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Avventura

Giorgio

Pubblicato il 14/09/2020

Un uomo ed il suo colletto alzato.

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Giorgio è uno di quegli uomini che indossa le polo col colletto alzato.

Avete presente? Quelle che, se portate normalmente, di norma fanno cagare ma non nascondono nulla di particolarmente strano.

Ma una volta alzato il colletto, ci trovi sotto scritte tipo “Marina Militare”. Marina militare?

E’ un pò come la scritta aznalubma sul cofano delle ambulanza: quando la vedi sai che ti devi scansare perchè possa passare, quando vedi uno con una polo col colletto tirato su, sai di dover stare attento perchè sei in presenza di una testa di cazzo.

Giorgio è fieramente ignaro del suo status, anzi è così tronfio, così pieno di sé, da considerarsi un gran figo.

Marta è una giovane creatura di nove anni che non vede l’ora di andare a scuola.

Le piace avere tutte le attenzioni su di sé, non come quella cicciona della Gregucci.

Oggi è il gran giorno, il giorno della recita. Lei, ovviamente, è la protagonista.

Si è preparata duramente, imitando le mosse delle cantanti alla televisione, tutte sculettamenti e moine.

Sa di essere bella, ed ha già capito che grazie alla sua bellezza potrà ottenere tutto quello che vorrà in futuro.

Si allaccia con cura le scarpine, un’occhiata allo specchio “Martaaaaa è oraaaaa” - “Arrivo!” e tutta felice scende le scale, prende lo zainetto e si avvia verso l’esterno zompettando mano nella mano della sua - notevole, questo va detto - mammina.

“Che tempo del cazzo!” pensa il nostro Giorgione mentre si avvia verso l’esterno.

E’ una primavera bizzarra, due giorni fa caldo e tre piove. Ieri è piovuto tutta notte col solo risultato di riempire i marciapiedi di pozzanghere e di aumentare l’umidità.

Il nostro eroe - sì perchè il nostro uomo ancora non sa di esserlo - è bruttino, questo va detto.

Capello bruno corto leccato all’indietro, un viso sul quale svetta un naso aquilino, basso, un pochino gobbo e con un buon quindici chili di troppo. Ma lui se ne frega e, un pò come il calabrone che vola anche se non sa un cazzo sul suo peso in rapporto alle sue ali, cammina a petto in fuori, col colletto alzato per le strade della sua cittadina, con la sensazione che oggi, non domani e non ieri, ma oggi sarà un gran giorno. Ed hai ragione amico mio.

Marta è raggiante, con un bel vestitino a pois, la scarpine lucenti, ed una coda di cavallo che sobbalza ogni qualvolta la nostra danzerina spicca un saltello mentre ripete alla mamma le parti del suo monologo, accennando le note della canzone che chiuderà lo spettacolo - Tintarella di Luna, mica At Last, ma lei è felice già così.

Era piovuto dicevamo, e Marta di certo non vuole sporcarsi le sue nuove fiammanti scarpine.

Mentre è assorta nella sua interpretazione, per schivare una pozzanghera che testimonia l’inadempienza della vecchia giunta comunale (parole testuali della nuova giunta comunale), Marta si sposta e cammina sul bordo del maledetto, maledettissimo marciapiede.

Qui, forse perchè distratta o forse perchè gli astri si erano allineati in favore di questo epico avvenimento, la nostra starlette mette un piedino in fallo, la caviglia fa un leggero ma netto crack e Marta cade, in mezzo alla strada.

Siamo in una strada interna, di norma le auto dovrebbero andar piano, ma sappiamo tutti che non è mai così. Neanche tu vai piano.

Giorgio, facendo lo slalom fra le pozzanghere, vede avvicinarsi una bimba con a fianco una stangona di mamma.

Mentre la coppia si avvicina lui, tira fuori il petto, dentro la pancia e si sistema l’imprescindibile colletto.

Più si avvicina e più la sua discrezione diminuisce, squadra per bene il milfone in avvicinamento.

Non lo so con certezza, ma “Che bella Fica” potrebbe essere una frase standard passata nella mente di Giorgio.

Poi qualcosa accade, la bimba inciampa finendo in mezzo alla strada in balia dell’auto che arriva di gran carriera nella sua direzione.

Manco se ci riprova altre 1000000 volte, ma il nostro beniamino, con uno scatto che neanche lui sapeva di essere in possesso, si lancia verso la nostra povera showgirl, in un attimo la solleva e la riporta sul marciapiede, l’auto suona, sgomma e scarta di un pelo i nostri beniamini, e Giorgio riporta Marta sul marciapiede.

Tutto nel giro di due secondi.

E ora?

Marta piange, più per il male alla caviglia che per lo spavento.

La mamma piange, decisamente per lo spavento.

Giorgio si guarda attorno, non del tutto consapevole del suo gesto eroico.

La mamma lo abbraccia, lo bacia sulle guance e lo abbraccia ancora.

Giorgio contraccambia, iniziando a prender coscienza della portata della sua impresa.

Si assicura che stiano tutti bene.

Si volta.

Prosegue per la sua strada e pensa.

“Sono proprio un cazzo di figo.”

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Mi ha fatto sorridere, e ho provato a immaginarmi da dove potessi aver preso un soggetto del genere. Queste sono le classiche domande, che vengono fatte a chi scrive - il più delle volte da chi non scrive, ma non è una regola, beninteso - , ma non sempre, visto che me lo sono chiesto anch'io... Però non è importante "l'origine" del soggetto, se sia frutto di una storia vera o meno, nossignore. L'unica cosa che conta davvero, è il modo in cui l'hai scritto, che non è niente male, anche se avresti potuto "calibrare meglio" la sovrapposizione della caduta della bambina, vista da due punti di vista diversi, per renderla più efficace. L'ultima frase sembra presa da Frigidaire, o di Andrea Pazienza, un po' autocompiaciuta, un po' autocommiserante. Fine del pippone... e buona serata a tutti. Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Shamisen ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Elkele ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello veramente e si sa che con l'umorismo non è facile Pezzo riuscitissimo condito bene Bello slancio e bel finale Sorriso persistente a fine lettura [piccolo applauso, pollice alto] SalutiSegnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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di giabread

Esordiente