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Narrativa

Fiori di carta

Pubblicato il 14/02/2020

Una lettera inattesa riapre uno squarcio di vita e fa rivivere per un attimo un sentimento.(Dopo tutto oggi è san Valentino)

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Ciao Gaetano,

qualche giorno fa ho ricevuto la tua lettera e le fotografie. All’improvviso, mi sei tornato in mente, tu e la nostra storia romantica. Una storia incompiuta con quel poco di sesso che si potevano concedere due ragazzi negli anni sessanta; il sessantotto era ancora lontano. Non c’erano le discoteche, ma le rotonde sul mare, le festicciole a casa di amici, le passeggiate sul lungomare. Quante bugie, per eludere la sorveglianza dei miei, quante telefonate. La ricerca di momenti da vivere insieme, attese spasmodiche per ritagliarci spazi così ridotti.

“Dimmi quando tu verrai e baciandomi dirai non ci lasceremo mai” cantava Tony Renis. Invece ti ho lasciato. I tuoi progetti mi spaventavano; quello che avevo in mente io era ancora vago, un guazzabuglio di colori che, se aspiravano a una tinta definita, era ancora informe. Non è stata tutta colpa mia. È stato il tempo. Eri più maturo di me; sette anni a quell’età fanno la differenza. Invece io non mi conoscevo ancora, non potevo darti più di un amore romantico. Con la testa piena di romanzi, di canzoni e di film avevo finito per innamorarmi dell’amore più che di te. Avresti dovuto lasciarmi andare senza inseguirmi; fingere indifferenza, avresti dovuto aspettare. Invece le hai provate tutte senza lasciare nulla di intentato, così facendo non hai fatto che confermarmi nella mia scelta. Mi sono convinta sempre più che era stata una storia dolce, mi aveva regalato emozioni belle, ma era finita. Anzi, non era nemmeno cominciata davvero. Forse per questo, in tutti questi anni non ho avuto per te nemmeno un pensiero, un rammarico, un ricordo, non so come ho fatto a cancellarti in modo così totale. Dopo tutto, anche se per un momento, sei stato importante per me. Addirittura, incontrarti per caso mi procurava un leggero senso di fastidio, come qualcosa di inopportuno che ti coglie di sorpresa e non ti fa piacere e poi è successo due o tre volte soltanto, forse quattro. Non lo ricordo bene; mi ricordo i tuoi occhi che mi bruciavano addosso, questo sì. Poi non ti ho più visto. A dirla tutta, mi viene il dubbio che certe cose siano avvenute davvero; forse ce le raccontiamo in modo diverso da come sono accadute. Scherzi della memoria o dell’età,  non siamo più giovani. Ci tocca risistemare il passato, il nostro e quello degli altri, ora che non abbiamo un futuro da inventarci.

Il bimbo della fotografia ha gli occhi come i tuoi, ma innocenti di desiderio, di passione, di rabbia. Mi scrivi che sei nonno, e quel bambino della foto ha meno anni dei tuoi nipoti. Otto anni e un papà di circa settanta. Che pazzo sei rimasto; chissà se lo volevi davvero questo figlio o se è arrivato per errore o forse lo voleva lei. Un’altra più pazza di te, che sposa un uomo che ha il doppio dei suoi anni. Questo è il tuo presente e non mi riguarda, sei stato carino a raccontarmelo e discreto nell’evitare di fare domande sul mio, tanto io appartengo a ieri. Mi hai solo chiesto se ricordavo una data che tu, inguaribile romantico, non hai dimenticato. Io, mi spiace, l’ho scordata. Invece ti racconto un particolare strano che ti riguarda, un numero di sei lettere che m’è rimasto tatuato nel cervello: 249915. Era il tuo numero di telefono. Anche questo era ieri.

Un ieri che non sei riuscito a dimenticare del tutto, visto che mi hai rintracciato e mi hai scritto. Volevi farti ricordare da me e ci sei riuscito. Non illuderti, nessuna nostalgia di te, ma una sottile, struggente malinconia di me com’ero, quando c’eri tu ed eravamo giovani e ignari. Sta’ sicuro che anche tu, se mi ricordi, non è certo me che rimpiangi; il fatto è che sono rimasta in qualche modo legata alla tua giovinezza. Forse abbiamo tradito ciò che eravamo, ma era l’unico modo per crescere. Forse tu hai saputo aggiungere vita agli anni - il bimbo della foto che mi hai mandato ha un’aria serena e sembra felice – quanto a me, non so. A volte ho l’impressione che l’esistenza si sia soltanto accumulata; se così fosse, sarebbe una scoperta disperante, ma in fondo è solo una sensazione passeggera.

Che dirti ancora? Mi ha fatto piacere leggere di te, di noi – un pronome che mi suona strano, tanto che stavo per cancellarlo – invece lo lascio qui, questo “noi” di inchiostro, perché è stato bello “pensarci noi” anche se per poco e anche se è passato tanto tempo. La tua lettera mi ha colto di sorpresa, ma l’ho gradita. È stato come tirare giù dallo scaffale della libreria un libro ingiallito, togliere un po’ di polvere, rileggere alcune pagine, quelle segnate con le orecchiette. L’emozione torna, ma non è uguale; chi legge è diverso.

Caro Gaetano, questa risposta te la dovevo, ma non credo che ti scriverò ancora e mi auguro neanche tu lo faccia. Ci sono ricordi così delicati che vanno lasciati dove stanno: sono origami, fiori di carta, a metterci le mani sopra si sciuperebbero. Lasciamoli volare nel tempo, senza tentare di riafferrarli.

Ti mando un fiore.

Marilena

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Vinantal ha votato il racconto

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Spietata e disincantata lettura dell' animo umano; a tratti tenera ma pur sempre amara. Segnala il commento

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Pennina bianca ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Che bella lettera: accettare il passato, e vivere il presente, pensando a quello che è stato: con affetto, e senza rimpianti.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Jacopo C. ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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I ricordi sono fiori di carta, lasciamoli dove stanno. Ma poi gli manda un fiore.... forse in verità lei non l'ha dimenticato. Bel finale. Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Convincente, più che verosimile: autentico.Segnala il commento

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di mifrari

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