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Autobiografia

Ferma a Paluano, Figallo, Strino, Inturri, Camendoli, …

Pubblicato il 07/04/2019

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Potrei prendere quello delle 7 e 57, ma non ferma a Camendoli. Io non devo scendere là, io scendo alla fermata successiva, ma la fermata alla stazione di Camendoli mi permette di verificare l’avanzamento dei lavori di costruzione di un edificio poco distante dal binario. Non so a cosa sarà destinato, sembrano uffici. Quello che mi interessa è la velocità di costruzione, il cambiamento. Non riesco a fare a meno di pensare a quei filmati accelerati che mostrano la nascita e la crescita dei funghi. In poco tempo uno spazio libero, un vuoto, un niente da guardare, si è trasformato in una storia. Il treno si ferma pochissimo alla fermata, il necessario per consentire ai due, tre passeggeri di salire e a volte di scendere, ma è sufficiente per vedere quello che ora c’è e ieri non c’era. A poco a poco un vuoto sta diventando un pieno.

Prima di Natale ho preso quello delle 7 e 31 perché avevo deciso di fare colazione nel bar accanto al lavoro e quindi ho preso il treno prima. Alla fermata dì Camendoli ho notato uno strano movimento nello spazio poco distante dal binario sul quale non c’è niente da guardare. Per qualche giorno ho preso il solito treno, quello delle 7 e 57, ma la velocità del treno non mi ha consentito di vedere nulla al passaggio a Camendoli. La curiosità mi ha fatto prendere il giovedì successivo 7 e 31. C’era un cantiere. Qualche giovedì dopo ho ripreso 7 e 31 e via così per diversi giovedì, ma non tutti.

Se guardi una cosa tutti i giorni, non sei in grado di scorgerne i cambiamenti, di percepirli. Sostando ogni tot settimane alla fermata di Camendoli avrei potuto vedere bene tutte le fasi. Ogni volta sarebbe stata una sorpresa, come capita con i bambini che vediamo ogni tanto.

La pazienza non è la mia virtù, ma ho provato a esercitarla.

Non ho annotato le date, ma so che a distanza di massimo quattro settimane ho preso il 7 e 31 e ho potuto registrare nella mente lo scavo, il getto della fondazione (anche se dovevo tirare un po’ il collo), la costruzione delle varie strutture di elevazione e quelle orizzontali.

Ho avuto tre settimane di ferie, poi a casa per malattia altri quindici giorni e ora la curiosità di vedere quanto sia “cresciuto” l’edificio è forte a tal punto da farmi prendere il treno delle 7 e 31 nonostante non mi senta del tutto in forma.

7 e 31 significa dormire un po’ meno e non avere l’opportunità di guardare il dott. Serafini, che osservo la mattina da tre anni e sul quale ho preso parecchi appunti.

 

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Caucasica ha votato il racconto

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Gli edifici che affacciano sui binari hanno un fascino particolare. Ma chi è il dottor Serafini? Ci lasci la curiosità! Segnala il commento

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di Silvia Rossi

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