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Horror

Gli ospiti premiati

Pubblicato il 31/07/2020

Un aspirante scrittore partecipa alla cerimonia di premiazione di un premio letterario per il miglior racconto horror dell'anno.

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Mi ero appena alzato in mutande dal letto - sogni proibiti di nessuna?- e stavo spulciando la posta elettronica, come tutti i giorni, alla ricerca spasmodica di notizie che riguardavano il Premio Letterario “I mostri - Edizione 2019”.

In esso venivano premiati i migliori tre racconti di genere horror su dodici finalisti rimasti.

La cerimonia si sarebbe tenuta in una graziosa zona in collina, più precisamente nella Cascina degli Archi Celestiali. Le mie dita furenti aprirono la email relativa al Premio, dove venivano spiegati i dettagli della premiazione; sullo sfondo era disegnata una vampira dai capelli neri come le ali di un pipistrello. La creatura aveva uno sguardo penetrante: sembrava che mi guardasse dallo schermo.

Pensai si trattasse di semplice suggestione, quindi scorsi la lista dei finalisti, forse stavolta, dopo la decima volta che provavo e partecipavo per curiosità anche se non avevo vinto niente, sarei riuscito ad arrivare almeno nella rosa dei finalisti!

Guardai il file allegato che conteneva i dodici finalisti e arrivai sconsolato al penultimo posto… “Laura Contini” e… “Fulvio Prudenti”, e nell’ultimo posto della lista… c’era mancato un pelo, ero proprio io!

Così arrivò il giorno della premiazione. La sala del banchetto, in stile gotico, era gremita di gente dai venti ai sessanta anni e c’era un banchetto con i soliti crostini al tonno, vassoi di paté ai gamberetti, e un tagliere che conteneva fette di prosciutto crudo, cotto, fesa di tacchino e fette di salame di cinta senese. Finalmente! Sapete, io vado matto per il salame arrotolato sui grissini! Mentre mangiavo la gente parlava tra di loro, ignorandomi.

“Questo si che è un horror!”, pensai.

Una voce maschile da pallone gonfiato alla mia destra attirò la mia attenzione; guardai con la coda dell’occhio e vidi quegli sguardi egoisti e arroganti che non avevano anima. Osservai meglio questo ragazzo palestrato con una catenella dorata sul petto scamiciato che si pavoneggiava di fronte a un paio di amiche di mezza età in minigonna e solo con le cosce abbronzate.

<<Cocche mie, sono sicuro di aver vinto il premio, quindi perché non ce ne andiamo in prima fila? Tra poco inizia la premiazione e così sono già pronto per la gloria>>

Le “ragazze” annuirono masticando gli asparagi: sentivo un alito fetido. Poi il ragazzo aprì la porta preceduto dalle due.

La porta rimase aperta e io mi avvicinai a dare un occhiata: la sala era affrescata con dei toni puri e profumati lungo tutte le mura, mentre sul soffitto un lampadario conteneva dei ceri neri da cui scaturiva la luce.

In fondo c’era il palco con i tre della giuria. Al centro una donna dai capelli neri, al fianco di essa due gemelli dai capelli di un bianco innaturale. Erano tutti raggianti e sereni. Ai due angoli della stanza dietro la giuria presenziavano due maggiordomi pelati con in mano un vassoio d' argento ciascuno.

Ad un tratto, la donna bruna si avvicinò al microfono e chiamò a raccolta tutti gli ospiti della cascina che si incamminarono nella sala della premiazione. Io mi sedetti in ultima fila, con la penna stilografica nel taschino della mia camicia. Pochi minuti dopo, di fronte alla gente seduta, la donna della giuria pronunciò le parole d' apertura della premiazione:

<<Benvenuti alla Decima Edizione di questo premio prestigioso che scatena sempre la nostra fantasia, la più terribile che ci sia. Adesso dichiareremo i vincitori che verranno estratti dai vassoi portati dai maggiordomi alle nostre spalle. Buona fortuna!>>

Un maggiordomo si avvicinò al tavolo e l’uomo dai capelli bianchi alla destra della donna prese il vassoio e lesse la lettera.

<< Il vincitore è…>>

Gli ospiti erano trepidanti.

<< E’… L’Orrore!>>

A questa parola le tende si chiusero e la luce del lampadario si spense. Sentii il rumore dei coperchi dei vassoi che sbattevano sul pavimento di mattoni crudi, il borbottio sorpreso dei presenti, il rumore di motoseghe e urla laceranti. Degli schizzi di sangue mi vennero addosso mentre mi precipitavo verso la porta e il cuore mi scoppiava nel petto.

Ero davanti alla porta, estrassi la stilografica dal taschino e, a tentoni, cercai la serratura, mentre sentivo che una chiazza umida di sudore mi bagnava la schiena.

Finalmente dopo alcuni tentativi riuscii ad aprirla.

Per fortuna nel salotto del banchetto c’erano ancora delle candele accese sulle pareti. Alle mie spalle la porta si aprì e un maggiordomo teneva in mano un'ascia grondante sangue e residui di budella.

Si mise a camminare verso di me; cercai di scendere le scale che conducevano al piano terra, ma un altro maggiordomo con una mannaia ricurva ancora pulita ma assetata di sangue mi aspettava alla fine delle scale: non avevo scelta!

Mi gettai contro il vetro della portafinestra e caddi sulla siepe sottostante. Corsi verso il cancello, lo scavalcai, noncurante del dolore che avevo tra le braccia e nella schiena.

Volevo fare l’autostop.

 Questo desiderio mi opprime. Mi trovo nella tomba con la schiena e il collo  lordi di sangue.




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Violeta ha votato il racconto

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Cristina Z. ha votato il racconto

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L'idea è bella, curerei un pochino lo stile: attento alle ripetizioni, anche se è una, meglio trovare un altro termine; il climax un po' c'è, ma secondo me dovrebbe arrivare a un successo più forte. La chiusa è un pochino sbrigativa...Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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di ALEXIUS

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