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Autobiografia

Farfalle e broccoli

Di Howl
Pubblicato il 09/05/2021

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Sono passati giorni da quando il Signor Crono se li è mangiati. Dico di Quello e gli altri. La storia la conoscete.

Il signor Crono m’ha detto che devo stare attento ai morsi. Ci s’allena da soli con gli stuzzichini; per mesi e qualche pensiero di tanto in tanto, per non perdere la mano. Tengono compagnia al cesso del magazzino, la sera a casa, prima di addormentarsi. Discreto, senza farlo vedere a nessuno. Soprattutto non ai tuoi tutori, che si sbagliano sempre sul tuo conto e ti chiamano con il nome di un tuo parente, con il cognome di tua madre. Oppure Howl. Non importa. Tu sei altro, lascia scorrere. Ti accendi, dai la mancia e ricami i sorrisi come una toppa sul tuo malumore, ferite vive, giornate a invecchiare correndo.

Eh sì, te li mangia ancora, ma tu dagli i più piccoli, gli innocui, le facce di gesso.

Ho paura, mi hai detto. Ho paura che poi non rimane più niente e mi tocca far falò con la roba migliore.

Ricominciare a bere, darsi la mano col prete, elemosinare che tanto è pur sempre questo il gioco che si fa da bambini.

Un due tre stella, non c’è più nessuno, perché il Signor Crono avanza e tu gli dici che t’ha preso i capelli, gli affetti e la voglia di cambiare.

Lasciami almeno la penna.

Ma è più di questo non credi? e adesso non lo sai dire, perché ci vai tu in quel magazzino ogni santo giorno, e se t’è rimasto abbastanza fiato, usalo per fare dei pompini. Sei stanco, hai mal di schiena, la pancia, le mutande con la sgommata, il rutto facile, stai invecchiando come l’aceto.

My my, hey hey, rock and roll is here to stay. Hey hey, my my, rock and roll can never die.

Out of the blue Neil Young alla radio, e Spotify è il tuo miglior amico la mattina, e l’hai capito che solo nel viaggio c’è il sapore.

Mi tengo alla lontana dai finestrini, mi vesto bene solo ai funerali, che s’ammonticchiano e mi sfiniscono, e non c’è il primo premio per chi finge meglio.

Sto a marcire dentro scatole di amianto, dispense, bar, lavanderia. Muletto, fatture, bolle di reso, oddio, come siamo in tiro tutti sporchi.

E l’idea? L’idea di cambiare il mondo, con tutto quello che c’è negli starnuti, nei colpi di tosse, là fuori?

E io sono qui, lo scrittore non scrive – questo era il titolo del racconto – perde il suo tempo a lavorare per mangiare. Cosa c’è nel menù di oggi?

Corri, fai in fretta, no-reply@typee.it il tuo racconto è stato votato.

Vengono a prendermi un’altra volta, mi portano a spasso, dove sono nato cresciuto allontanato. Ci sono tutte le persone che conosco, vive e morte, con le braccia amputate all’altezza del gomito. Ne hai dette di balle sui loro nomi. Scusatemi, ma che c’è dentro a un nome più di quello che non si può barare? Un’altra mano persa, un pedone che fa scacco al Re.

E volevo chiedervi scusa se non vi ho fatto gli auguri.

Dirvi addio.

Perché cerco ancora di piangere quando mi vesto al mattino, cerco di fare il clown quando mi vesto al mattino, sessanta ore mi aspettano, e poi vedo Dio con la blackface.

Cammini in punta di piedi per non offendere nessuno, 'ché anche il silenzio è un opinione, dicono. Con il deambulatore, faccio fare dei gargarismi al radiatore.

Ogni tanto, questo son diventato, ogni tanto.

La mia identità sdoppiata dietro a una faccia buffa con la coppola. Si capisce poco e niente, stringi gli occhi, ingrandisci l’immagine di due dita, allarga il cerchio, allarga, eccomi. Codici binari, scritte su sfondo bianco.

Sei tu che leggi: sei tu che leggi.

Hai la una voce che ti ronza da qualche parte, e la voce che hai riempie i vuoti e li fa rimbombare.

Poi vai a capo.

Dimmi, prova a dirmi di sì.

L’hai capito vero che scrivere è telepatia? È un potere magico.

Ora, sono nella tua testa, e piego i tuoi pensieri ai miei pensieri.

Immagina. Qualcuno ti sta spiando dentro.

Per finire vorrei fare qualcosa di bello come un disegno. Mi è sempre piaciuto disegnare. Ma non sono mai stato bravo.

Le parole invece, sono alla portata di tutti.

Hanno già la loro forma: scegli il carattere, la dimensione, la distanza. E arrivano comunque.

Scrivi ancora?

No, adesso vado a mangiare: farfalle e broccoli.

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Chiara Pesenti ha votato il racconto

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Katzanzakis ha votato il racconto

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Magnifica prova da essere umano.Segnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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[K] ha votato il racconto

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Vangelo!Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Cinzia M. ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Mi aggiungo a RobertaSegnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

ti abbraccerei e ti cucinerei cento volte farfalle e broccoli o quel che vuoi.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Col cavolo che le parole sono alla portata di tutti. Fallo scrivere a qualcun altro, un pezzo così. E comunque vorrei abbracciarti, ora.Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Qualcuno ti sta spiando dentro ...le parole? BelloSegnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

"Scrivere è telepatia? È un potere magico". Sì, è il passepartout per entrare nella testa di un altro e dirgli: ti conosco. E tu?Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Insolitamente bello e spaesante: un "bildungsroman" alla rovescia, con la voce "dentro" che fa il paio con quella fuori, sdoppiandosi e alternandosi, e poi i disegni che si piegano alla forma delle parole, e le parole che sono disegni e segni e sensi e significati e forme... Scrivere e vivere, vivere e scrivere, alternando, sovrapponendo, sdoppiando, isolando... Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Da brividi. Segnala il commento

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di Howl

Scrittore
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