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Romance

Gelosia retroattiva

Pubblicato il 24/11/2022

A volte si prova nostalgia verso epoche mai vissuti, luoghi mai visti...persone mai conosciute. Questa sensazione alienante ci culla all'interno di una bolla perfetta, altre volte però il sentimento che si prova può essere tutto l'opposto. Diventa un tarlo incessante che sfianca l'esistenza.

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È notte, un uomo si tormenta in un letto: il sonno non arriva. Si alza e si avvicina alla finestra, dà un’occhiata alla strada: i locali sono ancora aperti, c’è ancora qualche studente che prova a far festa e qualche ubriaco che biascica parole in una lingua incomprensibile. In lontananza il vecchio orologio scandisce il tempo e il fiume, silenziosamente nero, scorre sotto i grandi ponti. Va in cucina, prende una bottiglia dalla credenza e poggiato ad una sedia, beve.

Dalla consolle tira fuori una vecchia scatola di legno, la poggia sul tavolo e poi inizia a sfogliare e a controllare minuziosamente il contenuto.

Ci sono delle lettere, sono delle lettere bellissime, lui lo sa e se ne rammarica; per vivere l’uomo scrive ed inventa storie, avrebbe fatto un patto con il diavolo per scrivere qualcosa con quella spontaneità e passione, erano davvero delle bellissime lettere. Ci sono anche due biglietti di quel famoso teatro, alcuni invece, mezzi strappati, sono delle ferrovie di vari Paesi e città e poi delle fotografie.

I soggetti ricorrenti sono per lo più vecchi o persone del ceto medio alle prese con le battaglie quotidiane: lavoro, discorsi, commissioni e futilità simili. Ci sono anche delle pellicole non ancora sviluppate, l’uomo le prende e le guarda da vicino. È una trentacinque millimetri, il soggetto è quasi sempre lo stesso: una donna.

È molto affascinante, ha dei tratti che potrebbero essere scandinavi ma di questo non ne è sicuro. L’uomo si commuove e poi richiude la cassetta.

In controluce, poggiata alla parete, c’è una figura esile con le braccia conserte, ha i capelli lunghi e arruffati.

«Ma che fai in piedi a quest’ora?» Dice poi.

«Non riuscivo a dormire».

La donna si avvicina al tavolo, guarda la scatola, si siede e poggia la testa stanca sulla mano e fissa l’uomo con un sorriso. «Ti sembra normale?» Chiede.

«No… ma non posso farci nulla, non riesco a non pensarci» aggiunge dopo aver riempito un altro bicchiere.

«È successo otto, nove anni fa credo! Prima che ti incontrassi soprattutto… che importanza ha?»

«Nessuna, nessuna. Non riesco però a togliermi dalla testa questa cosa» spiega l’uomo.

«Sai che prima di questo ci sono state altre persone? Anche prima di conoscere te, lo sai perfettamente vero?»

«Certo, ma qui è diverso… non riesco a spiegarmelo ma è diverso».

«Ascolta» dice la donna «ho avuto delle esperienze, ho viaggiato - è il mio lavoro - ho conosciuto persone, con alcune di loro sono stata insieme, con altre no. È la vita… è la vita passata soprattutto, non posso mica cancellarla! E poi che senso avrebbe? Non puoi tormentarti e tormentarmi così, è una mancanza di fiducia lo capisci?»

«Sì che lo capisco… ma è questa che non lo manda giù» l’uomo si dà un colpettino sulla fronte e poi abbozza un sorriso.

«Io non posso farci niente, posso solo darti il mio tempo, sono anni che ti dedico il mio tempo, sono anni che ci concediamo il nostro tempo reciprocamente, è una cosa molto seria e molto bella sai? Scegliere di fermarsi è un gesto importante, non ti nego che a volte, qualche ricordo della mia vita precedente ancora compare ma non ha importanza».

L’uomo annuisce, il monologo della donna non ha tuttavia l’effetto sperato. Non si tratta di accettare un passato, si tratta di capire come mai non si riesce a capire, è questo il tormento dell’uomo. L’uomo esiste, questa è la sua unica certezza, esiste però anche lei ed esiste anche ciò che gira intorno alla sua esistenza.

L’uomo esiste. La donna esiste. Il tavolo, le foto, il bicchiere: esistono anche loro. Tutto esiste, anche ciò che non si conosce.

«E poi» continua la donna «anche tu hai avuto altre relazioni, altre storie e altre persone. Su alcune di loro hai addirittura scritto, le hai rese immortali, eterne… io come dovrei sentirmi? Ogni volta che apro un tuo libro una di loro mi compare davanti e non solo a me ma a tutte quelle persone che leggono».

L’uomo a questo non ci aveva mai pensato, scrivere storie è il suo lavoro, scrivendole cristallizza il tempo. In fondo non c’è nessuna differenza tra uno scrittore ed una fotografa, entrambi catturano dei momenti, usano solo strumenti diversi.

«Hai ragione… ma ho un blocco solo con questi ricordi».

«Se domani cestinassi tutto, ti sentiresti meglio?»

«No» risponde l’uomo «che senso avrebbe? Non si può cancellare la storia. Riscriverla… questa sarebbe una buona tecnica, ma poi diventeremmo tutti dei bugiardi e questo status è riservato solo agli artisti. Che senso ha cestinare i ricordi se poi continuano a vivere nella mente di chi li ha vissuti? Che senso ha demolire statue, bruciare libri, censurare film se poi la storia è comunque accaduta? Sarebbe solo da ipocriti».

«Esatto, quello che è passato è passato. Proviamo invece a progettarci un futuro… o perlomeno non intossichiamoci il presente».

La donna sorride, si alza e invita l’uomo a tornare a letto.

Il giorno dopo lei si alzerà tardi e non andrà al lavoro, lui le preparerà la colazione. Mangeranno uova e berranno caffè.

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I'an Well ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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frank dielle ha votato il racconto

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mariored ha votato il racconto

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Raffaele 57 ha votato il racconto

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Italo ha votato il racconto

Scrittore

Bel racconto di vita.Segnala il commento

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. ha votato il racconto

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di Il Signor G

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