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Narrativa

Fede e pandemia

Di vita e passione - Editato da Maddalena Frangioni
Pubblicato il 12/04/2021

La " fede" o ce l'hai o non ce l'hai. Sembra uno slogan e un po' lo è. Ma non si nasce con la "Fede " in testa, la si acquisisce nel tempo, a casa, a scuola, in parrocchia. Tuttavia non tutti seguono pedissequamente i consigli e quando ciò accade la " fede" è in bilico come capita alla protagonista

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Quando da giovane trascorrevo con le amiche e la zia lunghi pomeriggi in Chiesa a pregare non capivo molto di certe cose, mi limitavo a seguire la zia, donna molto fervente, di cui imitavo i gesti, mani giunte, genuflessioni e in piedi di fronte al prete mentre benediceva i fedeli. Non posso dire che i miei pomeriggi in Chiesa con la zia fossero esilaranti, mio nipote oggi mi direbbe che forse avevo qualche rotella fuori posto, ma allora, per un ragazzo, i pomeriggi, dopo la scuola, erano molto noiosi, non c’erano grandi divertimenti. Se non era la casa, era la scuola, se non era la scuola era la chiesa. Quello allora era il mondo di noi adolescenti, in particolare se femmine ubbidienti. Oggi sono arrivata in piazza della chiesa per caso e mi sono seduta sulla panchina all’ombra del grande platano. Avevo voglia di un caffè, niente. era chiuso. Di questi tempi difficili a causa della pandemia è tutto chiuso, niente negozi aperti, né bar. A forza di guardare il portale della chiesa mi è venuta voglia di entrare, non ricordo quando sono entrata l’ultima volta, forse è stato il giorno della prima comunione. A un tratto, quando ho visto uscire alcune persone, presa da curiosità ho lasciato la panchina e sono entrata. curiosa di dare un’occhiata. Sapevo delle panche nuove e della statua nuova di marmo di San Francesco, il patrono d’Italia. La chiesa è completamente al buio, tutte le luci sono spente, l’altare principale e i piccoli altari delle cappelle laterali sono avvolti da lunghi drappi viola. E’ venerdì di Pasqua, siamo in Quaresima. Ricordo quando seguivo la zia e le sue amiche, donne molto credenti, alla via Crucis del Venerdì Santo. Sebbene triste, era un giorno speciale per i fedeli che attendevano con “fede” la domenica di Pasqua, giorno della Risurrezione di Gesù. Quel giorno ero contenta di non pensare alla scuola e mi piaceva fare il piccolo “tour” delle cappelle dove mia zia e gli altri fedeli, accompagnati dal prete, sostavano davanti alle formelle di terracotta, ciascuna rappresentante un passaggio della Crocefissione di Gesù sulla grande Croce di legno. Stringevo la mano della zia per tranquillizzarmi. Il volto di Gesù morente sotto la corona di spine mi impressionava. A giudicare dagli occhi lucidi e qualche lacrima che scendeva sul viso della zia capivo la gravità del momento, ma non mi preoccupavo. Più che a Gesù pensavo ai biscotti con la cioccolata che mi aspettavano come premio dopo la funzione. Non avevo “fede”, non sono religiosa e non lo sono mai stata anche se ho frequentato per anni la scuola delle suore. Oggi però sono contenta di aver visto gli inginocchiatoi nuovi, peccato per mia zia, avrebbe evitato le diverse sbucciature e rotture di calze causate da quelli vecchi, ruvidi e spinosi. Mentre lascio la Chiesa dico a me stessa che vorrei aver “Fede” come ne aveva lei, ma non basta dire: “Io ho Fede”. Da anni ho lasciato il mio rapporto con Dio e, da tempo, non seguo più nessun rito religioso. Sono sorpresa di me stessa quando stamani all’improvviso ho sentito l’impulso a entrare in chiesa, chissà forse qualcosa sta cambiando dentro di me. Se lo sapesse la zia sarebbe contenta. Penso che sia l’effetto della pandemia che ha travolto la vita di tutti insieme alle nostre sicurezze, rendendoci fragili. Se sia “fede” o no si vedrà, Per il momento, mentre torno a casa, più che ai Santi, alla corona di spine di Gesù e a Dio, è a mia zia che penso in piedi con il rosario e la candela accesa.  

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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