C’è fame di aceri celtici

saldi nel tronco della ragione

fieri nei rami cinerei

lisci come l’orma dei pionieri

a calcare i sentieri per i posteri

senza i serpeggi e le recidive delle deviazioni


chè una sola è la strada

se pianifichi il ritorno


C’è fame di miele di castagno

sciolto nel latte appena munto

di ricci schiusi dai frutti maturi

sedotti dal ronzio delle braci

arrossiscono i visi i tizzoni

e le dita azzurre di gelo

come creta e pastelli

a disegnare altre forme e altre sorti


C’è fame di sguardi sapienti

che riparino errori

d’indignazione verso menti corrose

dall’ambizione, dalla follia

di rinascita e giustizia

super partes


e schiamazzi di bimbi

nei cortili, dimentichi

della strada verso casa.