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Narrativa

Gli Oneiroi

Di Marco Verteramo - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 19/02/2020

Esperimento...

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“Ci mancherai”, disse una guardia corpulenta, mentre spegneva a terra il mozzicone. Eva non rispose, si limitò a salutare Tony strizzando l’occhio. Erano trascorsi ventidue anni dal 6 Aprile 1998; il giorno del suo ingresso nel Tartaro, il mercoledì freddo che aveva sospeso la sua primavera. Oggi, nonostante il calendario segnasse Febbraio e la neve coprisse la città, la stagione interrotta di Eva tornava a scorrerle dentro. “Amore, portami dove vuoi, ovunque si respiri” sussurrò.

Elio non fiatò, per lui parlò il motore del loro maggiolone beige, sempre lo stesso. L’oggetto d’antiquariato brontolò per qualche istante e con uno sbuffo si insinuò nel traffico dell’ora di punta. Guidò in silenzio, sino a quando non si trovarono il blu davanti.

Il tempo di lanciare lontano le scarpe e via…iniziarono a correre; salino in bocca, la nebbia alle spalle, palle di neve, fiatone e gote rosse.

I loro occhi dinanzi all’orizzonte, dopo aver perduto battaglie contro avvocati, giudici e fiere. I loro occhi spalancati davanti alla nuova bellezza.

Non avrebbero potuto immaginare che il guanto del vento li avrebbe accarezzati ancora.

Nessuno avrebbe potuto.

Adesso, invece, erano lì, fusi in un abbraccio sudato, con i visi rivolti verso il sole, mentre le loro ombre avvinghiate disegnavano sulla sabbia la sagoma di un bimbo che vedeva per la prima volta l’incontro tra neve e mare.

Erano trascorsi sette anni dal giorno in cui si aprì la cella. Anni accompagnati dai flash back di vita nella Casa Circondariale di Genova Marassi. Eva non aveva mai rubato nemmeno una caramella, tantomeno ucciso una donna.

La giustizia può essere miope ma, se si è fortunati, riesce a mettere a fuoco, prima o poi.

Elio, nell’ultimo periodo, era sotto stress, proteso costantemente alla ricerca di escamotage per migliorare la qualità della loro esistenza.

“Va tutto bene quando si ride e si gioca sotto le lenzuola, ma la vita è anche altro”. Queste parole squassavano le tempie di Eva, con l’irruenza di un feto alieno che lotta per fuggire dall’utero di un’umana. Elio l’aveva lasciata con questa frase, prima di decollare per la Scozia; doveva concludere il contratto che avrebbe cambiato le loro vite, ancora una volta. A Eva parevano mesi, ma erano trascorse solamente sei ore. Lanciò uno sguardo all’orologio: le ore 03.30. L’angoscia aumentò, elaborava i palindromi come premonizioni di sciagura. Una lingua di vento faceva ruotare la ventola sul soffitto, producendo un sibilo simile a quello di una lama che scorre sul ferro. Il livello di adrenalina aumentava, insieme al sudore. Non voleva perdere Elio. I suoi pensieri sfrecciavano come puledri, non riusciva a domarli. Sapeva che Elio la amava. Sapeva tante cose, anche di aspettare un figlio. Lui, non ancora. Eva glielo avrebbe detto al suo ritorno da Edimburgo, davanti a una cenetta e un rosso corposo. L’entusiasmo la pervase, improvviso come una folata alla schiena. Era l’alba di un mercoledì, questa volta meraviglioso. Pensò che non avrebbe avuto senso temporeggiare ancora; al diavolo la cenetta. Eva decise di telefonare a suo marito, urlargli la sua gioia, di prima mattina. Accese lo stereo e preparò un caffè; il cellulare in mano.

Una legge non scritta ci avverte di non lasciare al destino l’occasione per essere beffardo, perché in tal caso, la sfrutterà, come un cecchino consumato.

In questo caso il destino era munito di telefono, e digitò il numero di Eva, anticipando di pochi istanti la sua telefonata: “Pronto” rispose infastidita, poi si mise in ascolto.

Un manto di silenzio ghiacciato calò su di lei, seppellendole muscoli, ossa e anima. Il destino le restituì istanti di silenzio, colmi di rispetto, poi riagganciò.

Elio, in quel giorno di inverno, l’aveva portata al mare, oggi il mare si era preso Elio, insieme agli alti 176 passeggeri in volo sulla manica.


Un suono, inizialmente irriconoscibile, svegliò Eva dal suo torpore. A stento allungò il braccio sinistro e afferrò la sveglia: le 09.09. Questa volta non badò ai palindromi. La notte era stata infinita, ansiogena, tormentata da incubi. Le erano rimaste immagini confuse, annebbiate come il suo stato mentale. Non riusciva a focalizzare. Sul comodino notò una confezione di xanax, era rovesciata e soprattutto vuota, mentre una bottiglia di whisky sullo scendiletto la riportava a scene vissute che non ricordava.

Tutto le sembrava così strano, così nuovo, come se fosse una prima volta.

Il tempo necessario per farsi attraversare da un brivido e si gettò sotto la doccia. Si sarebbe ripresa, pensò.

Così fu. Si vestì e scese di corsa. Era in ritardo.

La sua espressione tesa si rasserenò quando vide quei due volti, in lontananza.

“Amore, ti aspettiamo da tanto, corri” disse Elio, mentre lanciava sassi in mare, insieme al piccolo Mattia. Eva sorrise.


Tony stava ultimando il suo giro di ispezione. Arrivò alla cella 72. “Ehi, sveglia!”

“Cosa vuoi? Lasciami in pace” biascicò l'ombra stesa sul materasso.

“Non ricordi? Oggi termini la pena. Sei libera. Eva, vai a godertela".

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aylaparisi ha votato il racconto

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Fantofab ha votato il racconto

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Gianluca Pappagallo ha votato il racconto

Esordiente

Ho cercato qualcosa di tuo in prosa per “conoscerti” meglio e ci ho visto comunque della poesia. Bello, molto denso. Forse il tema avrebbe richiesto una manciata di battute in più. Segnala il commento

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Cesarina Ansalone ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Concordo con Franco. Bello ma non ho capito bene la successione degli eventi. Sorry:)Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Ottimo. Bellissima invenzione. Il tema carcerario, appena accennato, irrompe improvvisamente nel finale.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Funziona, ma diversi passaggi non si incastrano, oppure si incastrano troppo. Credo che dovresti cambiare la "spaziatura"Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Funziona!Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Ti confesso che quando ho letto che l'aereo di lui precipita sulla Manica ho urlato spontaneamente "no!". Quindi, racconto riuscito :) Segnala il commento

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Vaguzzina ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello! Segnala il commento

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Jacopo C. ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello. esperimento riuscitissimo. Grande!Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Wow!Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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di Marco Verteramo

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