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Narrativa

Gli altri

Pubblicato il 26/11/2017

Gli altri sono una presenza astratta nella vita di ogni giorno. Minacciosi, inutili. Lui non li sopportava più.

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La mattina per le vie della città era un luogo sinistro, almeno per lui. 

Da quando era bambino, che ancora non bigiava a scuola - che poi a dir tanto lo avrà fatto due o tre volte -, la sentiva ancora così. 

La mattina durante l’orario di scuola che poi è diventata la mattina della lezione in università, la mattina durante l’orario di lavoro. Tutti sanno sempre dove si trovano, tutti si muovono fieri e consapevoli del proprio percorso verso una direzione nota, rassicurante. L’incedere deciso, cattivo, passo dopo passo, con la testa abbassata senza concedere troppo spazio a futili distrazioni. Se ne vanno così per le vie della città, dritti e spietati. Lui era una di loro, lo è sempre stato, uno che riga dritto.

Quella mattina però ciondolava tra i suoi pensieri contorti e quella direzione, la strada di tutti i giorni, non riusciva proprio a trovarla. Si era pure vestito bene, ma ora non ricordava se dovesse incontrare della gente per lavoro o se invece fosse più banalmente il giorno del suo matrimonio. Aveva le scarpe di legno, quelle scomode che tutti si mettono quando si vestono da pinguini, e quel nodo intorno al collo che francamente – pensava in quel frangente – era davvero inutile.

Si guardava intorno, indifferente al proprio stato, con gli occhi di chi nella vita non si è mai tuffato. Appoggiato al semaforo di un incrocio, c’era un uomo fermo, sinistro, con la sigaretta in bocca e il pacchetto di Marlboro rosse i mano. Lo sguardo assente, l’aspetto trasandato. Contava le macchine o più semplicemente non sapeva se passare o non passare dall’altra parte. Gli ha rivolto qualche parola senza senso o solo qualche verso incomprensibile in un bofonchiare tra sé. Pochi passi più in là, una donna di mezza età, vestita di tutto punto, se ne stava davanti a un portone in legno chiuso alle 12.30. Non era una puttana ma avrebbe potuto esserlo. Sembrava avesse un appuntamento, ma lui era sicuro che nessuno l’avrebbe raggiunta. Muoveva il collo come una gallina, disturbata da qualche forma di tic nervoso. Oltre la strada c’era un vecchio su una panchina con un volantino sottocosto Lidl tra le mani: mortadella Bologna con pistacchi 600gr. formato convenienza 3.99 euro. Non era povero, si capiva, ma era annoiato e trovava interessante leggere l’andamento dei prezzi al supermercato.

Quello picchia la moglie non vedi che faccia c’ha? Sempre se una moglie è riuscito a trovarla. Che schifo, l’altro, vecchio, se ne sta lì a guardare le ragazzine all’uscita da scuola, su quella panchina. Picchia la madre anziana e urla ai figli, lo so, quella stronza impellicciata. Ma cosa fanno tutta la mattina sti stronzi, cosa cazzo stanno facendo? Hanno mai lavorato questi? No ma la vita di questi matinier non ha alcun senso. Agli animali notturni non ci assomigliano per niente. Quelli sono di un'altra categoria. Hanno una filosofia di vita, uno stile, quasi una missione. Vivere la notte per dimenticare il giorno. Magari vanno a puttane, si sbronzano al tabacchi cinese sotto casa, urlano in strada per svegliare i borghesi sotto le coperte, pippano coca nel cesso di un locale, ma sanno una cosa. Sanno esplorare il silenzio e l'assenza della città. Ste presenze del mattino non sanno proprio che fare, inquinano. Andate via, andata a lavorare!

Si era voltato, continuava a vederli ancora lì fermi, immobili. Quelle presenze lo inquietavano, così sfacciatamente libere di non fare assolutamente nulla, di vivere un giorno come un altro nel rumore di una città che si muoveva tutta intorno. Aveva una voglia irrefrenabile di insultarli, di cancellarli dalla sua vista e forse di sollevarli dalle loro vite inutili. 

Stava tornando indietro, con il sangue alla testa, le mani tremanti, la rabbia repressa per anni.

Il vecchio bavoso sulla panchina era il bersaglio più comodo, distratto dalle sue letture. Si era avvicinato quanto bastava, senza essere visto. Aveva sciolto il nodo di quell’inutile cravatta, poi l’aveva riavvolta nei pugni chiusi. Era pronto ad afferrarlo da dietro a stringergli il collo fino a farlo soffocare, a fargli strabuzzare gli occhi, a fargli espiare tutte le colpe sue e degli altri come lui. 

Alla luce del giorno, alla 12.40 di quella mattina sinistra e normale, lui si era seduto accanto al vecchio stringendo tra le mani una cravatta.

“Le dispiace?”

“No si immagini, è una bella giornata”

“Cosa ci trova di così bello?”

“Niente, per questo lo è..”

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di davidez

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