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Narrativa

FLASHBACK

Di Primavera - Editato da PRIMAVERA
Pubblicato il 16/03/2020

Viaggio nel tempo e nello spazio. Sensazioni che cambiano le prospettive.

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 Le gambe lunghe, bianche, aggraziate, sono perfettamente allineate al bordo. Una piccola spinta che mette in evidenza tutta la muscolatura di polpacci e cosce ed eccola disegnare un angolo nell’aria e ricadere con una perfetta linea retta nell’acqua sottostante. Splash!

La si vede nuotare come un’ ombra che avanza armoniosamente sospinta da un’energia invisibile. Claudia era tutt’uno con l’acqua, le si avvolgeva attorno, sembrava scivolare tra lenzuola di seta azzurra che le danzavano intorno librate da una magia. L’acqua era tutto per lei, non poteva farne a meno, ne aveva bisogno più dell’aria per respirare.

Il padre le aveva insegnato a stare a galla all’età di 5 anni, la madre seppur terrorizzata, aveva acconsentito ad iscriverla in piscina. Peccato doversi accontentare di quelle poche ore, Claudia sapeva che i suoi genitori non potevano permettersi ulteriori sacrifici per darle la possibilità di tentare l’agonistica. Nuotare la rendeva felice. Le bastavano poche vasche sferzando l’acqua per sfogare tutte le tensioni. Spalle forti e sexy che uscivano dalle spalline sportive del costume olimpionico. Vederla uscire dall’acqua era tremendamente affascinante. Non usava la scaletta, appoggiava le mani al bordo, con una piccola spinta torceva elegantemente il busto e si metteva a sedere. Si toglieva la cuffia. I capelli bagnati le ricadevano sulle spalle mentre le goccioline seguivano la curva della schiena.

Claudia aveva ripreso da poco le sessioni del suo solitario allenamento dopo che una dolorosa tendinite alle spalle le aveva impedito per mesi di nuotare. Aveva provato di tutto, ma il sollievo sembrava tardare. Terapeutico l’incontro con Lama Ly durante una cerimonia di guarigione collettiva organizzata al centro Yoga di fronte a casa sua. Conosceva l’insegnante da anni. Mariangela, era una persona estremamente solare, positiva, incontrandola quella mattina l’aveva invitata alla cerimonia di guarigione.

Il centro era un semplice salone, sul cui pavimento in parquet erano distesi dei tappetini mentre, alle pareti, veleggiavano drappi arancioni di varie tonalità. Si respirava il profumo tipico dei templi orientali, un misto di incenso e oli odorosi, una calma senza spazio e tempo, un’aurea mistica e di pace. Claudia prende posto su uno dei tappetini, accanto a una sua amica. Si guarda intorno, rapita da quell’atmosfera lontana.

 Il Lama comincia la sua preghiera, le parole arrivano alle sue orecchie come note di un'antica cantilena. La mente ora è leggera, le mani, appoggiate alle ginocchia, seguono l’armonia delle campane tibetane e del Radong. Claudia socchiude gli occhi, le arrivano le immagini di fiamme, a prua di una piccola imbarcazione. Un omino piccolo, baffi e capelli neri, vestito da marinaio degli anni cinquanta tenta invano di spegnere l’incendio con delle coperte. Inutile ogni tentativo. Alcune persone si buttano in mare tentando di salvarsi, lui no. L'omino continua a a domare le fiamme fino a quando non scompare. Non capisce il perché di quell’immagine, riapre gli occhi, intorno domina l’arancione. Le tende sono arancioni, l’abito del Lama è arancione, i drappi dietro all’altare improvvisato, sono arancioni. Forse quell’arancione ha influenzato la visione. Non sa quanto tempo è passato ma nota che la cerimonia è finita. Alcuni dei presenti sono in fila per salutare Lama Ly.

Claudia raggiunge il gruppetto degli ultimi rimasti e attende il suo turno. Non sa perchè ma aspetta illuminata dal sorriso incoraggiante delle persone attorno a lei. Nella sala ora ci sono solo lei, l’insegnante di Yoga, il traduttore, Lama Ly, Carlo il suonatore di Radong e Pamela alle campane tibetane.

Lama Ly le sorride, ha uno sguardo dolce, sereno. Le chiede se ha trovato ciò che sta cercando. Claudia non comprende ma si ritrova a raccontare ciò che crede di aver immaginato. Lama Ly fa dei piccoli cenni con la testa il suo viso è pacifico. Al termine del racconto dice: “ciò che hai visto fa parte del tuo albero, la foglia staccata è stata portata dal vento. Segui il tuo fiume”. Claudia rimugina per giorni su quelle parole, ricorda che la mamma le aveva detto che uno zio, il fratello del padre, amava il mare. Per inseguire il suo sogno si era imbarcato e di lui si era perso ogni contatto.

Forse questa grande passione Claudia l’aveva presa da questo suo lontano parente. Il pensiero le va e viene dalla testa,  si fa spazio l’idea che ciò che crede di avere immaginato è in realtà ciò che è accaduto al fratello di suo nonno. Stiamo parlando di circa 70 anni fa. Nei giorni successivi digita in internet sperando di trovare notizie di imbarcazioni andate a fuoco, nulla! Ma dove cercare? Interroga la mamma e la zia per avere notizie, nulla! Non le resta che sperare in qualche foto dell’album di famiglia; nessuna foto, solo quella del nonno. In effetti, aggiungendo 2 baffetti...beh si, potrebbe essere…. la foglia staccata! Un tuffo, una guarigione, un fiume da seguire!

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Isa.M ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

ben scritto. Forse il finale merita di essere ampliatoSegnala il commento

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baccaja ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

Piaciuto molto! Scorrevole come il fiume da seguire. Scritto bene, con romanticismo e una vena poetica.Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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