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Autobiografia

Flashback

Pubblicato il 05/10/2019

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Aggrappato alla gamba di un tavolo da cucina, un bimbo piange e chiama la mamma. Oltre il sipario della tovaglia intravede le gambe di un uomo e sente una voce gridare: è mio padre.

...

24 Dicembre... un vecchio prete cammina lento in un grande giardino spoglio; poco più in là un bambino dal viso serio lo guarda venirgli incontro, mentre maneggia un grande arco di legno.

Tuo padre oggi non é potuto venire… si, puoi giocare ma stai attento, non farti male"

Incocca la freccia e prende di mira un albero…

Poteva venire la mamma, ma non è il suo turno e papà non vuole, però è riuscita a mandarmi un bel regalo”.

La motoretta corre per una strada di campagna tutta buche e avvallamenti. Ad ogni sobbalzo acute fitte di dolore come lame nella schiena mi tolgono il respiro, sento il vento freddo sul viso e ho paura: il cielo è viola. Vorrei dire a mio zio di fermarsi, ma mi manca la voce.

Sono seduto sulla sponda di un lettino, la maglia tirata fin sul collo a scoprire la schiena. "Respira! Bravo ancora un bel respiro… tossisci". Il disco di metallo gelato accentua il senso di freddo; le dita del dottore sono dure, dolorose mentre battono con forza sulle costole traendone un suono sordo e sgradevole.

Un uomo mi prende per mano e mi fa scendere dal treno: "Tua madre ha detto di consegnarti a tua nonna che ti sta aspettando". La vedo arrivare, bassa, con il viso rotondo e lo scialle sulla testa. È agitata, commossa come una chioccia che ha ritrovato un pulcino. "Bello de nonna, sei arrivato, sarai stanco, tutte quelle ore... da Milano. Ringrazia questo signore, così gentile".

Una camerata lunga e stretta, fiocamente illuminata e silenziosa: di tanto in tatnto l’eco di rumori soffocati. Un seminarista in tonaca avanza silenzioso fra le due file opposte di letti, mormorando un latino biascicato e consunto dalla veglia… si ferma all’altezza della mia testata… "togli le mani da sotto le lenzuola, sai che è proibito, recita l'atto di dolore e dormi".

La professoressa di francese, dolce e bella, mi siede vicino e mi accarezza il viso. "Bravo! Hai fatto il compito migliore".

Gioco insieme ad altri ragazzi in un cortile polveroso, duro e grigio, disseminato di ghiaia minuta e abrasiva di cui porto i segni sulle ginocchia. Grassi e magri, piccoli oppure altissimi, infagottati in indumenti troppo lunghi o troppo corti, così mi appaiono: tutti ugualmente brutti e sgraziati come se la mancanza di amore li avesse marchiati. Guardo in faccia 'Cesso ambulante' che si lecca il moccio dal naso e sento la sua puzza di sudore e denti cariati... urlo il suo nome e comincio a correre.

Guardo i pezzi di carne grassa e nervosa che non riesco a ingoiare e mi sento rivoltare lo stomaco, ma faccio finta di nulla aspettando l’occasione per gettarli sotto il tavolo, o nasconderli in tasca…

"Pensate ai bambini che muoiono di fame, che non hanno da mangiare, dovete vuotare il piatto, non fate gli schizzinosi": è il vicedirettore del collegio che parla. Basso, con una grossa testa rotonda e la voce stentorea. "Guai a chi di voi pensa di buttar via o nascondere il cibo, abbiamo trovato pezzi di carne sparsi in tutto il refettorio, anche nei portatovaglioli di plastica".

Usciamo in fila, a due per due, mentre lo gnomo nero che ci ha ammoniti ci controlla dietro gli occhiali di metallo. È un sadico, gli piace somministrare ceffoni a chi commetta delle mancanze.

Il sabato è il suo giorno preferito, quando alla fine della cena chiama, uno ad uno, quelli di noi che durante la settimana sono stati segnalati dal loro prefetto per aver commesso qualche infrazione. Li fa salire su un basso sgabello, li addita con disprezzo, elenca i loro 'peccati' e infine  con un gesto teatrale si toglie dal polso quadrato l' orologio  con il cinturino in metallo elastico e lo ripone in tasca. Ordina loro di stare fermi e diritti con le mani lungo i fianchi e li colpisce seccamente sul viso. Il colpo è abbastanza forte da far vacillare, ma bisogna restare immobili e tacere. Spesso gli schiaffi sono due, uno a sinistra e l’altro a destra. Ricordo ancora distintamente il rumore e i segni delle dita sulle guance bagnate dei miei compagni.

"Papa! Ti giuro che se mi mettono una mano addosso scappo"

La cappella piena di fiori é splendida. Nell'aria l’odore d' incenso e le note dell’organo: è messa cantata. Il celebrante veste ricchi paramenti. In piedi sul sopralzo sistemato per l’occasione davanti all' altare,attendo che il maestro di musica mi dia l’attacco… “puoi ancora cantare da contralto... crescendo la tua voce cambierà” .

 Mi batte il cuore, ma non di paura… tocca a me. All' inizio sono contratto, poi man mano che la musica di Schubert si dipana dall' organo, spiego la voce e mi libro nell'aria " Ave Maria...

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Lerio ha votato il racconto

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Giulia_F ha votato il racconto

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Editor

Mi piace molto, soprattutto il modo in cui lo hai sviluppato Segnala il commento

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Bakunin Writer ha votato il racconto

Esordiente

Tutto sommato mi è piaciuto anche se pesantino ..Segnala il commento

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Ti sei preso una pausa dalla poesia per regalarci alcune pagine della tua vita. Le ho trovate sincere e particolarmente sentite.Segnala il commento

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palu ha votato il racconto

Esordiente

Toccante, specialmente per chi si è riconosciuto in alcune delle fotografie che fai scorrereSegnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Esordiente

Piace la scrittura e le scene. Il soggetto... davvero tua autobiografia?Segnala il commento

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Debora Pezzetta ha votato il racconto

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Danilo ha votato il racconto

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di Vinantal

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