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Erotico

Giornata uggiosa

Pubblicato il 02/02/2021

Un racconto di fantasia. Saprei dire poco di più. Uscito così. Un punto di vista diverso, l'intimità che crea anche nelle giornate uggiose, riflessive negli atti.

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Stava tornando a casa. La giornata era uggiosa, e più tardi la pioggia. Anche la guida risentiva del suo umore: irregolare, spigolosa e a tratti. Dentro di sé pregò per trovare un parcheggio vicino casa, quando in lontananza la vide. Parcheggiò, indossò cappotto e cappellino, prese la borsa e uscì dall’auto, chiuse la macchina mentre si avviava verso casa avvolgendosi la sciarpa intorno al collo. Entrò e salutò i suoi genitori, brevemente spiegò loro la giornata e se ne andò su in camera, dopo aver lentamente percorso le scale. Aveva voglia di starsene un po’ da sola, per questo accese il computer e prese le cuffie: avrebbe ascoltato un po’ di musica prima di scendere per la cena, già in preparazione.

Attese che il computer fosse pronto distesa sul letto con le gambe a capanna per farle da leggìo. Poi aprì Spotify e si lasciò travolgere dalla canzone che era stata interrotta la sera precedente. Ascoltava e dondolava la testa, lasciando che quei capelli lunghi appoggiati sul cuscino accarezzassero le guance. Stava bene. La musica spesso le faceva quest’effetto.

Voleva controllare anche la sua pagina Facebook, cliccò quindi velocemente e la pagina si aprì, scorse per un po' la bacheca ma in fondo non c’era niente di nuovo, quindi chiuse la pagina e ritornò alla schermata della riproduzione musicale. Fu proprio in quel momento, che in una parte di lei, quella più maliziosa, venne fuori un pensiero e quindi aprì nuovamente ed iniziò a scrivere.

Un suo desiderio.

Per un attimo, solo un attimo, si sentì sporca e si convinse che non l’avrebbe fatto. Sarebbe andata di fantasia, decise così.

Attraversò la stanza, passando davanti allo specchio e fermandosi a guardarsi. Si leccava le labbra, quasi a sistemarsi quel poco di rossetto che le era rimasto dopo un’intera di giornata di lavoro. Poi iniziò ad accarezzarsi il volto. Un altro passo verso lo specchio, sembrava volesse baciarsi. 

Lei si piaceva da sola.

Rimase dei minuti in quella posizione, inclinata verso lo specchio stirando il culo. 

Percorsa a quel punto da un brivido si sedette. Slacciò via la cintura. Poi il turno dei pantaloni mentre iniziava ad accarezzarsi la pancia fino ad arrivare al seno da sotto la maglia.

Tutto quello che fa è calore, le piace il contrasto di temperatura della mano sul suo corpo, un quasi sospirare, come l’acqua fredda di una doccia che sbatte sul petto e toglie il respiro. Si raccolse sul letto ed iniziò a baciarsi le ginocchia. Quella posizione le piace perché sentiva tanto di sé in poco spazio. Aveva la pancia tutta piegata, e le pieghe tra loro si scambiavano calore.

Si era da poco tolta anche il reggiseno, quindi vicino alle ginocchia inumidite sentiva i suoi capezzoli un pochino induriti.

Iniziò a toccarsi dietro accarezzandosi il culo. Si riservava tanta dolcezza per sé e a volte si stupiva della contraddizione che era dentro di lei, molto spesso fuori, in compagnia non lo era, e un po' questo la fece pensare.

Alzò le gambe al soffitto, come in un tuffo olimpionico e si tolse tutto scoprendo la sua vagina. Aveva gambe secche, dritte e lisce, unghie colorate ai piedi e un paio di nei. Il sesso invece era bello, depilato e caldo.

Iniziò a massaggiarsi con la destra. Con la sinistra invece si strinse forte il seno, muovendolo e disegnando in aria. Avrebbe voluto un seno leggermente più grande, anche lei stessa dopo poco si annoiava a carezzarlo, tuttavia quella volta continuò. Con la punta delle dita ancora leggermente fredde cominciò a circumnavigare il capezzolo, se lo stuzzicava. 

Apriva e chiudeva le gambe e questo le permetteva nuovi movimenti, a simulare quel desiderio che non aveva avuto il coraggio di scrivere prima al computer. Aumentò la frequenza e la forza con cui massaggiava se stessa e i suoi seni. D’improvviso valutò scomoda quella posizione e scese, distendendosi sul parquet. Aveva un bel colore con i suoi capelli, lì distesa sulle tessere di legno di noce.

Puntò la testa al pavimento vedendo con gli occhi tutto sottosopra, le gambe le teneva aperte verso la porta e la schiena era inarcata con la pancia stirata e l’ombelico un po' ovalizzato. Aveva iniziato ad ansimare e silenziosamente dovette reprimere quell’urlo liberatorio che si era formato in gola mentre iniziò a strusciare sul pavimento che iniziava a scaldarsi con la sua temperatura.

Pensava alla magia della sua prima volta. In quel momento lo voleva.

Aveva voglia.

Chiuse gli occhi.

Continuò ad ondeggiare sul pavimento, mentre ripeteva i soliti gesti. Sentiva che era verso la fine, quel desiderio stava pian piano svanendo mentre iniziava a sentirsi leggermente bagnata di caldo in mezzo alle gambe.

Era contenta.

Quando ebbe finito rimase dei secondi ad occhi chiusi. Poi gli aprì e rimase a contemplare il soffitto bianco della camera.

Si alzò sulle ginocchia e spense il computer ancora acceso sul letto. Sistemò il viso allo specchio per le sbavature del rossetto sulle guance.

Finito di fare si lanciò un bacio, poi scese per cena.

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Testo "uggioso", mi pare, che si "inceppa", di tanto in tanto, nelle descrizioni sovrabbondanti, e quel "si sentì sporca" non convince... Segnala il commento

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Claudia Bucci ha votato il racconto

Esordiente

Difficile decidere di voler pubblicare un momento così intimo e il testo mi piace proprio per questo. Si perde forse un pochino in lentezza, in fluidità ma riesce comunque a piacermi.Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Amid Solo ha votato il racconto

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emmebelloc ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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di Il Faro

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