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Non-fiction

GIOCHIAMO? ["La tabacchiera", di Adriana Giotti]

Pubblicato il 29/12/2021

Se vuoi parlare del mondo intero, parla di una singola persona; se vuoi parlare di una singola persona, parla di uno specifico episodio che la riguarda.

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7 Voti

“La tabacchiera” è un racconto pubblicato su Typee, dalla scrittrice Adriana Giotti.

Stralcio e accosto alcuni passaggi.

«… era nota per i consigli che elargiva con la prudenza di chi è restio a immischiarsi nelle faccende altrui, e soprattutto per i verdetti salomonici che emetteva con la riluttanza di chi, suo malgrado, è costretto a giudicare il prossimo […] seguiva in silenzio il caotico sciorinare dei torti subiti e delle ragioni millantate dalle parti, e accoglieva con equanime indifferenza le presunte prove rese a dimostrazione dell’innocenza dell’uno o dell’altro dei litiganti […] con una voce appena udibile, ma carica dell’autorevolezza che si conquista per i meriti e i pregi, emetteva uno dei suoi verdetti inappellabili. C’era qualcosa nello sguardo e nella voce […] che non ammetteva obiezioni. I suoi occhi sembravano vedere quello che gli altri ignoravano, la sua voce risuonava da profondità e altezze inaccessibili ai più. In ogni sua parola e azione si manifestava la consapevolezza che non è dall’alto che riceviamo meriti e virtù, ma dal basso, nell’intestina e quotidiana lotta contro i vizi umani. […] non anelava a correggere e tantomeno a giudicare il prossimo, semplicemente si aggrappava alla fede per rendere la sua vita quanto più possibile coerente al Cristo […] era la Corte di Cassazione […] era la tana in cui trovavamo sicurezza e pace, era il modello da imitare, la risposta a miriadi di “perché?”»


L’italiano è elegante e raffinato, molto curato, fluido, scorrevole, gradevolissimo da leggere. Ma narrativamente non funziona, per una ragione precisa: non è caratterizzante.


Il personaggio a cui ci si riferisce è Zà Ancilicchia, la sorella maggiore della nonna dell’autrice, ma, vi giuro, questo stesso identico passaggio si sarebbe attagliato perfettamente anche a mia Nonna Iole. Sì, sì, è proprio lei, è Nonna Iole, è proprio Nonna Iole, senza bisogno di cambiare neanche una parola o spostare una virgola! Di più. Riesaminate il vostro giro di conoscenze, di parenti o amici, vicini o lontani, e – almeno 50 su 100 – troverete anche voi qualcuno – una nonna, una zia, un’amica di famiglia, una vicina di casa – a cui poter cucire addosso questo passaggio, magari sistemando appena un po’ i risvolti o stringendo o allargando un po’ la vita.

Ma se questo passaggio – così ben scritto – va sostanzialmente bene per decine di persone, vuol dire che in realtà non caratterizza nessuna di quelle persone. Sarà pure elegante e raffinato, ma rimane un abito prêt-à-porter, laddove la scrittura è sempre e solo sartoriale.


Cos’è invece – per complemento – che funziona molto bene? Tutto e solo ciò che apparteneva esclusivamente a Zà Ancilicchia: la ritualità – sua propria – che coinvolgeva la tabacchiera, anzi no, una specifica tabacchiera, fatta in un certo modo e molto ben descritta; il lisciarsi il grembiule; il dare del “Voi” a Gesù; le specifiche battute di dialogo in siciliano. Questo, e solo questo, differenzia Zà Ancilicchia da Nonna Iole (che non aveva tabacchiere, non indossava grembiuli, dava del “Tu” a Dio, e non parlava dialetto) e da tutte le Zie Maria, le Sore Concetta e i Fra’ Gesualdo in giro per il mondo.

La scrittura è sempre specifica, mirata: servono dettagli concreti adatti solo ed esclusivamente a quel preciso personaggio, e a nessun altro.


Cosa direbbe un editor professionista, uno che sa di cosa parla, e non è lì a spostar virgole, cambiare due parole o rigirare una frase in base ai suoi gusti? Direbbe questo.


“Cancella tutto ciò che è generico, perché nessun lettore di narrativa è interessato a discorsi astratti e generali, anche se scritti in un ottimo italiano. Voglio leggere cose specifiche e concrete. Voglio vedere un caso – uno solo, ben scelto – che mostri Zà Ancilicchia in azione, mentre dirime una specifica controversia, tra due specifici contendenti. Voglio sentire le sue esatte parole, per poche che siano, ed entrare nella sua testa per leggere i suoi esatti pensieri, e poi vedere le sue specifiche azioni e le specifiche reazioni di chi le sta intorno. Voglio leggere un solo episodio – concreto, reale – che, da solo, mi restituisca il senso del tutto. E l’episodio deve essere self-explanatory, senza bisogno che tu, scrittrice, ti metta lì a darmi spiegazioni dall’esterno, a dirmi che quel personaggio è buono, quell’altro è cattivo, quell’altro ancora è autorevole, quello si commuove, e quell’altro invece si sente rassicurato. Voglio leggere un testo fatto solo ed esclusivamente di azioni, pensieri, dialoghi e percezioni dei personaggi. Chiaro, sì?”


E dopo aver enunciato questa ovvietà sulla buona narrativa moderna, l’editor professionista vi rivolgerebbe il più affabile dei sorrisi, per congedarvi infine con la formula di rito.

“La sua ora di consulenza è scaduta, signora. Sono 200 euro. Torni pure a trovarmi quando vuole”.

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Il mio commento di lettrice. Sono d’accordo con te sulla scrittura di Adriana, è tutte quelle cose che hai detto tu, in una parola, cibo per la mente. Ma, come ho già detto in un’occasione anche a lei, qualche volta questo va a discapito di una certa immediatezza e la cura che mette nella forma e nella scelta delle parole rischia di “schiacciare “ un po’ la storia. Ho riletto “La tabacchiera” e ribadisco quel che ho scritto nel commento, che zà Ancilicchia è un personaggio da romanzo, una di quelle saghe familiari in cui tutto ruota intorno a una figura che da sola detiene le redini di diverse generazioni. Forse sì, qualche esempio in più del carattere della zia, raccontato attraverso le azioni non ci starebbe male, ma circa a metà il racconto prende una svolta ed entra nel vivo, diventando godibilissimo e mostrandoci eccome, il carattere di zá Ancilicchia. Tu sostieni che nella prima metà l’autrice abbia perso tempo in spiegazioni sterili, e che di zie o nonne così è pieno il mondo. Posso dire ( e scrivo anche questo nel commento) di averne conosciuta una. La madre di una mia amica, donna di gran carattere, forte della sua sicilianitá malgrado vivesse al nord da molti anni, le somigliava in tutto e per tutto. In questo senso il racconto mi ha permesso di fare un divertente paragone su usi e costumi tipici del sud e su queste imponenti figure femminili. Inoltre, il racconto è stato scelto dalla redazione e a mio avviso sarebbe dovuto entrare nel typee book. Segnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente

Nascondi un malessere di fondo ma lo fai decisamente molto bene. Segnala il commento

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Jordan ha votato il racconto

Esordiente

Da uomo di mare potrei dirti che i tuoi continui siluramenti, non fanno altro che rafforzare la teoria dell'uno contro tutti.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Ti risparmio il Copia/incolla del mio precedente commento...:-DSegnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

bello, vero, quando entra in scena la tabacchiera?! non mi pare così grave, però, il fatto che uno ritrovi in un personaggio delle caratteristiche comuni a un suo parente, può essere anzi divertente. in fondo chi più chi meno tendiamo tutti a riportare caratteristiche/informazioni/storie alla propria personale esperienza. altro è lo show, don't tell, che sempre ci ripeti. Segnala il commento

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omALE ha votato il racconto

Esordiente

nel bene o nel male nella piattaforma Scrittiri Virtuali il prof Fabiani è tra i più letti e sicuramente ha raggiunto un risultato che se neparli bene che se ne dica male l'importante è che se ne chiacchieri Tra i tanti predicatori che stanno occupando lo spazio di scrittura e lettura forse il prof è il più peculiare e il tempo gli sta dando ragione OGGI è sempre ai primi posti nalla Classifica dei più Letti e questo è un Fatto Per quanto mi riguarda una cosa che non mi interessa smetto di seguirla Mentre ad altri gli piace criticare chi giudica i loro lavori ma l'arroganza rende sordi e ciechi e proprio loro i paladini della giustizia sono i primi a promuovere una Crociata a favore di Giudico io ma tu non puoi giudicare me Insomma siamo finiti in un pollaio con troppi Galli Era così bello leggere e scrivere liberi di condividere e confrontarsi senza dover finire nel solito pettegolezzo da cortile SPECCHIO delle mie Brame CHI È LA PIÙ BRAVA del REAME Penso che gli Editori di Beleville staranno ridendo di queste beghe della miseria umana e qualcuno addirittura invoca il loro intervento MA ovviamente non intervengo poichè non cè nessuna irregolaritá da sanzionare ma di cosa stiamo parlando???Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Ma che nessuno ti viene a cercare l'hai notato? Quindi a rigor di logica nessuno può "tornare", se non è mai venuto. Se non sbaglio il racconto che ti sei preso la briga di analizzare, non richiesto, è tra quelli scelti da Belleville. Ma forse alla Redazione manca un editor del tuo calibro, perciò prende certi abbagli.Segnala il commento

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di Signor Fabiani

Esordiente
Editor
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