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Non-fiction

GIOCHIAMO? ["La colpa", di Silvia Lenzini]

Pubblicato il 28/12/2021

Meglio un solo vicolo, descritto con tutta e solo la precisione necessaria, di un intero continente malamente abbozzato.

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“La colpa” è un testo pubblicato su Typee, dalla scrittrice Silvia Lenzini.


Il testo ha un unico macro-problema, da cui hanno origine tutti gli altri micro-problemi. Lo potremmo chiamare il problema della scarpetta di Cenerentola: aver compresso in 12.117 battute una storia che – per sua natura – avrebbe richiesto, come minimo, 12.117 parole. Se voglio infilare un piede di taglia 45 in una scarpa di taglia 37, l’unica via è massacrare il piede e rovinare la scarpa, e alla fine, sì, a forza bruta, il piede sarà entrato.


Di cose da dire, quindi, ce ne sarebbero infinte. Mi limito alla più banale: la presentazione del personaggio in “stile carta d’identità”.


Nome e Cognome: Mi chiamo Achille Moretti.

Professione: Sono dirigente di primo livello al centro cardiologico di M. (chissà cosa costava inventarsi un nome, invece di scrivere M., che distrae e fa interrompere la lettura, per chiedersi cosa voglia dire M.)

Segni Particolari: Alla fine di ogni turno sento il bisogno, l’urgenza addirittura, di riattivare la circolazione nelle gambe e liberare la mente. Sono sfinito dallo sforzo continuo di sorridere, mi fa male tutto. Durante l’intera giornata oppongo il mio sorriso alle geremiadi dei ricoverati, sono accondiscendente con i colleghi, anche con il primario di cardiochirurgia che è uno stronzo arrogante.


La vedete ora la carta d’identità, lo stile “botta e risposta” tra il personaggio e l’impiegato comunale?


Il personaggio non diventa reale, vero, tridimensionale, solo perché voi affastellate informazioni sulla sua identità formale.

Il personaggio diventa tridimensionale quando viene fatto agire in coerenza con il suo profilo psicologico. È la psicologia trasformata in azione a far diventare reale il personaggio. Capite, quindi, perché è cruciale diventare il personaggio, essere dentro la sua testa? Perché solo così potrete selezionare le azioni migliori che ne riveleranno la personalità.


Il nostro personaggio – poniamo – ha un rapporto malato col denaro. Ma questa dichiarazione formale resta vuota, finché non la vediamo in azione. E allora ecco il nostro personaggio pagare un decaffeinato (costo 1,2 euro) con una banconota da 5, vedersi dare per sbaglio un resto di 4, metterlo subito in tasca e avere un pensiero di soddisfazione per quel risparmio inatteso di 20 centesimi. Una piccola cosa, che insieme ad altre piccole cose, ben scelte e presentate nel giusto ordine, pian piano ce ne restituiranno il profilo.


Fate agire i personaggi!


“Ma io l’ho fatto agire” – dirà l’autrice, e con lei ripeteranno i suoi fan – “I Segni Particolari sono le azioni del personaggio”.

Prendiamo allora un attore, e chiediamogli di recitare ciò che sta scritto sotto Segni Particolari. Perché – breaking news! – la buona narrativa moderna è fatta proprio così: con tutte e solo cose che si possono recitare su un palco o su un set cinematografico (“Monta il racconto come un film”).

E allora, cosa deve mai recitare il nostro attore, quando gli si dice di “riattivare la circolazione nelle gambe e liberare la mente”? Ci sono infinite azioni con cui si può dare un seguito pratico a questa indicazione vaga e generica. E il nostro attore è lì, a braccia conserte, ad aspettare che gli si dica cosa fare, quali azioni compiere. Perché lo scopo dello scrittore è proprio questo: selezionare le azioni migliori, per far passare un certo messaggio, senza spiattellare direttamente il messaggio sulla pagina.


Anche la qualifica del primario di cardiochirurgia – “uno stronzo arrogante” – rivela una scarsa cura del corretto senso del realismo. Se uno sconosciuto – perché Achille Moretti è uno sconosciuto – mi dice di essere “accondiscendente” con tutti, persino “con il primario di cardiochirurgia che è uno stronzo arrogante”, io perché mai dovrei credergli? Solo perché me lo sta dicendo? Oh, bella! Quando lo vedrò in azione, e quando magari vedrò in azione anche il primario, allora sì che potrò dar credito alle sue parole. Ma finché le parole rimangono parole, beh, scusate tanto, così, a parole, siamo tutti capaci a farci belli e a buttare fango sugli altri.


Fate agire i personaggi!


Ma le azioni – si dirà – subentrano dopo, quando Achille si rivela per quel che è; e pure su questo ci sarebbe tanto da criticare in senso oggettivo, in termini cioè di cose sbagliate rispetto a parametri standard di scrittura, indipendenti dai singoli gusti, perché non si giudicano mai i gusti degli altri e non è con i propri gusti che si giudica la scrittura; ma purtroppo (o per fortuna) non c’è più spazio.


Ora avete due possibilità.

La prima: capire che avete appena ricevuto un bel regalo di Natale, una consulenza che sul mercato serio dell’editing è prezzata tra i 100 e i 200 euro.

La seconda: restare fieramente attaccati ai vostri errori, giustificarli con gran sussidio di sofismi, e poi coccolarli e nutrirli, affinché diventino sempre più grandi e pesanti, e possano così trascinarvi sempre più a fondo.

A voi la scelta.

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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente
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Raffaele 57 ha votato il racconto

Esordiente

scrivere un racconto che non superi le 5ooo battute diventa penalizzante, almeno nel mio caso, ho dovuto tagliare troppo e così il racconto s'impoverisce, perde tanto in stile e credibilitàSegnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Il mio commento di lettrice. Comprimere una storia nello spazio di un racconto breve è difficile, sono d’accordo. C’è il rischio che la trama risulti sbilanciata fra presentazione, parte centrale, (il succo della storia) e finale. Mi è capitato di leggere un bel racconto il cui finale troppo affrettato rovinava tutto. Qui è stato scelto un tema difficile, rischiando di fare la cronaca di fatti che si leggono ogni giorno sui giornali. l’autrice ha avanzato quasi 3000 battute, segno che non ne aveva bisogno. Anzi, in una trama a mio avviso completa di tutto quel che serviva, ha trovato anche lo spazio per divagare, aggiungendo quella bella immagine della conta delle foglie, che come dirai “sono cose che alla storia non servono”, invece per me un po’ di contorno rende il tutto più affascinante. La presentazione del personaggio è contestuale al soggetto, serve a delineare subito di che tipo stiamo parlando e preparare il proseguo, ovvero il crescendo della violenza domestica in contrasto all’atteggiamento mite e gentile dei rapporti esterni. Nel finale l’autrice ha dato il giusto risalto all’auto giustificazione dell’uomo, ricalcando così ciò che avviene nel reale. Mi pare che qui ci sia un bel po’ di mostrato, e comunque se il narrato riesce a mettere in moto l’immaginazione, ben venga. Concludendo, “ La colpa” è un racconto equilibrato, la cui lettura mi ha coinvolto. Ah, Silvia è un’amica ma pensare che questo interferisca con la mia obiettività offende la mia intelligenzaSegnala il commento

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Anacleto ha votato il racconto

Esordiente

C'è da dire che con il tuo modo di fare sei riuscito a stare sulle " Balle "a molti, ma questo è lo scotto di chi dice apertamente quello che pensa, una vera rarità di questi tempi, ma dato che in merito avrei troppo da dire, mi taccio. Come ho già detto in un altro commento, se non ci fossi andresti inventato, sei un " fastidioso" ti comporti come un virus e forse irrita di te, il fatto di sentirti mentore senza averne i titoli ( intendo come noi tutti "esordienti" ) io leggo spesso le tue osservazioni, in genere le trovo sempre abbastanza coerenti , trovo interessante quello che dici in merito alla narrativa, cose del tutte nuove per me e per molti di noi che NON sono scrittori. Personalmente conosco i miei immensi limiti in merito alla scrittura, scrivo per modo di dire ed anche malamente da solo 6 mesi e le tue osservazioni negative non mi danno minimamente fastidio, anzi. Tuttavia continuerò a scrivere perché ciò mi diverte, ed accettetterò sempre i tuoi consigli, perché ne ho bisogno. Anche se detesto dire cosa una persona dovrebbe fare, raccogliendo forse la voce di molti, ti consiglierei di rendere il tuo atteggiamento più collaborativo o semplicemente di astenerti dal valutare persone che non gradiscono il tuo intervento. Vorrei dissentire da Adriana che ti esorta a scrivere qualcosa di decente, faccio un esempio pratico Vittorio Sgarbi è un ottimo critico e rimane tale non necessariamente chi critica deve dimostrare di saper fare un dipinto o una scultura :-) Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

C'è una terza scelta: rendersi conto che da quando sei iscritto a Typee non hai pubblicato un solo brano degno di nota e che l'unica cosa che ti riesce è sfruttare la visibilità altrui. Io non leggo più i tuoi brani, ma questa volta ti commento solo per dirti che se tu avessi un briciolo di talento, scenderesti dal pulpito e ti daresti da fare per pubblicare qualcosa di decente che somigli alla letteratura. Non puoi competere con chi contribuisce fattivamente a garantire la qualità dei testi in Typee. Ed è evidente che non dovresti solo prendere lezioni di buone maniere, ma imparare a scrivere di tuo e tenere per te le "lezioni" copia incollate dalle migliaia di siti di scrittura gestiti da chi può davvero vantare pubblicazioni.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Mah... mi piace leggerti perché imparo sempre "a gratis" cose che non ho mai studiato e che nessuno mi ha mai insegnato. Il problema è che il lavoro di setaccio è sfiancante. Ho più l'impressione che questa tua lezione sia un pretesto per prendertela con una persona specifica... Lo stesso avresti potuto insegnarci prendendo come riferimento un romanzo noto e pubblicato (come hai già fatto...). Quando ti comporti così prendo per buona tutta la mia ignoranza e me la tengo stretta dicendomi: meglio esser dei poveri falliti, piuttosto che intelligenti arroganti... Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

"frequentare il cinematografo; perché l'arte del cinematografo è la quintessenza dell'arte dello scrivere. Che si può definire: l'arte di scegliere i particolari." Massimo Bontempelli (tu dovresti prendere lezioni di buone maniere, ma già lo sai)Segnala il commento

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di Signor Fabiani

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