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Narrativa

Fiori marci: versione originale

Di Adriana Giotti - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 10/04/2021

Versione semi-originale del testo. Ringrazio le/gli utenti che hanno segnalato i limiti e i difetti della prima versione.

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Quel sabato mattina, io e mia madre stavamo attraversando Piazza Cappuccini. Dalla traversina che costeggia il retro del cimitero, era sbucata un’auto a velocità sostenuta. Con un’inversione in curva, ci aveva tagliato la strada e si era fermata pochi metri più avanti. Dal finestrino aperto era sbucata la testa riccioluta di zia Giuseppina, la cui voce roca aveva superato di parecchi decibel lo stridore delle frenate e i clacson degli automobilisti indignati dalla manovra.

Zia Giuseppina era la moglie di un cugino di mia madre. Aveva gli occhi circospetti di chi è abituato a scappare o ha dovuto imparare in fretta ad essere guardingo. Era una donna esile e si muoveva a scatti, come fosse munita di molle o mossa dai fili di un puparo. A noi bambini piaceva, perché era strana. Lavorava come bidella in una scuola vicino casa nostra, e tutti i pomeriggi veniva a farci visita. Entrava trafelata “per un saluto veloce” e si fermava per ore. Raccontava aneddoti spassosi su quanto accadeva a scuola, tuttavia, poiché aveva l’abitudine di ridere e parlare allo stesso tempo, si capiva poco o nulla di quello che diceva. Noi bambini eravamo travolti dal suo irresistibile cicaleccio e dalla risata col risucchio. Spesso si sganasciava dalle risa, farfugliava parole incomprensibili e ci fissava come fossimo noi quelli strani. Poi batteva le mani sui fianchi ossuti, si piegava col busto in avanti per riprendere fiato, e scappava in bagno, stringendo le gambe. Dopo pochi minuti riappariva e chiedeva in prestito un cambio di biancheria intima a mia madre.

C’erano periodi in cui zia Giuseppina sembrava la persona più felice al mondo, ma più spesso capitava che dopo i saluti, facesse un cenno con la testa a mia madre. Era il segnale che dovevamo uscire dalla stanza per non ascoltare i discorsi dei grandi. Anche quel giorno la testa di zia Giuseppina s’era inclinata verso la spalla. Mi ero allontanata e, per ingannare l’attesa, osservavo quanto accadeva nella piazza.

Vicino all’ingresso della chiesa, c’era un gruppo di ragazzini, ben noti nel quartiere per le scorribande. Erano serrati in circolo, confabulavano e, di tanto in tanto, esplodevano in risate sguaiate. Quello che sembrava il capo, aveva ordinato al più piccolo di spiare via Cipressi, gli altri si erano armati dei fiori marci accatastati agli angoli della piazza e si erano disposti su due file. I più grandi strattonavano i più piccoli, e li costringevano nella retroguardia.

Al passaggio della bicicletta nera del nostro vicino, un urlo selvaggio aveva dato il via a una gara di tiro al bersaglio. Investita dalla scarica di marciume, la bicicletta aveva sbandato più volte. Ricoperte dai residui dei gambi dei fiori, le ruote perdevano la presa sull’asfalto. Ogni slittata imprimeva un pericoloso moto oscillatorio al veicolo. Senza scomporsi, l’uomo spostava il peso del corpo sul sellino, stendeva l’una o l’altra gamba, e con vigorosi contraccolpi dei piedi sull’asfalto, recuperava l’equilibrio. L’abilità con cui il bersaglio era uscito indenne dall’offensiva, aveva scatenato un coro di minacce. Ero sorpresa dalla mancanza di reazioni di quell’uomo, dalla fissità dello sguardo, quasi non si fosse accorto dell’agguato. Non capivo perché non si fosse fermato a rimproverarli.

Dimentica della mia presenza, zia Giuseppina si era abbandonata a una pletora di insulti che coinvolgeva la terza e quarta generazione di quei selvaggi. Un ragazzetto della banda aveva agitato il pugno con quel che restava di un mazzo di gerbere, e minacciato di usarci come nuovo bersaglio. La zia lo aveva puntato con l’indice e freddato con un secco “Ora ci pensu io”. Ci aveva salutato in fretta e furia, era risalita in auto, e con una sgommata si era allontanata. Speravo che finalmente ci saremmo rifugiate nella pace del cimitero, invece mia madre mi aveva trascinato in chiesa. In sacrestia aveva chiesto del suo confessore e, ancora una volta, ero stata allontanata per non sentire i discorsi dei grandi. Seduta sulla panca, sentivo appena i suoi sussurri, non capivo cosa dicesse ma percepivo la sua ansia. Solo il prete, anziano e sordo, aveva ripetuto più volte ad alta voce “I parenti non si scelgono”. Ci era toccato un sermone sul perdono e offrire un obolo per “le pecorelle smarrite”.

All’uscita, in piazza non c’era traccia dei ragazzini e dei fiori sparpagliati sulla via. Non so cosa sia accaduto mentre eravamo in chiesa. Ma ricordo che dopo l’episodio, le visite della zia si erano diradate, poi ridotte a un veloce saluto, e infine interrotte. Quando chiedevamo spiegazioni di quell’assenza, mia madre glissava o si limitava a ripetere “Non è una vostra zia, è una mia lontana cugina”.

Solo anni dopo ho scoperto che si perdono pecore e agnelli. Mia madre era come il nostro vicino: camminava con lo sguardo fisso alla strada per non cadere, e condurci altrove. Ancora oggi, a 91 anni, ripete spesso che a nessuno è concesso decidere se, quando, dove e da chi nascere. Ma, di tutto il resto, ciascuno è responsabile.

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

Letti in sequenza e trovo questo secondo più godibile. A mio gusto resta un po' lungo "l'intermezzo" relativo alla zia, anche se in questa versione assume più senso grazie al finale che ci lascia incuriositi: cosa è successo in piazza? E fra tua madre e la lontana cugina?Segnala il commento

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mariomonfrecola ha votato il racconto

Esordiente

un'altra fotografia dall'album dei ricordi di Adriana! Piaciuta anche questa versione, forse più diretta e con l'obiettivo pronto a scattare, senza giri di parole. Ci regali immagini colorate di un'infanzia tra saggezza e piccoli misteri familiari irrisolti. Sempre emozionante leggerti perché da una storia universale dove descrivi zii e personaggi presenti in ogni famiglia, ognuno può ritrovare un po' dei suoi ricordi di bambino. Brava Adriana :-)Segnala il commento

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Rosnikant ha votato il racconto

Scrittore

Lo sguardo disincantato della ragazzina verso il mondo degli adulti... una visione che compare nel ricordo e dona grande vitalità letteraria... Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

qui ci lasci con un grande dubbio (cosa sarà successo? l'hai poi saputo? e come l'avrai scoperto?). e con uno sguardo più malinconico.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Tenendo salde le fila di tutti gli elementi già presenti nel primo, hai ottimizzato un racconto che comunque era già buono. Cosa sarà successo fra mamma e zia? C’è lo racconti nel prossimo?Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello. Un racconto gestito con convinzione. Tutti gli elementi si uniscono bene all'insieme.Segnala il commento

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Amid Solo ha votato il racconto

Esordiente
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Cinzia M. ha votato il racconto

Esordiente
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albertoferro ha votato il racconto

Esordiente

Bello. Si avrebbe voglia di leggere tanto altro dei tuoi ricordi di bambina. Perchè non adotti il sistema delle storie a puntate?Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Era già bello, come ogni tua storia. Sei riuscita a migliorarlo!Segnala il commento

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Christina Carol ha votato il racconto

Esordiente

Anche per me meglio la seconda versione. E poi incuriosisce. Cose è successo?Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Hai tagliato l'incipit, che rubava troppo, e altri interventi qua e là. Il risultato, almeno a mio gusto, è migliorato molto Sì, sei "molto" tu...Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Esordiente

Mi piace di più così Segnala il commento

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Antonio M. ha votato il racconto

Esordiente
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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

Trasporta in ricordi che restano per sempreSegnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Modificato di poco eppure funziona meglio, oppure mi è sembrato solo più familiare. Rileggendo i tuoi racconti mi rimane sempre una sensazione di colore e umanità. BravissimaSegnala il commento

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Mauro Serra ha votato il racconto

Esordiente

Adriana hai il respiro lungo della maratoneta costretta a correre i cento metri. L'umiltà di accettare suggerimenti e critiche con il risultato di aver tirato fuori con pochi ed essenziali tagli un racconto fluido e chiaro con ogni elemento in equilibrio. Complimenti!Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore
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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente

Bellissimo anche cosìSegnala il commento

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Mauro Scremin ha votato il racconto

Esordiente
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Isabella☆ ha votato il racconto

Esordiente
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StefanoS ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Brava come sempre...Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Mi era piaciuto anche nell'altra versione anche se penso non hai modificato tanto. Ben scritto.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Sempre bello Segnala il commento

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di Adriana Giotti

Scrittore
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