Small cover.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccountZoom cover

Non-fiction

GIOCHIAMO? ["Faccia da Oscar"]

Pubblicato il 15/01/2022

Se il lettore si sorprende, il Personaggio DEVE sorprendersi insieme al lettore; se il lettore non si sorprende, il Personaggio PUÒ ancora sorprendersi; ma non deve MAI accadere che il lettore si sorprenda e il Personaggio no.

46 Visualizzazioni
3 Voti

Ci sono racconti in cui lo scrittore trae in inganno il lettore. Ne ricordo due, qui su Typee: uno dove si faceva credere che il Personaggio si stesse suicidando, e invece stava facendo body jumping; l’altro in cui si dava a intendere che fosse sull’altare, in attesa della sposa, e invece era nello studio dell’avvocato divorzista.


Avete un po’ confusione su cosa sia un colpo di scena, e su come si realizzi l’effetto sorpresa nel lettore, nella buona narrativa moderna.


Il Personaggio sa sempre chi è, dov’è, cosa sta facendo e perché. E l’arte della scrittura sta tutta nel farlo sapere anche al lettore, in modo gradevole e interessante – cioè dall’interno della scena stessa, come risultato della naturale dinamica della scena in cui il Personaggio è stato inserito – senza affastellare informazioni dall’esterno come se ne stessimo compilando una mega carta d’identità (che è proprio il marchio del dilettante, di chi scrive solo per suo diletto, senza preoccuparsi del lettore).

Questo sì che è davvero difficile, perché in generale ci sarà sempre un gap informativo tra tutto ciò che sa il Personaggio e ciò che è possibile far sapere al lettore senza forzature, senza ricorrere a infodump o addirittura a invasioni dello scrittore in persona nella pagina (altri marchi inequivocabili di dilettantismo).


Si dà però un caso particolare, quello in cui il lettore ne sa di più del Personaggio, un ribaltamento di situazione che spesso rende la storia più avvincente.

Quando Cappuccetto Rosso incontra il Lupo, lei, Cappuccetto Rosso, il Personaggio, non pensa sia successo qualcosa di particolare – il dialogo tra i due è pacifico, sereno – ma noi, anche da bambini, intuiamo che non si può incrociare un lupo nel bosco senza andare incontro a conseguenze. Noi lettori abbiamo capito, il Personaggio no. È la cosiddetta ironia drammatica, perché è ironico – fa strano – che il lettore ne sappia più del Personaggio, e perché questa maggior conoscenza ci fa immaginare un seguito drammatico che ci tiene in apprensione per il Personaggio (oh, povera Cappuccetto, chissà cosa le capitrerà adesso...).


Abbiamo quindi due casi:

1) lo standard: il lettore sa quanto più possibile di ciò che sa anche il Personaggio (e in genere non si riesce a fargli sapere tanto quanto il Personaggio);

2) l’ironia drammatica: il lettore ne sa di più del Personaggio (perché ha capito delle cose che al Personaggio sono sfuggite).

Non c’è altro.


In “Faccia da Oscar”, qualche lettore avrà intuito ciò che sfuggiva al Personaggio (la cravatta c’era, ironia drammatica) e quindi non si sarà sorpreso quando il Personaggio ha scoperto il tranello della moglie (come nessun lettore si sorprende di trovare il Lupo nel letto al posto della Nonna); qualche altro sarà invece arrivato davanti allo specchio con la stessa convinzione del Personaggio (di essere senza cravatta) e si sarà meravigliato insieme a lui; ma in nessun caso, nel racconto, si poteva creare una situazione in cui il lettore si meravigliava e il Personaggio no.


Far meravigliare il lettore (perché fino a quel momento non ha capito nulla di ciò che realmente sta accadendo) senza che la stessa meraviglia sorga nel Personaggio (perché il Personaggio – ricordiamolo – capisce sempre il massimo di ciò che è in grado di capire) non è solo un gravissimo errore tecnico di scrittura: è un insulto al lettore.

Poi, oh, se vi piace insultare e farvi insultare, ma chi sono io per impedirvelo?


p.s.: a differenza di altri, io non devo difendere a ogni costo ciò che scrivo, non devo dire “lui ha usato una metonimia, io invece una similitudine, lui sbaglia, io no”, come se infarcire la narrativa di figure retoriche non fosse 99 su 100 uno sbaglio oggettivo, qualunque sia la figura retorica usata.

Dice bene Andrea Trofino, l’ho scritto di fretta, anzi di gran fretta, e dice bene anche Graograman, sulla debolezza e la ridondanza di alcuni pensieri del Personaggio, e li ringrazio entrambi per le osservazioni costruttive.

Ma questo è proprio il rischio a cui ci espone con la cosiddetta scrittura trasparente, tesa alla perfezione stilistica: ogni errore, per quanto minimo, viene subito notato e istantaneamente penalizzato dal lettore, perché questa scrittura, per sua natura, sollecita massimamente il cervello, come confermano le neuroscienze.

Nessuno, per contro, noterà mai errori in una scrittura ricca, sovrabbondante, aulica, piena di retorica, oltremodo ricamata, perché queste cose lasciano il cervello spento, non lo emozionano ma neppur lo infastidiscono. Queste cose stanno lì per il trastullo dello scrittore, e dei suoi amici che le trovano interessanti solo perché, appunto, sono suoi amici (e magari ogni tanto fingono di correggere qualche piccola cosa per rendere più realistici i loro complimenti, avendo però cura di non urtarlo più di tanto, per non guastare l’amicizia).

p.p.s: piuttosto, in “Faccia da Oscar” c’è un gravissimo errore, non di scrittura, ma di sceneggiatura; vediamo se lo trovate…

Logo
4955 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (3 voti)
Esordiente
2
Scrittore
1
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large io.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Coscienza fantasma ha votato il racconto

Esordiente

Anche scrivere oltre l'orizzonte degli eventi è impossibile. In questi due pezzi che hai scritto, l'originale e il suo spoiler, si trova molto della tua personalità. Sei stato frettoloso, accecato dal risultato da ottenere. E' vero che i matematici vivono del clichè della distrazione ma neanche il ferma cravatta avrebbe impedito al personaggio di accorgersi del penzolamento assente in ogni sua azione, anche chinarsi a spegnere la luce del comodino rimarca l'assurdità dell'apparizione di un oggetto così "pesante" scenograficamente. Ho pensato persino al papillon dal PdV della moglie ma non regge perché gli hai fatto abbassare lo sguardo. Hai lasciato refusi che io interpreto per deformazione professionale come prove della tua abnegazione risoluta al significato ultimo. Sei un bel personaggio Fabiani, nel bene e nel male è sempre utile leggerti.Segnala il commento

Large nyogen.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Nyogen ha votato il racconto

Esordiente

E ora devo leggere FdO!Segnala il commento

Large dada.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Diciamo che l'errore potrebbe essere nel ritrovarsi il nodo perfettamente allacciato dopo essersi agitato così tanto da avere il cuore "a mille". Dopo tanta agitazione avrebbe dovuto istintivamente allentarlo per aumentare l'aerazione. Ma è come cercare l'ago nel pagliaio per uno come me... alla prossima Fabiani!Segnala il commento

Aoh14gjaydde0xx0klmdn8xav1mkmg25dbcq0nyke6jl=s50?sz=200

di Signor Fabiani

Esordiente
Editor
Underfooter typee
Underfooter lascuola
Underfooter news
Underfooter work