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Umoristico

Fuori fuoco

Pubblicato il 24/09/2019

Ciò che si cela nello sfondo sfocato di una sfilata qualunque: rughe, grasso, senilità, arrivismo, pettegolezzi, e sciarpe bellissime.

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Alle sfilate tutti guardano le modelle e nessuno chi ci sta dietro. Si mette a fuoco qualche creatura diafana ricoperta di piume o stracci a seconda dell’estro del momento; tutto il resto è l’equivalente visivo del rumore bianco. D’altronde la moda è perfezione, e tale deve restare: e la stragrande maggioranza della sedicente crème che presenzia a questi eventi spesso sembra pronta più per la sagra della porchetta che per un etereo dispiegarsi di pizzi e volant.

Osservate gli ultimi scatti: c’è una ragazza perfetta; nonostante abbia passato le ultime settimane a sostentarsi con un bicchiere d’acqua e qualche goccia di Valium, nonostante le abbiano rasato le sopracciglia perché così vogliono le ultime tendenze, nonostante sulle labbra le abbiano spalmato un improbabile rossetto nero da adolescente depressa, tutto quanto in lei è oltre.

Ora aguzzate la vista e provate a concentrarvi sulla massa seduta dietro di lei. 

C'è una donna in particolare, genericamente di mezza età – dai quarant’anni in poi le donne si trasformano come per magia in indefiniti esseri di mezza età, tanto che tutte le vecchie glorie sono costrette ad ostentare quanto siano in forma nonostante un compleanno in più alle spalle, come se accumulare brandelli di vita sia una cosa di cui vergognarsi – genericamente di mezza età, dicevamo, con dei boccoli che su una ragazza farebbero l’effetto di una bambola di porcellana, ma che su di lei richiamano la Bette Davis di Che fine ha fatto Baby Jane?.

E questa è solo la prima occhiata: se decidete di farvi venire le rughe a forza di stringere gli occhi, perché ricordiamocelo, tutto ciò che non è bellissimo deve essere fuori fuoco, un sentimento nuovo si farà strada: la pietà. Le caviglie ormai ridotte a un turgido prolungamento dei polpacci vengono segate da un cinturino troppo stretto; sui fianchi si intravede l’elastico di un mutandone contenitivo che nulla può contro la gravità; il collo si ripiega su se stesso – avrebbe voluto mettere una sciarpa strategica a nasconderlo, ma quest’anno sono bandite, e dunque ha dovuto accontentarsi di qualche cerotto sulla nuca, sperando che nessuno li noti; il viso poi è tremendo – non ancora rugoso, ma già segnato, a testimoniare che non si dovrebbe più restare alzati fino a tardi passati i venticinque anni. 

Non guarda nemmeno ciò che sta passando davanti a lei. Scorre svogliatamente lo schermo del telefono, forse sta pensando a quel film che le piacerebbe tanto vedere se non fosse costretta a presenziare ogni sera a un party diverso. Per cosa, poi? Ormai in pochi la conoscono, al limite qualche imbolsito addetto ai lavori.

Ma questa parata di lustrini e flash sarebbe ancora sopportabile, se non fosse che queste riflessioni non sono passate soltanto per la sua testa. C’è un’altra persona che la vede così; solo che questa, anzi questo, che ha vent’anni in meno di lei e che come lei vent’anni addietro è affamato di fama, non si è limitato a sogghignare fra sé, ma queste parole le ha messe su carta; certo non Vogue, però comunque una rivista sufficientemente diffusa perché già si cominci a ridere sotto ai baffi. Il lato positivo è che nel regno dell’effimero di solito queste cose non restano alla ribalta per più di una settimana – il tempo necessario per individuare la prossima vittima.

Lei lo sa; solo che è stanca. Non tanto delle dicerie sulla sua persona, a quelle ormai ci ha fatto il callo; è stanca di doversi alzare ogni mattina all’alba per stuccarsi la faccia, di doversi ingabbiare in vestiti che paiono armature, di arrampicarsi su trampoli che le fanno venire le vesciche, di non potersi rosicchiare le unghie in santa pace. È talmente stufa che non ha neppure voglia di reinventarsi: anche perché quale altro lavoro potrebbe fare una che dalla maggiore età ha sempre e solo bazzicato per il bel mondo? Non la prenderebbero neppure a fare la commessa in un grande magazzino – anche perché si sa, le commesse devono essere carine, simpatiche, giovani.

E allora ecco che improvvisamente sorride, proprio come quel ragazzino crudele, si avvia verso il suo armadio, prende la sua sciarpa più bella, ché almeno tra le mura di casa sua è libera di poterla indossare, e la passa intorno a quel collo non più sodo. Dolcemente, come una carezza, un abbraccio tenero e al contempo forte, sicuro, saldo, sempre più saldo, finché le labbra non assumono la stessa sfumatura violacea che ha visto in passerella, gli occhi non si rovesciano come nei sogni del truccatore più perverso, le ginocchia cedono come dopo troppe ore su dei tacchi troppo alti.

La troveranno il mattino dopo; diranno che non sopportava il passare degli anni. Nessuno noterà il ghigno che ancora aleggia sul volto tumefatto, la consapevolezza che quella stessa sorte toccherà al suo ingenuo persecutore qualche anno più tardi. Del resto, a chi piace soffermarsi sui cadaveri? Molto meglio sgombrare la mente con qualcosa di bello. A proposito, le avete già viste le foto dalla ultima fashion week? 

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Danilo ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Interessante fotografia di un mondo dorato solo in apparenza. Piaciuto.Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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Trovo stonati quegli osservate etc. Rivolti ai lettori. Senza sarebbe stato meglio.Segnala il commento

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Giulia_F ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

Esordiente
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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Molto amaro, perché vero.Segnala il commento

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Frazak ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Stile eccellente, narrazione superba, soggetto ben tornito... Peccato per qualche d eufonica intravista qua e là... Ma giurerei che era una Segnala il commento

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di francesca.berneri

Esordiente