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Narrativa

FINALE APERTO

Pubblicato il 22/11/2017

"Morivo di fame...". Il poliziotto guardò il corpaccione obeso dell'uomo.

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- Nome?

- Giuseppe.

- Per intero! Nome e cognome.

- Ah sì... Giuseppe Callisi.

- Nato: dove e quando.

- Ad Asti, il 9 aprile 1965.

Il poliziotto, seduto dietro la scrivania, inserì i dati nel computer, battendo lentamente sulla tastiera con i due indici. Si fermò per un momento a rileggere quanto aveva scritto, avvicinandosi con la faccia allo schermo.

Giuseppe non seppe trattenere uno sbadiglio.

- Ti stiamo forse annoiando? - chiese l'altro poliziotto in piedi vicino alla finestra, spostando un lembo della giacca della divisa e mettendo in mostra la pistola d'ordinanza - qui la tua scheda dice che è la quarta volta che lo fai. Quattro volte che rubi e quattro volte che ti becchiamo.

- Morivo di fame...

Il poliziotto in piedi guardò il corpaccione obeso dell'uomo e poi rivolse un sorrisetto ironico al collega seduto alla scrivania.

- Non si direbbe che tu abbia corso questo rischio.

- Perché... uno grasso non può avere fame?

- Mah, vediamo... hai rubato le brioche perché avevi fame. E i CD?

- Ah quelli... è che mi sento così triste a mangiare in silenzio...

- Questo ci sta facendo fessi - disse con aria stizzita uno dei due poliziotti all'altro - sbattilo dentro, gli passerà la voglia di fare il furbo.

- Non potete! Ho diritto a un avvocato!

- Sì certo, poi vediamo... se ne abbiamo voglia - disse il poliziotto in piedi strizzando l'occhio al suo collega.

L'altro poliziotto si alzò dalla scrivania, si avvicinò a Giuseppe e mollò un calcio alla seggiola di metallo su cui era seduto, che si rovesciò all'indietro.

Giuseppe cadde a terra con un tonfo pesante andando a sbattere la testa contro lo spigolo della parete dietro di lui; un rivolo di sangue gli colò dalla nuca lungo il collo.

- Ma siete pazzi?? - cominciò a urlare piagnucolando, incapace di rialzarsi per il peso e i polsi ammanettati.

- Guardalo: sembra uno scarafaggio a pancia in su - disse il poliziotto osservandolo dall'alto con lo sguardo disgustato.

- Sì fa proprio schifo - disse l'altro facendo il gesto di sputargli addosso.

- Io vi denuncio!! Metteranno dentro voi! - urlò Giuseppe con la voce strozzata per la posizione che gli toglieva il fiato.

- Ah, ah, ah. Tu ci denunci. Hai sentito? - disse il poliziotto dando di gomito all'altro. - Lui-ci-de-nun-cia.

- Io dico di no.

Si avvicinò al corpo disteso dell'uomo; poi lentamente, alzò un piede e, puntellandosi con una mano alla scrivania, schiacciò il suo stivale sul torace del prigioniero.

- Ehi... è così che si fa con gli scarafaggi? - chiese divertito al collega.

Lo stivale schiacciò finché non si sentì un rantolo sinistro.


"Ecco... siamo alle solite; ci hai fatto di nuovo scappare il morto..."

"Ehm... scusate... è più forte di me, ma quando scrivo mi parte la penna assassina..."

"Sì ma mettiti un po' nei nostri panni; ci fai fare delle cose terribili e noi... non dovremmo neanche ribellarci."

"È vero, ha ragione lui. E poi dai... basta, non se ne può più di questi finali tragici! In questi tempi di crisi chi ha voglia di leggere racconti deprimenti... facci fare qualcosa di allegro, di divertente!"

"Sì, ma avendo a disposizione un ladro e due poliziotti ho fatto quel che potevo. E tu Giuseppe che ne dici?"

"A me lo chiedi? ...che finisco ammazzato? No dico..."

"Beh però diventeresti famoso; il tuo faccione sarebbe su tutti i giornali."

"Ma sarei morto..."

"A pensarci bene... neanche a me di ammazzare uno va mica poi tanto... Se c'è una mela marcia in tutto il corpo di polizia devo proprio essere io?"

"Anche tu diventeresti famoso..."

"Già, ma nel modo sbagliato."

"Va bene, va bene, ho capito; il finale è da rifare, datemi un attimo... oh, che ne dite: voi poliziotti vi commuovete che Giuseppe ha rubato per fame e gli offrite il pranzo."

"Patetico!"

"La merenda."

"Naah"

"Un caffè... oh insomma allora ditemi voi come devo chiudere..."

"Adesso vanno tanto di moda questi finali aperti... tu che sei del mestiere ne sai qualcosa?"

"Sì, sì... sono quelli che non ti fanno capire se il racconto che hai letto è un capolavoro o uno schifo."

"Ecco, quello ci vorrebbe per te..."

"Grazie."

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