che conosciamo solo per sentito dire. E il modo di difendersi del narratore è rimanere a contatto con quello che c'è oltre, ricordando a se stesso che è lì solo in quanto "strumento".Segnala il commento

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giu_lia ha votato il racconto

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Cassandra Ancure ha votato il racconto

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AlessiaC ha votato il racconto

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Mara A. ha votato il racconto

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Brano molto interessante a mio parere. Apprezzo molto il tuo stile. Sono curiosa di sapere di più su questa storia, aspetto una continuazione!Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Soggetto complesso, che potrebbe rendere vita facile alle trappole della retorica e della banalità. Riesci a evitarle tutte agilmente. La tua scrittura ha molta personalità. Ritengo che tu abbia gestito i passaggi molto bene. Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

L'umanità distratta a confronto con un "invisibile". Segnala il commento

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paroleemusica ha votato il racconto

Esordiente

Il dramma che diviene quotidianità. L'ho trovato molto reale, i pensieri volano negli atti che diventano meccaniciSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Stupendo. Racconto di taglio giornalistico, da reportage, prosa asciutta ed essenziale, per stagliare in tutta la sua drammaticità il caso del ragazzo. Da 10 e lode.Segnala il commento

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palu ha votato il racconto

Esordiente

Il soggetto è importante e s’intuisce una conoscenza del tema trattato che, oltre a far apparire il racconto autobiografico, sostiene in modo convincente le inquadrature di ciò che il protagonista definisce “mediazione”. Il punto centrale è introdotto e accompagnato da una serie di immagini volte a caratterizzare il protagonista (come la “lei di Amsterdam”), ed altre (il parco coi cani) proposte per offrire una vista metaforica del contesto, con una modalità che mi pare sospenda la visione complessiva. Personalmente l’ho trovato un po’ poco fluido, ma con una buona potenzialità.Segnala il commento

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Isa.M ha votato il racconto

Esordiente

Rende pienamente, so di cosa parli.Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Credo che la figura del ragazzo sia così poco caratterizzata perché non conta nulla, in realtà. A me piace così. E mi (s)piace lo sguardo dell'uomo - come si posa sulle cose, come si distrae rispetto al dramma -.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Mi sono entrate le stesse sensazioni che descrive RoCarver. Ho quasi l’impressione che sia scritto in modo lieve quasi a sottolineare una voluta protezione dal disagio, dalla paura, dalla solitudine, dal baratro. Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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il ragazzo rischia di essere trasparente. ma forse è voluto. esiste perché odora. come cane per cane. come uomo per uomo. bel montaggio.Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Storia interessante, anche per l'alternanza dei piani di osservazione: ma credo che avresti dovuto approfondire meglio la figura del minore: non per dargli una speranza, me per dare più importanza suo personaggio, che risulta appena accennato, mentre credo che sia il volano della storia. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Sofia Nebez ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Editor

Questo racconto è una carezza malinconica, un flusso di pensieri quasi disordinato, rassegnato, che si conclude però con la Natura come possibile salvezza. Bellissimo. Segnala il commento

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Howl ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

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di Oussama Bettino Mansour

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