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Narrativa

Fiori marci

Di Adriana Giotti - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 05/04/2021

A nessuno è dato scegliere se, dove, quando e da chi nascere. Di tutto il resto, ciascuno è responsabile.

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Non capitava mai di assentarci da scuola senza un valido motivo. Non ricordo perché quel giorno mi era stato permesso di farlo, ma ricordo bene che io e mia madre attraversavamo Piazza Cappuccini quando, dalla traversina che costeggiava il retro del cimitero, era sbucata un’auto a velocità sostenuta. Con una pericolosa inversione in curva, l’auto ci aveva tagliato la strada e si era fermata pochi metri più avanti. Dal finestrino aperto, era sbucata la testa riccioluta di zia Giuseppina, la cui voce roca aveva superato di parecchi decibel lo stridore delle frenate e i clacson degli automobilisti indignati dalla manovra.

Zia Giuseppina era la moglie di un cugino di mia madre. Aveva gli occhi vigili di chi è abituato a scappare o ha dovuto imparare in fretta ad essere guardingo. Era una donna esile e si muoveva a scatti, come se fosse munita di molle o mossa dai fili di un puparo. A noi bambini piaceva, perché era strana. Lavorava come bidella in una scuola elementare vicino casa nostra, e quasi tutti i pomeriggi veniva a farci visita. Entrava trafelata “per un saluto veloce” e si fermava per ore. Ogni volta raccontava aneddoti spassosi su quanto accadeva a scuola e sugli scherzi che si facevano con i colleghi. Tuttavia, aveva l’abitudine di ridere e parlare allo stesso tempo, sicché si capiva poco o nulla di quello che diceva, ma noi eravamo travolti dal suo irresistibile cicaleccio e dalla risata col risucchio. Spesso si sganasciava dalle risate, si alzava in piedi per riprendere fiato, farfugliava parole incomprensibili e ci fissava come fossimo noi quelli strani. Poi batteva le mani sui fianchi ossuti, si piegava col busto in avanti, e scappava in bagno, stringendo le gambe. Dopo pochi minuti riappariva e chiedeva in prestito un cambio di biancheria intima a mia madre.

C’erano periodi in cui zia Giuseppina sembrava la persona più felice al mondo, ma più spesso capitava che dopo i saluti, facesse un cenno con la testa a mia madre. Era il segnale che dovevamo uscire dalla stanza per non ascoltare i discorsi dei grandi. Anche quel giorno la testa di zia Giuseppina s’era inclinata verso la spalla. Mi ero allontanata di qualche passo e, per ingannare l’attesa, osservavo quanto accadeva nella piazza.

All’angolo dell’ingresso principale della chiesa, c’era un gruppo di ragazzini, ben noti nel quartiere per le scorribande e i furtarelli. Erano serrati in circolo, confabulavano e, di tanto in tanto, esplodevano in risate sguaiate. Quello che sembrava il capo, aveva ordinato al più piccolo di spiare via Cipressi, gli altri si erano armati dei fiori marci accatastati agli angoli della piazza e si erano disposti su due file. I più grandi strattonavano i più piccoli, e li costringevano nella retroguardia.

Al passaggio della bicicletta nera del nostro vicino, un urlo selvaggio aveva dato il via a una gara di tiro al bersaglio. Investita dalla scarica di marciume, la bicicletta aveva sbandato più volte. Ricoperte dal liquame e dai residui dei gambi dei fiori, le ruote perdevano la presa sull’asfalto. Ogni slittata imprimeva un pericoloso moto oscillatorio al veicolo. Senza scomporsi, l’uomo spostava il peso del corpo sul sellino, stendeva l’una o l’altra gamba, e con vigorosi contraccolpi dei piedi sull’asfalto, recuperava l’equilibrio. L’abilità con cui il nostro vicino era riuscito a rimanere in piedi, aveva scatenato l’ira di quei monelli, che si erano abbandonati a un coro di minacce che scivolavano sotto l’algido sguardo del ciclista, che fissava la strada quasi non si fosse accorto dell'accaduto. Ero sorpresa dalla mancanza di reazioni di quell’uomo. Non capivo perché non si fosse fermato a rimproverare quei teppisti.

Dimentica della mia presenza, zia Giuseppina si era abbandonata a una pletora di insulti che coinvolgeva la terza e quarta generazione di quei selvaggi. Un ragazzetto della banda aveva agitato il pugno con quel che restava di un mazzo di gerbere, e aveva minacciato di usarci come nuovo bersaglio. La zia ci aveva salutato in fretta e furia, macinando in sordina dubbi sulla moralità delle madri e sulla paternità di quegli scalmanati. Era risalita in auto e con una sgommata si era allontanata. Risoluta a chiedere l’intervento del parroco, mia madre mi aveva trascinato in chiesa. C'era toccato un sermone sul perdono e l’offerta di un obolo.

All’uscita dalla chiesa, in piazza non c’era traccia dei ragazzini e dei fiori sparpagliati sulla via. Non so cosa sia accaduto mentre mia madre pregava per quei frutti che non erano caduti lontano dall’albero. Presto la vita avrebbe insegnato anche a loro che, sebbene a nessuno sia dato scegliere se, quando, dove e da chi nascere, di tutto il resto, ciascuno è responsabile.

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Mi chiedo che ci fai ancora fra gli esordienti. Hai davvero bisogno di più spazio, questo racconto meritava più spazio. Ben descritta la scena della bicicletta, il vicino era già comparso in un altro episodio, o sbaglio? Ti segnalo una piccola trascuratezza: dopo la frase “l’ira di quei monelli” c’è un periodo che presenta un eccesso di “che” all’inizio di ogni frase. Concordi? Per il resto, ineccepibile. Segnala il commento

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Cinzia m. ha votato il racconto

Esordiente
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Antonietta Cocco ha votato il racconto

Esordiente

Non ho mai avuto certezze né sulla responsabilità del nascere né sul divenire. Racconto molto piacevole, ben scritto. Avrei lasciato in sospeso ogni possibile interpretazione. Complimenti !Segnala il commento

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Maceto Pobbi ha votato il racconto

Esordiente
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Isabella Ross ha votato il racconto

Esordiente
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gionadiporto ha votato il racconto

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Katzanzakis ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

A noi bambini piaceva perché era strana, descrizione perfetta in poche parole. Vista la ricchezza dei due personaggi, ciclista e zia, ne avrei fatto due racconti. Bello.Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

A me piace come racconti quel mondo, forse non condivido a pieno la morale ma è un tema complesso :))Segnala il commento

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occhineri ha votato il racconto

Esordiente

Ben scritto. Anch'io penso che il racconto abbia risentito della limitazione delle 5000 battute.Segnala il commento

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Livy ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Amid Solo ha votato il racconto

Esordiente
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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Bella... Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Secondo me l'uomo in bicicletta è una figura centrale della narrazione, la vera metafora, il senso. Molto brava a descrivere la scena. Detto questo, forse è un tema troppo vasto per racchiuderlo in 5000. Forse tagliando qua e là qualche passaggio Segnala il commento

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Malehua ha votato il racconto

Esordiente

Scritto indubbiamente in buono stile, ma la trama lascia a desiderare sono due storie in una e non si capisce cosa leghi la prima alla seconda che invece è il fulcro del racconto, come il titolo suggerisce. Sperimenterei qualcosa di più incentrato e più vasto su entrambi i soggetti in due racconti distinti. Scrivi bene, può venirne fuori qualcosa di molto bello.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Forse un po' meno "scorrevole" degli altri tuoi, e la fine mi è parsa un po' troppo improvvisa, quasi perentoria e ineluttabile. Anche la morale la trovo un po' "stretta" per contenere tutte le istanze tracciate in precedenza... Segnala il commento

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Mong ha votato il racconto

Esordiente

Davvero. Non vediamo l'ora che tu ti conceda più spazio e ci racconti un pezzo più ampio della storia :-)Segnala il commento

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Luciano Rossi ha votato il racconto

Esordiente

Gran tema quello di chi cade vicino all'albero e da lì non prende il largo. Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Piacevole lettura, il tuo è uno scrivere intenso e leggero al contempo. Dal punto di vista del racconto è un po' disunito, forse un cameo all'interno di una storia più ampia?Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

Esordiente
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Mauro Serra ha votato il racconto

Esordiente

Ci sono tanti elementi nel tuo racconto. Dici troppo della zia spezzando l'azione iniziale, poi all'improvviso spuntano questi ragazzini che dovrebbero essere il centro del racconto ma non lo sono. Anche il messaggio finale risulta poco incisivoSegnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente
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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Ben scritto come sempre, con le atmosfere delle tua Sicilia che adoriamo. Ho avuto solo l’impressione che avesse bisogno di essere spalmato in una descrizione più lunga. Come se lo avessi un po’ costretto per rientrare nelle 5000 battute.Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Riuscita la parte della descrizione del tipo in bicicletta. Molto accurata e viva. La zia giuseppina esordisce bene con la sgommata. Poi il bozzetto delle sue visite avrei scorciato un po’ per dare meno didascalia. Invece la parte che non condivido è il’epilogo relativo ai giovinastri e alla vita. Avrei mollato la zia Giuseppina che li apostrofava in discorso diretto in siciliano. Un po’ alla Mastro don Gesualdo. Buona fine Pasquetta!! (Editare è una cosa. Scrivere un’altra. Molto piu faticosa ma siamo wui per dire la nostra. Leggere con attenzione e dare consigli in buona volontà )Segnala il commento

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Tiziana Fraterrigo ha votato il racconto

Scrittore

Magnifico spunto di riflessione. Grazie.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Bello Adriana, già così. Ma io lo immagino inserito in un contesto più ampio (il tuo libro, Adriana, lo voglio presto, subito!) a costituire lo splendido affresco del tuo mondo.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Molto belloSegnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

A leggerti si impara. Complimenti Adriana! E auguri!!!Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

argomenti scivolosi ma tu ci scrivi sopra con la stessa forza e abilità del vicino in bicicletta.Segnala il commento

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Mauro Scremin ha votato il racconto

Esordiente

Siamo responsabili di chi e di ciò che diventiamo...non dovremmo mai dimenticarcelo! Scritto splendidamente...Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente

Bellissimo!!! I tuoi personaggi mi sembra di vederli! ✨Segnala il commento

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di Adriana Giotti

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