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Narrativa

Il barattolo della gelatina per capelli

Pubblicato il 12/09/2019

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E' una settimana che non vieni a prendermi. Mamma dice che hai la febbre ma io non le credo. Giovedì l'ho sentita piangere mentre era chiusa in bagno. Mi sono accovacciata alla porta, anche se dice sempre che origliare è maleducazione, e ho ascoltato i suoi singhiozzi, poi sono scappata via perchè veniva da piangere anche a me.

Sai, papà, ieri mi è sembrato di averti visto, anzi sono sicura che fossi proprio tu. Ero uscita da scuola, mamma mi aveva detto che potevo andare al bar a comprare il succo d'arancia e quando sono scesa dall'auto, ti ho visto parlare con Luigi. Dice che non eri tu quello che non mi ha salutata, ma non è vero, papà : io ti riconoscerei tra mille. Perchè non mi hai guardata? E' colpa dei capelli? L'avevo detto alla mamma che non volevo tagliarli, sarei diventata brutta e non saresti più venuto a prendermi nel fine settimana. Lo sapevo, lo sentivo. Ma Delia della quarta C mi ha attaccato i pidocchi quando facevo i compiti da lei, capisci? Te l'avrei detto questo sabato, non appena mi fossi venuto a prendere. Ti ho aspettato quasi tutto il pomeriggio, poi mamma mi ha messa a letto ma non ho voluto mettere il pigiama perchè volevo essere già pronta nel caso fossi arrivato. Ho dormito con il vestito nuovo perchè volevo che lo vedessi, me l'ha regalato zia Laide. Dice che ha lo stesso colore dei miei occhi. Quando le ho detto che i miei occhi sono uguali ai tuoi, mi ha guardata con una faccia strana e ha iniziato a parlar male di te con la mamma. Poi ho iniziato a piangere e sono scappata.


E' un mese che non vieni, papà. Questa notte ho vomitato. Mamma ha chiamato il medico e quando è arrivato non c'era nemmeno ancora il sole. Ho sentito lo stetoscopio sulla pelle e non la smettevo di tremare dal freddo. Dice che sto bene. Eppure mi sento così male, papà. Anche mamma è preoccupata. Forse ti ho fatto qualcosa. Forse sei ancora arrabbiato per quella volta che ti ho abbracciato troppo forte e ti è caduto il caffè sui pantaloni. Non volevo, te lo giuro.


Ho segnato col pennarello rosso sul calendario l'ultimo giorno in cui sei venuto da me : sei mesi fa. Mi avevi portata al drive- in, ti ricordi? Era sabato e davano Tarzan. Mamma diceva che quel giorno non ti spettava vedermi, non era deciso così. Ha parlato di giudici,tribunali e giorni da rispettare. Ma, alla fine, l'abbiamo convinta e mi sono addormentata sul sedile posteriore della tua macchina che puzzava di polvere e pane secco. Sogno quella sera tutte le notti, papà, perchè ho paura di dimenticarti. L'altro ieri in bagno ho trovato la tua gelatina. Mi sono arrampicata sulla mensola e ho preso il barattolo tra le mani. Quando l'ho aperto, ho sentito l'odore dei tuoi capelli. Mi veniva da piangere, così l'ho portato via e l'ho nascosto nel mio armadio. Ogni tanto apro l'anta, lo annuso e gli parlo. Oggi gli ho raccontato della gara di tabelline che ho vinto a scuola, poi è entrata mamma di colpo e ho dovuto nascondere tutto. Mi piace parlare con lui, papà, perchè sono sicura che le mie parole arrivano anche a te. E' vero? No, non è vero! Altrimenti saresti corso a casa contento della mia vittoria e magari mi avresti comprato quella mega confezione di caramelle che ho visto in bottega. Anzi, forse ti arriva. Ti arriva tutto quello che gli dico e tu lo ignori! Ignori tutto! Perchè non mi vuoi più bene! E' così? Dimmelo! Ti odio!


La tua gelatina sta tranquilla nell'armadio da più di un anno. L'ho nascosta talmente bene che mamma sembra non rendersene nemmeno conto. Il giorno di Capodanno, ho aspettato che i nonni scendessero per la cena, ho aperto l'anta e ho dato un leggero bacio sul tappo. So che lo hai ricambiato perchè, quando ho staccato le labbra, mi sono accorta di averle tutte impiastricciate e azzeccose. Oggi, invece, ho pianto. Più del solito. Quasi mi scoppiavano gli occhi, facevo fatica a respirare e la gola mi graffiava così tanto che non riuscivo a parlare col barattolo che è rimasto a fissarmi.

 Volevo raccontargli che, tra poco, festeggio la mia prima comunione e che ho comprato un vestito di tulle bianco merlettato, ma le parole non mi sono uscite. Davvero.

Quando ho ripreso fiato, sono riuscita a dirgli solo una cosa: non ricordo più il suono della tua voce.






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Il Verte ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Lisa Ma ha votato il racconto

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Debora Pezzetta ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Vero, dolce, ma non sdolcinato: di una dolcezza tenera e sobria, che mi riporta indietro negli Anni. Bello il finale, anche se triste.Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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Una coltellata nello stomaco.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Commovente senza sconfinare nel patetico. Raccontato con semplicità dalla voce della bambina.Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

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Editor

freddamente straziante. c'è misura, e le stagioni scorrono a passi da gigante ad ogni apertura di armadio. una madeleinette cosparsa di gel.Segnala il commento

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Vaguzzina ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Quanto dolore.Segnala il commento

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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di Ingrid

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