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Autobiografia

Fasci di fragrante origano

Pubblicato il 15/10/2020

Continua il racconto della vita di Vicolo Baiamonte

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In dodici anni di matrimonio, i miei genitori avevano colonizzato i cinquanta metri di appartamento con la nascita di tre figli maschi e tre femmine. Il più delle volte noi bambini eravamo assorti nei giochi, e non prestavamo attenzione alle questioni dei grandi. Tuttavia capitava spesso che i nostri gioiosi schiamazzi fossero soffocati dalle urla dei miei genitori, che si rinfacciavano l’un l’altra la medesima rovina. Come prede che si mimetizzano per sfuggire al predatore, noi bambini sprofondavamo nell'immobilità e nel silenzio.

Il primo piano della palazzina era occupato da un’anziana che viveva con il suo unico figlio. Noi bambini credevamo che l’uomo fosse il marito della signora, perché sembrava vecchio quasi quanto la madre. Poi avevamo scoperto che si rivolgeva alla donna con un tenero “mamà” e dandole del “vossia”.

Ci stupiva l’agilità con cui quell’uomo, alto e scarnificato, trasportava su e giù per le ripide scale una pesante bicicletta che non lasciava mai incustodita per strada. Ogni mattina, aspettavamo che mia madre fosse distratta dai preparativi per accompagnare i più piccoli a scuola, correvamo al balcone della camera da letto e aspettavamo di vedere spuntare dal portoncino la ruota anteriore della bici. Le gomitate della sentinella di turno erano il segnale che aveva inizio il rito quotidiano del nostro vicino. Sei piccole mani scattavano contemporaneamente per attutire le risate mentre spiavamo l’uomo che appoggiava la bicicletta in un punto esatto del muro, indossava un paio di occhiali neri con enormi stecche, una coppola a quadretti beige e celeste, infilava il fondo dei pantaloni dentro le calze che tirava sin sotto le ginocchia, alzava il volto verso il balconcino e, con un delicato cenno del capo, ricambiava il sorriso della madre. Conoscevamo a memoria la sequenza dei gesti, e li mimavamo un attimo prima che l’uomo li eseguisse. Alla fine, la spensieratezza vinceva la prudenza e scoppiavamo in una risata liberatoria. Quando l’uomo montava in sella, ci affacciavamo ad ammirare l’energia con cui pedalava, come se nelle gambe avesse conservato il vigore che mancava al resto della sua figura.

Dentro il braccio monco di quella via, madre e figlio vivevano come pellegrini, ignari della lingua e degli usi del luogo.

Io e i miei fratelli temevamo quell’uomo che attraversava il vicolo senza mai fermarsi a parlare con i vicini, ma ancor più ci inquietava quella donna minuta che usciva raramente e non riceveva mai visite. Guardavamo con sospetto l’orlo della sua gonna lunga alle caviglie, da cui spuntavano le scarpe di feltro che le consentivano di camminare senza fare alcun rumore. Prima di scendere o inerpicarci su per le scale, origliavamo per qualche secondo, per essere certi di non incrociare i vicini. Ma capitava di fare male i calcoli e trovarsi di fronte l’una o l’altro. A quel punto eravamo costretti a vincere l’immotivata riluttanza e a rammentarci del monito di mia madre di salutare gli adulti sempre per primi. Ogni volta che ci sorprendeva sul pianerottolo o per le scale, guardavamo la vecchina come se ci avesse teso un agguato. A nulla valevano i suoi sorrisi miti, il sacchetto di carrube che spesso ci consegnava sul pianerottolo, le parole sussurrate con un accento che ingentiliva il dialetto siciliano, crogiolo di suoni ed echi che rievocano un passato d’invasioni e dominazioni, da cui è fermentato un guazzabuglio di linguaggi e mimica, usi e tradizioni unici al mondo.

A primavera inoltrata, la mia famiglia si preparava all’esodo verso le colline di Giacalone. Era il momento più felice dell’anno, quello in cui noi bambini rinunciavamo volentieri ai giochi pur di accelerare la partenza. Quando finalmente mio padre caricava l’auto di pacchi e valigie, l’entusiasmo montava al punto che scendevamo sorridenti e in ordinata fila dietro mia madre per salutare i vicini, ricevere i loro baci sulla fronte e bisbigliare un “arrivederci” col tono di chi recita uno scongiuro.

Strizzati in auto, i miei genitori davanti e noi dietro, i figli piccoli in braccio ai più grandi, uscivamo dal vicolo verso il paradiso della casa in campagna.

Trascorrevamo l’estate e parte dell’autunno a Giacalone. Il tempo scivolava sui fianchi della collina adagiata ai piedi del cono grigio di monte Cuccio, dove mio padre andava a raccogliere fasci di fragrante origano.

Il 1° ottobre riaprivano le scuole e per noi bambini iniziava il conto alla rovescia del temuto rientro in città. Vivevamo gli ultimi giorni di vacanza con l’ansia di chi è in attesa di un verdetto. Sembravamo profughi cui è negata la scelta, e la nostalgia ci avvinghiava ancor prima di lasciare la collina. 

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Stefania Matarese ha votato il racconto

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Le parole nei tuoi racconti diventano spesse nei miei pensieri. E, mentre le leggo, solleticano i sensi facendomi sfiorare momenti di vita. Segnala il commento

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Isabella☆ ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Sai far scorrere a ritroso le lancette dei ricordi, perché sono ricordi che accomunano un po’ tutte le infanzie di quei tempi là. La scena del vicino con il rituale della bici, i bambini che sogghignano e lui che finge di non accorgersi, vale il racconto, sembra quasi un cortometraggio. Tanta qualità nei tuoi brani di Vicolo Baiamonte, scrittura equilibrata con qualche guizzo degno di nota.Segnala il commento

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Verde ha votato il racconto

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Mi è piaciuto molto!Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Sempre limpida ed elegante la tua scrittura, scava nella memoria e porta alla luce un passato senza scorie di rimorsi o rimpianti. Ma è nella seconda parte che il racconto prende il volo. Le righe sulle vacanze a Giacalone sono di una dolcezza struggente: "Il tempo scivolava sui fianchi della collina", "mio padre andava a raccogliere fasci di fragrante origano", "la nostalgia ci avvinghiava ancor prima di lasciare la collina". Bravissima, aspettiamo il passaggio a scrittore. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

;)))Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Ah l'odore di origano, poi essiccato, Che profumi che emana la tua pennaSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
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albertoferro ha votato il racconto

Esordiente

Beh, Adriana, questi racconti sono molto belli, e scritti benissimo. Meriti un abbraccio!Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

ricordi ancora intatti e allo stesso tempo rimaneggiati da uno sguardo adulto. mai una sbavatura. e dettagli che arrivano come i velluti degli abiti di certi dipinti, che sembrano più veri dei veri: il punto esatto del muro dove appoggiava la bicicletta, il sacchetto di carrube, le scarpe di feltro e i fasci di fragrante origano.Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente
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albertomineo ha votato il racconto

Esordiente

Ancora una volta incantatoSegnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Bellissimo. Certo il racconto è affascinante, perché affascinante è il mondo della tua infanzia. Ma la bellezza sta tutta nello stile con cui ce lo porgi, nella mano leggera, nella limpidezza della lingua.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Davvero bello: ci prendi per mano e ci accompagni lungo la tua infanzia, a esplorare tutti i suoi luoghi, che la tua memoria ha conservato perfettamente, integri e limpidi, come se il tempo non fosse passato. Anche questa, è una delle magie della scrittura, e della tua, soprattutto. Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

un quadro Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente

Bravissima! Pura scrittrice Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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LaborLimae ha votato il racconto

Esordiente

Metterò in cornice questa lectio magistralis di scrittura per cominciare a imparare. Ho appena iniziato a godere acriticamente del racconto e già torno all'inizio per cercare di capire quali segreti producano questa malia. Un solo aggettivo nel primo blocco e procedo. Nessun aggettivo nel secondo blocco. Cercherò verbi, avverbi, sostantivi, il tema, i personaggi... Solo grazie Adriana. Per ora. Quando avrò terminato spero di saper dire di più.Segnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

Esordiente

Ci prendi per mano per un viaggio emozionante nelle tua infanzia con una scrittura delicata che incanta e lascia un profumo di origano e famiglia.Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

Esordiente
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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

La tua scrittura è un invito alla bellezza. Un incentivo alla conservazione ed alla rilettura delle proprie origini. La leggerezza del tono narrativo è una meravigliosa carezza alla profondità della tua storia. Ancora complimenti Adriana. Ciaooo!!! :-)Segnala il commento

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StefanoS ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

MagicoSegnala il commento

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di Adriana Giotti

Esordiente
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