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Young Adult

Giro giro tondo

Pubblicato il 21/02/2021

Sei mani paffute che si stringevano e giravano in tondo. Le loro vocine intonavano una canzoncina che conoscevo “Giro giro tondo com’è bello il mondo”. Da piccola chissà quante volte c’ero io nelle vesti di quei bambini. Inconsapevole che crescendo i miei coetanei mi avrebbero stretto la mano soltan

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Sei mani paffute che si stringevano e giravano in tondo. Le loro vocine intonavano una canzoncina che conoscevo “Giro giro tondo com’è bello il mondo”. Da piccola chissà quante volte c’ero io nelle vesti di quei bambini. Inconsapevole che crescendo i miei coetanei mi avrebbero stretto la mano soltanto dopo averci sputato sopra con un ghigno di derisione.

L’ingenuità me la sono portata dietro come un vagone di un treno pieno.

Mi chiamavano Mita la sfigata. Nella mia classe mi è stato riservato l’unico banco che ha una sedia vuota, come se fossi un’appestata.

All’uscita da scuola Carolina mi ha fermata «Ciao Mita, ti va di unirti a noi oggi al parco?».

Mi sono girata intorno ma non c’era nessun altro oltre me. «Io?» ho sbarrato gli occhi puntando l’indice verso la mia faccia.

«Certo» mi ha presa sottobraccio come se fosse una cosa naturale e mi ha lasciato un buffetto sul braccio. Mi ha chiesto di darle la possibilità di dimostrarmi di voler essere mia amica. Non ci ho pensato due volte a spararmi in faccia un sorriso a trentadue denti con fossette comprese. Carolina, la più popolare della scuola, mi ha chiesto di unirmi al suo gruppo. Sono tornata a casa camminando con le ali ai piedi. Nonostante il cielo grigio per me era una giornata di sole.

Avevamo appuntamento per le sedici e mezzo al chiosco del parco centrale. Mi sono cambiata, ho indossato una gonna di jeans e una maglietta rossa. Mi sono spalmata un velo di lucidalabbra e un po’ di matita sugli occhi. Non avevo bisogno di altro, la mia allegria bastava a contornare il viso di luci e colori.

Le ho viste sedute a chiacchierare e mi sono avvicinata. Martina, Carmen e Laura mi hanno salutata in coro con un sorriso. Carolina si è illuminata quando mi ha vista, ha fatto spostare di una sedia Martina e mi ha fatto cenno di sedermi vicino a lei. Mi sono illusa che le cose, per una volta, potevano aver cambiato direzione. Ero seduta al tavolo delle belle, e presto il nomignolo di sfigata non sarebbe più stato accostato al mio nome.

Ho ordinato un tè e sono rimasta ad ascoltarle. Hanno cercato di coinvolgermi nelle loro chiacchiere. Non è andata male. Uno dei miei timori più grandi era non saper mantenere una conversazione. D’altronde l’unica persona con cui mi confidavo era il mio cane.

«Andiamo a fare due passi» Carolina si è alzata, e come un fedele suddito, l’ho imitata. Mi ha squadrata da testa a piedi «Stai benissimo Mita. Il rosso è il tuo colore». Mi sono sentita orgogliosa della mia scelta.

Le ragazze ci hanno lasciate indietro. Mi teneva sottobraccio e scrutava il parco davanti a noi. «Ti devo confessare una cosa» ha spostato lo sguardo su di me.

«Cosa?»

«Sai Marco, quello carino della quinta c? Mi ha detto che ti vuole conoscere. Ci stai?» il suo entusiasmo era tangibile. Avevo una cotta per lui da quando è iniziata la scuola. Ogni volta che lo vedevo mi sudavano le mani e il cuore prendeva il volo. Ho esitato, il terrore di fare una figuraccia stava smorzando ogni mia goccia di felicità.

«Sì» ho sussurrato.

«Eccolo, sta giocando insieme ai suoi amici, andiamo» mi ha tirato nella sua direzione.

Avrei dovuto puntare i piedi a terra e dire no. Avrei dovuto capirlo.

Mi ha trascinata da loro, ero troppo presa dall’emozione, dall’illusione che stessi davvero per succederlo, per rendermi conto di avere puntato addosso lo sguardo di tutti.

Carolina ha picchiettato sulla sua spalla.

«Ciao Marco», si è voltato, ha ricambiato il saluto e ha visto me, mi ha percorsa con lo sguardo da testa a piedi. Per la prima volta in vita mia mi sono sentita bella, i suoi occhi erano attratti da me, mi guardava con brama ed io mi sono sentita come una fata.

I suoi amici si sono avvicinati a semicerchio intorno a lui.

«Eccola, lei è Mita» la voce di Carolina mi ha riportata a terra. Le mie guance sono avvampate.

Marco ha steso la mano «Piacere di conoscerti». Ho allungato la mano esitante e gliel’ho stretta.

Una sensazione viscida e gelatinosa si è posata sul mio palmo. Mi sono ritratta di colpo e mi sono guardata inorridita la mano sgocciolante di saliva.

Intorno a me è scoppiata una risata generale. Ridevano tutti, mentre agli angoli degli occhi sentivo pungere le lacrime. Carolina con una mano a tenersi il petto «Davvero credevi che Marco volesse conoscerti. Ma ti sei vista? Sei Mita la sfigata». Una morsa mi ha stretto lo stomaco, desideravo soltanto scappare. Ho indietreggiato di qualche passo, finendo sulle mani di qualcuno che mi ha spinto. I miei occhi si spostavano sulle facce dei ragazzi che ridevano. Si è alzato un coro «Mita la sfigata». Mi sono voltata, incespicando nei miei passi e ho corso fino alla fontanella, mi sono strofinata le mani fino a farle arrossare. Le lacrime scendevano copiose e non riuscivo più a fermarle.

Ho camminato verso casa con le spalle basse. Non volevo che i miei genitori mi vedessero così. Mi sono fermata al parchetto, mi sono seduta sull’altalena e mi sono lasciata cullare dal dondolio, osservando il contorno sfocato dei bambini in cerchio.

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MeAlCubo ha votato il racconto

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Mi fa male leggere cose così...Segnala il commento

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di JessicaM

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