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ConcorsiIL TITOLO E ALTRI RACCONTI

Grandi Narrazioni Mancate

Pubblicato il 02/06/2018

Progetto: una raccolta di racconti e prose sperimentali, tutte all'interno di una cornice autofinzionale tragicomica e destinata all'incompiutezza.

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Mia vita, non chiedo lineamenti fissi, volti possibili o possessi no no no! non funziona non si può scrivere un testo sbagliando l’epigrafe, poi di Montale che cacchio! sarebbe come infartare nel bel mezzo di una copula mal riuscita nel proprio talamo, come accaduto al povero Zio Eros…e dire che poteva anche evitare di fare il galletto lo zio, invece di ridurre in stato comatoso la Zia Cassandra, forse – e sottolineo forse – in preda ai sensi di colpa per via dell’assenza di giudizio che ebbe durante l’inesistente atto erotico davanti al torpore del di lui braccio sinistro, assieme ai due figlioli Lili e Berto, tra la demenza da insonnia e l’ansia per la morte (imminente? "principio di infarto, siora!", disse l'infermiere); e a mio padre Amerigo, in attesa di seguitare nel peggio dei casi la sua malattia, pensava, e non essere salvato in tempo se non per grazia divina, ovviamente non materna, e finire nell’oblio dei morti, nell’annullamento delle forze energetiche e spirituali; al quale il cui presente Ernesto stava portando a compimento all’in domani della maturità, con una decina di materie troppo poco sintetiche a priori e inutilmente ripetute nella notte della notizia dello zio, richiamato alla vita dopo aver vagato nelle fantasticherie della prova, dei silenziosi aiuti dei professori interni e della guardia degli esterni coadiuvati dai figli di troia dei miei ex compagni di liceo...ma perché mi sto mettendo a scrivere l’ennesima narrazione impossibile, che ormai non è più il tempo, tra saggi e racconti che la fanno da vincitore (almeno negli altri paesi, come Inghilterra e Francia…in Italia, bah!) e serie tv e film e blog e tante ciancicate senza tempo e senza spazio e senza lettori: “mais non, la direction actuelle de l’argumentation et narratologique, selon le postmodernisme, c’est la fin des grands récits, le triomphe de la fragmentation...” e altre soperchierie di Lyotard & Company, vissuti nei favolosi anni Settanta - e menomale belli che morti negli anni Venti del Ventunesimo Secolo: THE WONDERFUL TWIENTYFIRST CENTURY! dove la stupidità è più desiderata della stessa intelligenza, l’opinione servita meglio dell’argomentazione, e l’ignoranza più celebrata della cultura (ah bei tempi andati! Perché non rimane che questo rifugio ultimo, no, la Nostalgia: un altro miserrimo cancro della società)…dovremmo comprendere un’attualità del genere, non svincolarla al futuro increato…come te, babbo: a vedere lo zio in quel letto, e a sentire il parlottare del cardiologo, del dietologo, del medico curante nostro e del tuo fratello, non ne volevi sapere di fare quel passo in più per scongiurare ogni repentita non juvant degli accadimenti umani; per quanto grande fu lo sforzo di rimettere a posto il cuore, tra una cyclette non funzionante e un mangiare che sempre più ti disagiava e ti mandava in disforia, preferivi abbandonarti ad altri pensieri, altre ossessioni: all’ossessione del passato! e cominciare a richiamare alla mente la tua vanagloriosa vita da multilavoratore seriale, pensando alla tua grande narrazione – chissà quale possa essere la tua comprensione societaria, se poi le uniche parole finali di tutta questa esistenza era una serie di battute tipo “meglio vivere un giorno da leone che cento da pecora” o “segui la strada maestra, verso il…” – mentre io mi accingevo a passare un esame farlocco, di materie futili richieste e valutate da altrettante presenze falbe, e attorno gli unici che si laureavano erano i futuri dirigenti della nazione, i quali immediatamente si sono deprivati personalmente della memoria di quegli argomenti, vomitati davanti al comitato mentre il cui presente, tempo dopo, qualcosa se l’era ricordato: come la precessione degli equinozi, per cui i giorni tradizionali dell’equinozio nel corso dei millenni vanno ad anticiparsi; come la fine della Guerra Fredda e la morte delle Grandi Ideologie; come l’epifania nell’opera di Joyce in Dubliners; come la chiamata all’aurea mediocritas di Orazio; come quella Vita di Montale, che sembra non ne voglia sapere di ascoltarci, e lascia babbo a ricordarsi il suo passato, e io a pensare al futuro, mentre il presente se ne sta immobile a fissarci disgustato di tutti e due…e la mia grande narrazione, così come tutte quelle attorno a me, in questo attimo instabile della Storia, presto si interrompe, non va avanti oltre all’accenno, al frammento, alla pigrizia, e babbo se ne sta con gli amici a reclamare la sua posizione semidirigenziale presso il Banco dei Pegni della Pieve, il suo posto di coordinatore regionale alla vendita dei mobili d’arredo urbano per la Svicolini SPA, la sua presenza decisiva nell’amministrazione della BELLIDENTROSPA fuori dalle mura cittadine di Firenze, nel pieno della campagna, accanto agli stock industriali; e io a vagare, inerte, attorno al mio ex liceo, ex collegio regionale, ex casa deli orrori adolescenziali, ex società pre-industriale e anticipazione di quella vita altrettanto mancata che in seguito m’è toccato vivere.

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di Ernesto Sparvieri

Esordiente
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