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Narrativa

Fili d'intrecci

Di Maurizio Ferriteno - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 01/06/2020

Alle volte le storie nascono da strane combinazioni di parole

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Fili d’intrecci. Intreccio di fili vorrai dire, lei con la sua solita puntigliosità mi corregge voltandosi, le braccia a gomito, altra espressione che la fa dare di matto. Anch’io metto le braccia a gomito e così sembriamo due figurine di filo in vendita al mercato. Le spiego, girandole intorno, che fili d’intrecci è più dentro, più connesso con quello che voglio dire, cioè che siamo un complesso intreccio non di soli fili ma piuttosto di traiettorie ed archi di vita o curve di storie e deviazioni storte, un groviglio antropomorfo dalla struttura incredibilmente complessa, un indistinguibile intreccio d’emozioni, sconfitte, perdite, rinascite e disperazione e paura; persone con i loro sorrisi e baci che ognuno a modo suo prova a farli stare in piedi, questi intrecci, cercando di seguire un filo impossibile finché, in questa architettura confusa piena di spazi vuoti, emerge una forma, un carattere, delle emozioni, il telaio dell’essere umano che ognuno di noi voleva diventare. E per spiegare tutto questo il suono ed il ritmo di fili d’intrecci funziona meglio di intreccio di fili. Uno è una roba viva che te la vedi davanti e ti sembra, cioè te l’aspetti che si muova da un momento all’altro; l’altro, è un traliccio che sta lì gelido nella neve bianca dove siamo noi adesso.

E va bene, mi dice, un’intenzione s’impiglia nel suo sguardo, arriccia all’insù un lato della bocca, come un sorriso furbo o tenero o sorprendente, che ci stupisce entrambi e genera uno di quei fili che producono intrecci tra le persone. Così ora ce n’è uno, un arco di filo steso tra di noi e non siamo più lei ed io, due fili d’intrecci soli.

Il letto è bianco come la neve là fuori, distesi come fili cerchiamo e troviamo nuovi e dimenticati modi di intrecciarci. Formiamo figure di solo piacere e dopo ogni forma un po’ dell’intreccio di ciascuno rimane nell’altro. Lei mi scivola tra le mani e le mani scorrono e percorrono il suo corpo ed ogni traiettoria possibile; lei si allunga sopra di me, s’irrigidisce in un arco; lei si stende accanto a me, e l’unico confine che rimane è il caldo rosso dove i nostri due corpi stravolti combaciano.

Nel tempo indefinito e sospeso che segue, mi dedico ai suoi capelli facendone forme ed intrecci. Le dico: allora sei tornata indietro, da me?

Così sento quell’arco di filo che si era disteso tra noi, lo stesso filo che finora su questo letto avevamo annodato in nuovi e dimenticati modi, così lo sento scivolare via, scorrere tra anse ed anelli, portarsi via fluido il filo d’intreccio del mio corpo fino a fargli perdere la sua forma. Lei si alza, raccoglie le sue cose, mi dice: non sei stato ciò che eri. Se non fosse per la situazione replicherei divertito: ecco vedi questa è una cosa come fili d’intrecci. Invece non dico niente mentre lei cerca ancora qualcosa che non trova, si veste, esce dalla camera, come per non tornare mai più, ma lasciandosi dietro due cose: un filo che mi riporterà da lei. E gli slip.

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

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Curata la scrittura; interessante la ricerca. Risultato ottimo!Segnala il commento

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Demetrio Pedace ha votato il racconto

Esordiente
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Stefano Adesso ha votato il racconto

Esordiente

Mi trovi d'accordo sull'uso delle espressioni in base ad armonia e suggestione del momento, a costo di prendersi qualche licenza. D'altronde ci sono cose che per spiegarle hanno bisogno di parole nuove :) L'ho trovato scritto molto bene, in maniera quasi impressionista. Complimenti.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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EleganteSegnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

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Debora P. ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Ottimo. Buona ricerca espressiva linguistica.Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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di Maurizio Ferriteno

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