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Narrativa

Fin troppo semplice scrivere sull'amore dei cani

Pubblicato il 10/09/2019

Un piccolo animale ripensa alle sue azioni del passato e alle loro conseguenze sul futuro.

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Deve essere stato ciò che è successo l’altro giorno.

Si, non c’è dubbio. Ciò che è successo l’altro giorno.

Eppure pensavo di essere stato bravo quando, dopo averlo aspettato per tutta la giornata, gli sono corso incontro nel momento esatto in cui ho sentito le chiavi infilarsi nel buco della serratura. Ero talmente felice! Non smettevo di muovere la coda a destra e sinistra. A destra e sinistra. E quando ha allungato una mano sul mio muso, il cuore mi è esploso dalla felicità, ho iniziato a correre su e giù per la casa, da una stanza all’altra! Quante volte ho sbattuto contro le pareti perché non riuscivo a fermarmi in tempo! Poi mi sono fermato ad aspettarlo nel soggiorno seduto, come lui mi ha insegnato con tanta pazienza, e, subito dopo che lui ha posato tutto ciò che portava appresso, gli sono saltato sul petto e ho cominciato a baciarlo ovunque sul viso. Solo che stavolta c’era qualcosa di diverso. Il viso era umido, come bagnato, ma solo sotto i suoi occhi, gli stessi occhi che mi sorridevano ogni volta che incontravano il mio sguardo e che adesso sono chiusi, puntati da un’altra parte insieme a tutto il suo viso. Deve essere stato ciò che è ho fatto in quel momento ad averlo portato a questo.

Quell’acqua sulle sue guance era infatti salata, d’un salato strano, e buona. Allora ho cominciato a rimuoverla dal suo viso, con foga, la foga della mia felicità del poter stare con lui ancora un’altra sera, ancora un altro giorno, fino all’indomani mattina, quando mi avrebbe lasciato solo in casa come al solito. Solo in casa a proteggerla come un guardiano fedele, senza che mosca potesse muoversi all’interno delle stanze se non con il mio permesso e, nonostante questo, il mio sguardo vigile posato su di essa, che non combini nulla di sbagliato nella casa del mio padrone! Del mio amico.

Eppure, nonostante stessi rimuovendo con la mia lingua il liquido trasparente e salato dal suo viso, le sue guance rimanevano umide, come se ad ogni passata della mia lingua altro liquido venisse profuso a bagnare ancora la sua pelle. Ed effettivamente, era proprio così! Adesso capivo perché sopra i suoi occhi lui era asciutto, il liquido fuoriusciva proprio da lì, dai suoi occhi! Mai avrei immaginato una cosa simile! Ma quello che accadde dopo, quello non riuscivo proprio a spiegarmelo. È deve essere stato proprio ciò che è successo dopo a portarlo a questo momento.

Il mio muso cominciava a bagnarsi e un liquido molto simile a quello sul viso del suo padrone mi inumidiva gli occhi e da lì scendeva giù, giù, fino al mio collo. Non so perché, ma si stava. ripetendo lo stesso fenomeno che stava accadendo al mio amico a me, senza che io lo volessi affatto. Ma la cosa più strana, fu sentire una morsa al cuore, che sembrava provenire proprio dal mio amico. Più lo guardavo, più vedevo quell’acqua sgorgare dai suoi occhi, più i miei occhi si bagnavano, più il mio cuore si stringeva. Più mi sentivo infelice, come non mi era capitato mai.

Mi spiace. Mi spiace essere stato infelice. Deve essere stato proprio questo che lo ha portato dove si trova adesso. Il mio essere infelice lo ha turbato, io ho causato tutto questo, io non sono stato fedele, io non sono stato bravo come lui voleva. Io sono stato infelice e io ho reso lui infelice, gli ho rovinato la vita.

E adesso, la vita, la sento scivolare via dal mio metto, mentre le sue mani si stringono attorno al mio collo impedendomi di respirare. E con gli occhi chiusi, lui guarda da un’altra parte, mentre le sue mani continuano a stringere e stringere. Lo sento ansimare e, tra le mie palpebre che si chiudono, riesco a vedere i suoi occhi inumidirsi ancora e quel liquido trasparente e salato scendere giù, sulle sue guance, fino al suo collo. E di nuovo, mi sento una morsa al cuore e i miei occhi si inumidiscono esattamente come i suoi. Ma non posso sbagliare di nuovo! Non di nuovo! Non devo farmi prendere dalla infelicità, ma devo essere felice. Con un ultimo sforzo, prima di perdere i sensi, con la lingua accarezzo le sue mani che abbracciano il mio collo. “Sono felice! SONO FELICE!” Vorrei dirgli. “Sono felice, non essere infelice, da ora in poi sarò buono, sarò fedele, sarò bravo. E lo sarò per sempre. Per sempre…”

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gionadiporto ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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qualcosa sfugge, però: il cane ha una malattia terminale e allora è un atto d'amore, o il padrone lo uccide per follia e sadismo? Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Katia Allegretto ha votato il racconto

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Carina l'idea di una narrazione di questo tipo. Particolare. Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Debora Pezzetta ha votato il racconto

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Zeta Reader ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Bella la narrazione dal punto di vista del cane, però meritava un maggiore approfondimento Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

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di Il Tomo

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