Small cover.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccountZoom cover

Narrativa

GIOCARE CON LE BAMBOLE

Pubblicato il 25/03/2022

Mia sorella gioca con le bambole, io no, io gioco con il pallone. Mia sorella di bambole ne ha tantissime, io, di palloni, ne ho uno solo.

54 Visualizzazioni
13 Voti

Mia sorella gioca con le bambole, io no, io gioco con il pallone.

Mia sorella di bambole ne ha tantissime, io, di palloni, ne ho uno solo.

Quando mia sorella compie gli anni le regalano una bambola, quando è Natale le regalano una bambola, se prende un bel voto le regalano una bambola e le bambole sono tutte una diversa dall’altra. L’ultima che le hanno regalato è una bambola maschio.

Quando è arrivato Natale io ho ricevuto un pallone, era il Natale di tre anni fa, ma i palloni sono tutti uguali, sono palloni, e allora se voglio un pallone nuovo devo aspettare che si buca quello che ho, ma se lo buco papà si arrabbia e mi picchia.

I regali a mia sorella li fa mia mamma, a me li fa papà. Mio papà dice che mia mamma vizia mia sorella e a volte si arrabbia, litigano, e poi la picchia, e allora mia mamma i regali a mia sorella li fa di nascosto.

Quando mia sorella gioca con le bambole si inventa tantissime storie, tipo che lei è la mamma e loro le figlie, o che loro sono le amiche e lei le invita a prendere il the, oppure che la bambola maschio e una delle bambole femmine si sposano e gli altri sono i testimoni e gli invitati, insomma, cose così.

Quando io gioco con il pallone lo prendo e gli do un calcio, lui rimbalza contro la parete, colpisce qualcosa, e quel qualcosa poi cade per terra e si rompe. Quando rompo qualcosa mia mamma si arrabbia e poi lo va a raccontare a mio papà e gli dice che è colpa sua perché il pallone me lo ha regalato lui, allora cominciano a litigare e mio papà la picchia, poi viene su in camera mia e picchia anche me e a volte mi buca il pallone e fino a Natale resto senza. Il giorno dopo che ho rotto qualcosa, se papà e mamma hanno litigato, la prima cosa che fa la mamma è darmi uno schiaffo.

A mia sorella non la picchia mai nessuno. Una volta che l’ho picchiata io, lei si è messa a piangere e urlare e allora è arrivata subito la mamma e mi ha dato una sberla e poi lo ha detto al papà e lui è salito su e mi ha picchiato anche lui, e io non capisco: perché se lui picchia la mamma io non posso picchiare mia sorella? Allora mi sono messo a piangere e il papà ha detto che sembravo una femminuccia e che ero peggio di mia sorella.

Mia sorella fa danza, io invece gioco a calcio. Quando mia sorella va a danza l’accompagna mia mamma, invece a calcio mi accompagna il papà.

Quando tornano da danza mia sorella e mia mamma sono sempre allegre, ridono e scherzano. Mia mamma dice che mia sorella è bravissima e che diventerà una grande ballerina.

Quando mi accompagna a calcio, mio papà litiga sempre con l’allenatore perché non mi fa giocare, allora l’allenatore mi fa entrare in campo e io sbaglio tutto e allora mi toglie subito che se no perdiamo, allora mio papà si vergogna e mi urla dietro dagli spalti. Quando torniamo a casa, in macchina, lui non apre bocca oppure mi insulta e poi a tavola, la sera, dice che sono una schiappa e che secondo lui io non sono suo figlio, che lui, quando giocava a pallone, era il migliore della squadra e l’allenatore non lo toglieva mai.

Mia sorella per fare danza ha un vestitino rosa che sembra quasi trasparente, e poi le calze e le scarpette, tutte rosa. Io per giocare a pallone ho la maglia verde e i pantaloni neri, e i pantaloni sono un po’ grandi e le gambe che escono da lì sotto sembrano degli stuzzicadenti, e poi ho le scarpe che c’hanno sotto i chiodi, e a camminarci mi fanno male i piedi.

Quando mia sorella è a danza entro di nascosto nella sua stanza e gioco con le sue bambole. Mi piace giocare con la bambola maschio e una delle sue bambole femmina, le faccio litigare, poi lui si arrabbia e la picchia e lei si mette a piagnucolare come una femminuccia.

L’altro giorno mia sorella è andata a giocare da una sua amica, allora io sono entrato nella sua stanza e mi sono messo il suo vestitino, quello che usa per la danza, mi era piccolo, e quando ho provato a chiuderlo, la cerniera si è incastrata e non ci sono riuscito, a chiuderlo, però mi stava bene. Ho provato a mettere anche le calze e le scarpette, ma anche quelle mi erano piccole, e una calza si è un po’ rotta, che avevo le unghie dei piedi un po’ lunghe. Sono stato lì davanti allo specchio e ho fatto finta di essere una ballerina, e le scarpette, anche se erano piccole, erano più comode delle mie scarpe da calcio. Prima di togliermi i vestiti ho preso la bambola maschio e ho fatto finta che mi picchiava, mi dava i pugni e gli schiaffi, e mi sono messo a piagnucolare.

Ieri, quando sono tornate da danza, mia mamma e mia sorella non scherzavano e non ridevano. Mia mamma era arrabbiata, diceva che mia sorella aveva rotto i vestiti di danza, e mia sorella diceva che non era stata lei, che erano già rotti, e così mia mamma ha urlato: E ALLORA CHI LI HA ROTTI? LI HO ROTTI IO? E poi le ha dato uno schiaffo e mia sorella si è messa a piangere ed è corsa in camera. Quando mio papà è tornato a casa, mia mamma aveva già ricomprato i vestiti e fatto pace con mia sorella e a tavola erano lì che ridevano e scherzavano e facevano finta di niente e a mio papà non hanno raccontato nulla, e allora gliel’ho detto io. Mio papà è rimasto lì a metà con la forchetta sospesa per aria e gli spaghetti che colavano sugo. Non parlava nessuno, poi papà ha lasciato cadere la forchetta sul piatto, si è alzato ed è venuto verso di me, mi ha guardato dritto negli occhi e ha detto che a lui non piacciono le spie, mi ha dato due ceffoni e poi ci ha mandati su in camera, senza cena, a me e a mia sorella. Mentre salivamo le scale mia sorella si è voltata verso di me e mi ha fatto la linguaccia e poi è corsa nella sua camera e si è chiusa dentro. Anche io sono andato in camera, ma non mi sono chiuso dentro e così ho sentito tutte le urla e il rumore delle botte, non smettevano più, e allora mi sono messo a piangere, anche se secondo me a mia mamma le stava bene.

Questa mattina la colazione ce l’ha preparata papà, ci ha lasciato lì le cose e poi è andato a lavorare. Prima che lui uscisse mia sorella gli ha chiesto dov’era la mamma e lui ha detto che non stava bene e di lasciarla in pace.

Mia mamma è rimasta chiusa in camera per tre giorni e quando è uscita non era ancora guarita, aveva gli occhiali scuri, quelli che usa al mare, e zoppicava un po’.

Mamma e papà litigano tutti i giorni, urlano, poi sento i rumori delle botte e allora anche io chiudo la porta della camera e mi nascondo sotto le coperte, ma li sento lo stesso. Mia mamma porta sempre gli occhiali scuri e sta con lo sguardo basso.

Mia sorella non va più a danza e io non vado più a calcio, ma io sono contento di non andarci più, mia sorella, invece, piange, piange sempre, perché lei a danza ci voleva ancora andare.

Mentre era in bagno sono entrato nella stanza di mia sorella, ho preso la bambola maschio e una bambola femmina e ho fatto finta che litigavano e ho cominciato a sbatterle una contro l’altra e poi a sbatterle per terra fino a che si sono rotte. Quando lei è tornata io ero ancora lì, seduto per terra, con le sue bambole rotte in mano, allora lei si è messa a urlare ed è corsa dalla mamma, ma lei non ha detto niente e nemmeno papà ha detto niente. Questa volta la linguaccia gliel’ho fatta io.

Oggi ho picchiato mia sorella, lei ha pianto e papà e mamma non hanno detto niente.

Ora vado tutti i giorni nella camera di mia sorella, gioco con le sue bambole, le rompo, e lei si mette in un angolo della stanza e piange, e se prova a dirmi qualcosa la picchio. Le bambole sono mie, così le dico, e ci faccio quello che voglio.

Anche mio papà va nella stanza di mia sorella, la sera, entra e si chiude dentro. A volte lo sento urlare e poi sento mia sorella piangere, poi se ne va, e allora sento solo lei che piagnucola. Adesso anche mia sorella sta sempre con lo sguardo basso.

Questa mattina la mamma ha detto che mia sorella non sta bene e che non viene a scuola, e allora a scuola ci sono andato da solo e quando sono tornato a casa loro non c’erano più. Sono andato su nella stanza di mia sorella e anche le bambole non c’erano più, era rimasto solo il suo vestitino di danza, quello rotto. Me lo sono messo e poi mi sono seduto in mezzo alla stanza ad aspettare. Quando papà è tornato mi ha trovato che ero ancora seduto per terra in mezzo alla camera, vestito da ballerina. Si è messo a urlare, mi ha strappato di dosso i vestiti e poi mi ha picchiato, ma io non ho pianto.

Mia mamma e mia sorella non sono più tornate e mio papà dice che io e lui stiamo meglio senza di loro. A me non mancano, a me mancano le bambole di mia sorella.

Ogni tanto, la sera, mio papà viene nella mia stanza, puzza di vino, piange, piange come una femminuccia, e allora mi chiede di mettermi il vestito da ballerina, quello di mia sorella, anche se ormai è tutto rotto, e io lo metto, e lui mi fa delle cose, mi fa male, anche se non mi picchia, ma io non piango, io non sono una femminuccia.

Questa mattina quando sono uscito dalla stanza per andare a scuola mio papà era accovacciato in cima alle scale, dormiva, a fianco c’era una bottiglia vuota. Non riuscivo a passare, e allora gli ho dato una spinta. È rotolato giù fino in fondo. È rimasto lì, non si muoveva e allora sono sceso e ho visto che gli usciva un po’ di sangue dalla testa. L’ho scavalcato, sono andato a fare colazione e poi me ne sono andato a scuola e ho detto alla maestra che cosa era successo a mio papà, ma non le ho detto che l’avevo spinto io, ho detto che era giù, in fondo alle scale, lei si è spaventata, anche se ha cercato di fare finta di niente. Io lo so quando un adulto è spaventato, lo si vede negli occhi. È andata a chiamare il bidello e poi mi hanno portato in presidenza. A fine scuola sono venute due signorine e mi hanno detto che non potevo tornare a casa e che dovevo andare con loro.

Papà e mamma non li ho più visti, e nemmeno mia sorella.

Nel mio stanzone siamo tutti maschi, sì, ci sono delle femmine, ma in un altro stanzone, ci tengono separati, anche quando giochiamo, e i maschi qui giocano solo a pallone. Io sono uno dei più scarsi, e quando fanno le squadre mi scelgono sempre per ultimo e poi mi mettono in porta.

Oggi ho fatto finta di stare male e mi hanno lasciato nello stanzone da solo. A metà mattina mi sono alzato e senza farmi vedere ho raggiunto lo stanzone delle femmine, non c’era nessuno, e così sono riuscito a rubare due bambole e le ho nascoste sotto il mio materasso, ora sono mie, ci gioco di nascosto, quando nessuno mi vede, sono due femmine, ma a una ho disegnato il pisello, così ora è un maschio, le faccio litigare, e il maschio picchia sempre la femmina, e la femmina piagnucola.


Mi sono sposato, adesso ho una famiglia, una famiglia tutta mia. Ho una moglie e due figli, un maschio e una femmina. Non picchio mia moglie e nemmeno i miei bambini, non li picchio mai, non sono come mio padre. Capita che alzi la voce, o che li minacci, ma lo faccio per la disciplina, e loro sono bravi e obbediscono, hanno paura di me, lo vedo nei loro occhi. A scuola, a danza e a calcio li accompagno io, mia figlia diventerà una grande ballerina e mio figlio, a pallone, gioca meglio di me. Mia moglie sta sempre in casa, la chiudo dentro. Non voglio che vada in giro, non ce n’è bisogno, posso occuparmi di tutto io. Quando urlo a volte piange, dice che sono cambiato, che non ero così quando mi aveva conosciuto, ma quando mi aveva conosciuto lei non era ancora mia, ora invece sì.

Oggi ho urlato di nuovo e lei si è messa a piangere e io le ho detto di smetterla, che ero stanco, nervoso, e lei non ha smesso, allora le ho dato uno schiaffo. È la prima volta che le do uno schiaffo, è che lei sembra proprio che lo faccia apposta a farmi arrabbiare. Se l’è meritato.

Adesso ogni volta che piange le do uno schiaffo.

Mia moglie ha detto che vuole andarsene, che non ce la fa più e che i bambini vengono con lei, io sono scoppiato a ridere, e gliel’ho detto, ma dove credi di andare, tu non sei nessuno, non sei capace di fare niente, non hai nemmeno i soldi per fare la spesa, poi le ho sputato in faccia e le ho dato una sberla. Ha pianto.

È sera, i bambini sono nelle loro camere. Suonano alla porta. Dico a mia moglie di andare in stanza, le mostro un coltello, le dico di stare zitta e poi vado ad aprire. Sono due signorine e un uomo. Non c’è bisogno che si presentino, ho già capito cosa vogliono, sono uguali a quelle che erano venute a prendermi a scuola. Vogliono parlare con mia moglie, io gli dico che non c’è, loro insistono, allora io urlo e l’uomo che è con loro cerca di calmarmi. È molto più grosso di me, faccio finta di calmarmi, mi scuso, ma ripeto che lei non c’è. Se ne vanno, ma dicono che torneranno. Appena usciti sento la porta della stanza chiudersi. Stronza! Li ha chiamati lei, ma io non sono come mio padre, io non lascerò andare via nessuno, loro sono i miei bambini, le mie bambole. Chiudo a chiave la stanza dove c’è mia moglie, la chiudo da fuori, poi vado in cucina, prendo il coltello e vado su, verso le camerette. Sento mia moglie urlare, picchiare contro la porta, cercare di aprirla.

Mi spiace, tesoro, ma loro vengono con me.

Logo
13000 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (13 voti)
Esordiente
8
Scrittore
5
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large 20210422 011503.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
Large ez27 277678995 10224295234402071 3440311918073166286 n.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
Large ca04ca8a 66b4 434e 8acd 0fdd3095f1aa.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Quando si sentono certe notizie, e una di queste è proprio di ieri, mi chiedo sempre cosa possa scatenare in un genitore una simile atrocità. Tu hai ipotizzato che si debba andare a scavare molto indietro nel tempo, fino all’infanzia, ma questo significa cercare una giustificazione per un parricidio, e sinceramente io faccio fatica ad accettarlo. Considerazioni a parte, il racconto ha una trama che regge bene fino in fondo, un buon ritmo e una sequenza perfetta. Si legge d’un fiato, confermando la tua bravuraSegnala il commento

Large 20201204 181343.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Ti dirò: racconto asciutto, ben scritto e impeccabile, da un certo punto di vista, ma troppo algido e disturbante, per quanto mi riguarda. Però credo fosse proprio questa la tua intenzione: mostrare i fatti, la loro sequenza e le loro conseguenze, da un punto di vista preciso - quello del protagonista - senza intromissioni da parte dell' "estensore". Un notevole esercizio di stile, senz'altro Segnala il commento

Large 7b46ed85 4004 4f09 b544 86323d274390.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

D'accordo con Alijoscia. Hai tracciato con il tuo stile sempre (apparentemente) semplice la parabola di un'esistenza come tante. Non c'è intromissione né giudizio, da parte tua. Il giudizio morale spetta al lettore, la tua è cronaca in purezza. Ben fatto.Segnala il commento

Large 195c7c5a e533 438e 9500 78317f6489ab.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

blu ha votato il racconto

Esordiente
Large default

Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Due frammenti di un ipotetico diario, scritti entrambi - con la consueta abilità- al presente storico. Forse per mettere in luce che il personaggio, nonostante fra la prima e la seconda parte trascorrano molti anni, custodisce ancora in sé la violenza patita da bambino e che il suo passato non è mai davvero passato. Io non credo che la letteratura debba ammaestrare o "denunciare", ma descrivere. E ritengo che un intento troppo apertamente pedagogico nuoccia all'efficacia di un racconto. Il lettore deve ricevere il "messaggio" - se un messaggio c'è - senza mai essere costretto a percepire che è proprio un messaggio - vale a dire un contenuto etico- morale- ciò che gli si vuole trasmettere. Il tuo testo, a mio avviso, raggiunge questo scopo affidandosi al puro e semplice sviluppo drammatico dei fatti ed evitando di ricorrere a concetti o ad asserzioni astratte. Segnala il commento

Large 910dc58f c51d 4d5c 932c a9b686be34e1.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Un racconto potente e asciutto, commovente e doloroso. Hai fatto un’analisi chirurgica. Rimane dentro.Segnala il commento

Large io.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Coscienza fantasma ha votato il racconto

Esordiente

Ti rivoto con piacere, 13000 battute battute lette senza fatica, per me è un record di capacità di attenzione, oltre le 500 battute se il racconto "non mi tiene" lo abbandono. La scrittura in prima persona ha dei limiti che conosciamo tutti, a volte si corre il rischio di caricare il protagonista di significati, sensibilità ed emozioni contrapposte. Comunque una lettura eloquente e tremenda. belli i focus su incesto di entrambi i figli e sterminio finale. Glaciale che neanche Psyco. un abbraccioSegnala il commento

Large ef3fdfd2f39a4f5d4a9f5557c0f21246.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente
Large img 20210609 134726.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Tella ha votato il racconto

Scrittore

Belli e terribileSegnala il commento

Large whatsapp image 2022 04 02 at 13.44.08.jpeg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

A nessuno verrebbe in mente di accusare uno storico - che narra gli orrori delle guerre - di cinismo, esibizionismo, ironia, estremismo e così via. Anzi, se lo storico tacesse i fatti o edulcorasse le bestialità commesse dai "protagonisti" della storia, diremmo che è incoerente e inattendibile, se non di parte. Lo stesso vale per i racconti. Il femminicidio, la violenza sulle donne, la misoginia, la prevaricazione non sono fole. Fingere di non sapere o sottovalutarne le conseguenze e gli effetti, è un errore marchiano. La letteratura deve educare le coscienze, mantenerle vigili contro le ingiustizie e i pregiudizi, imporre il superamento di tutto ciò che ostacola l'evoluzione morale e intellettuale della società. La letteratura, come tutta l'arte - ma questo è una cosa che ormai ben pochi ricordano e mettono in pratica -, è un ottimo strumento per risvegliare gli spiriti dormienti. Il primo segno del cambiamento è sempre l'indignazione. Ed è così che io interpreto sia questo brano sia "Bianco". La tua personale e nobile denuncia contro i veri orrori umani.Segnala il commento

Large img 20210421 183135.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
Editor
Large 291786 273806129306614 239035103 nbis.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

di Dalcapa

Scrittore
Underfooter typee
Underfooter lascuola
Underfooter news
Underfooter work