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Narrativa

Ha perso di nuovo il controllo

Pubblicato il 25/07/2020

Mi sono ispirata alla canzone "she's lost control" dei Joy Division, e alla storia che c'è dietro.

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«Gli rispose uno dalla folla: “Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto. Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti»
Vangelo secondo Marco, IX, 17-19


Manchester, agosto 1977

Manchester fa schifo anche d’estate. Al tramonto, il sole si schianta contro i condomini e tutto è avvolto da una patina marrone come una scatola di cartone bagnata. Un’altra giornata passata a inscatolare sardine in quel buco di merda, con quei cosi viscidi che mi guardano con i loro occhietti acquosi del cazzo e che mi ricordano quelli di mia madre quando mi urla “Che ho fatto di male per meritarmi una figlia alcolizzata!”. Meglio berci su. Prima o poi me ne andrò da questa merda. 

Vado verso l’Electric Circus, il tizio che mi scopo dice che quelli che suonano stasera sono bravi, si chiamano Joy Division. Mi sono messa le calze nere strappate che lo arrapano un sacco. Andrà come al solito, a metà concerto mi porterà in bagno e mi aprirà come una di quelle scatolette di merda. Leccherà l’olio in mezzo alle mie gambe e io me ne starò lì, a fare finta di godere mentre me ne vado lontano dal water sporco e i pezzi di carta igienica per terra. Poi, in cambio, lui mi pagherà da bere. Funziona così tra noi. 

L’Electric Circus è un seminterrato immerso nella penombra che puzza di sudore e Bourbon. Prendo un drink e mi piazzo davanti al palco. La batteria parte solitaria e tutto intorno si fa silenzio. Una figura nella penombra si accanisce contro i piatti e batte un ritmo che sembra un cuore agonizzante. La chitarra s’intromette con un riff furente che taglia le carni del suono e il basso, schizofrenico, si allontana e si ricongiunge a loro come se volesse e non volesse far parte di quella marcia funebre. E poi arriva lui.

Carica tutto il peso del corpo sull’asta del microfono, ci si aggrappa come se sotto al palco ci fosse un burrone. Ha i capelli appiccicati alla fronte, la sua faccia ha un pallore alieno e luminoso e i lineamenti gonfi. Quando spalanca gli occhi azzurri penso che, prima di lui, non ho mai visto nessuno rimanere così in bilico tra bruttezza e splendore. La sua voce roca è catrame che ci avvolge tutti. 

I corpi intorno a me cominciano a oscillare e a contrarsi. Il tizio che mi scopo mi grida dal bar “Mary! Mary!”. 

Sono ubriaca, non capisco un cazzo, mi aggrappo alla tizia accanto. Scuoto la testa e sorrido.

“Dice tutto la confusione nei suoi occhi/Ha perso il controllo/E si aggrappa al passante più vicino/Ha perso il controllo/E svelava i segreti del suo passato/E diceva: ho perso di nuovo il controllo”

Canta con gli occhi chiusi ma mi ha già squadrata. Sembra che stia parlando di me.

“E urlando e scalciando lei disse/ho perso di nuovo il controllo”

***

Eri venuta con tua madre al centro disabili dove lavoravo, ormai non riuscivi a fare nulla da sola. Te ne stavi seduta di fronte a me con gli occhi bassi, pallida, mentre tua madre mi porgeva il referto medico. «Il fenobarbital le provoca sonnolenza, ma riesce ancora a lavorare. La prego, trovi qualcosa a mia figlia»

«Farò del mio meglio» le dissi, guardandoti. Avevi addosso la bellezza di chi lotta contro il tempo. Qualche mese dopo chiamai a casa tua, ti avevo trovato un lavoro. «Corinne ha avuto un’altra crisi epilettica. È morta» disse tua madre.

Ho scritto questa canzone per te, Corinne, quando ancora non sapevo che avevamo in comune molto più dell’amore per il punk. Il fenobarbital mi fa sudare e spalancare gli occhi come un pazzo. Comincio a dimenare le braccia e i pugni e il pubblico si scatena. Loro pensano che sia tutta scena, che faccia parte dello spettacolo. Ho ancora il controllo, ma non so per quanto. Canto e urlo addosso alla gente la mia paura.

***

Sono nuda e coperta dalla gente intorno. La testa mi pulsa e la voce cupa di lui è un vaso di Pandora da cui esce tutta la merda che mi porto dentro. Lo fisso. I suoi occhi cascano all’indietro, la mascella si paralizza, le labbra diventano una smorfia. Rimango impietrita, mentre lo guardo a terra contorcersi.

“E camminò sull’orlo di un vicolo cieco/E ridendo disse: ho perso il controllo/ Ha perso di nuovo il controllo”

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Elkele ha votato il racconto

Esordiente

Non conoscevo Ian, grazie. Sei bravissima. Segnala il commento

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Giorgia Nicolini ha votato il racconto

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Lerio ha votato il racconto

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Ho apprezzato la scelta del personaggio Ian Curtis (a cui anche io ho cercato di rendere omaggio). A fuoco anche la protagonista. Catartico, restituisce tutta la carica trasgressiva e liberatoria che una canzone punk può avere, a seconda di chi l'ascolta. Bella prova!Segnala il commento

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Isa.M ha votato il racconto

Esordiente

Molto dark...Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Scrivi bene, non c'è che dire. Però ti devo dire una sensazione: qui ho sentito della "maniera". E perdilo questo controllo... in modo sano! ;-)Segnala il commento

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MargheMesi ha votato il racconto

Esordiente

Riesci a colorare la sofferenza, Ro. C’è una componente “psichedelica” nella tua scrittura del dolore - come nel racconto sulla ludopatia- che accende un neon sulla storia e assorbe il lettore portandolo a filtrare gli eventi sotto una luce cangiante e inusuale. Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Dopo aver letto non ho potuto fare a meno di documentarmi perché non conoscevo questo gruppo, Il punk è un genere troppo lontano dai miei gusti musicali. Brava, hai preso in prestito la storia oscura e dolorosa di Ian Curtis ( fra l’altro descritto molto bene nell’aspetto) e attorno ci hai costruito la tua storia a tratti disturbante, in cui calcare un po’ la mano era del tutto lecito e necessario. Forse il tuo migliore, ma te lo dico ogni volta:)Segnala il commento

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Graziano ha votato il racconto

Esordiente
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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Bello e crudo senza sbavature o passaggi inutili, scritto molto bene come sempre e forse nei tuoi ultimi racconti trovo anche una maggiore sicurezza narrativa rispetto ai precedenti. :)Segnala il commento

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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

Ecco quando le parole "volgari" smettono di essere tali; non sono messe a caso per provocare o scandalizzare ma sono parte integrante della narrazione, per renderla vera. Ottimo lavoro, come sempre. E ora vado ad ascoltare la canzone che non conosco. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Sempre bravissima. Abbraccio :)))Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Splendido linguaggio hard. Da ghetto e marginalità.Segnala il commento

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Paolo Basso ha votato il racconto

Scrittore

Molto efficace, tagliente come la chitarra del brano. L'immedesimazione tra la protagonista e lo sciamano Curtis è ben resa "la voce cupa di lui è un vaso di Pandora da cui esce tutta la merda che mi porto dentro". Potenza del rock. BelloSegnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

bello crudo al punto giusto Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente
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eyepizzapie ha votato il racconto

Esordiente

Mi hai trascinato in quel seminterrato, funziona alla grandeSegnala il commento

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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente

Ognuno ha le sue note che gli vibrano dentro, pensi che stavo buttando giù due righe su "They walked in line" partendo dai primi versi (All dressed in uniforms so fine, They drank and killed to pass the time, Wearing the shame of all their crimes, With measured steps, they walked in line...). Bel racconto, molto apprezzata la citazione dal vangelo che pre-illumina sul contenuto. L'ambiente sembra l'usuale mareggiata di corpi di quei concerti, mi ricorda quei vecchi live dei Dead Kennedys che si possono ancora vedere online e mi ci sono sentito trasportato (sarà anche perché ho lavorato in un posto simile per un paio d'anni?). Insomma, ben fatto! La saluto e spero di non essere andato troppo fuori tema (mi entusiasma sempre parlare di musica e storie della musica).Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Prima di leggere il tuo racconto mi sono documentata sul gruppo dei Joy Division (che non conoscevo) e ho ascoltato la canzone, perché se c'è una cosa che ho capito di te, è che non metti mai una sillaba nei tuoi testi che non sia necessaria e ineludibile. Per capire cosa scrivi bisogna attivare sino all'ultimo neurone e non lasciarsi mai prendere alla sprovvista. Basta la scelta di non rivelare "il tizio che mi scopo" per capire che dietro i tuoi non detto c'è il meglio e il peggio del nostro mondo. Ti confermi una delle migliori scrittrici di Typee, e per nostra fortuna ce ne sono tante.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Non l'ho mai ascoltato: rimedierò. Questo tuo bel racconto mi spinge a farlo. Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Potente, duro, dark. Ian Curtis era principe Myskin punk con un concetto diverso di bellezza. Nel suo caso, insufficiente a salvare il mondo. E purtroppo neppure se stesso.Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

È una narrazione rude, scabra, ma penso che chi scrive deve avere la freddezza di un chirurgo: aprire senza impressionarsi per il sangueSegnala il commento

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Ernest ha votato il racconto

Esordiente
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paroleemusica ha votato il racconto

Esordiente

Ogni parola sarebbe superfluaSegnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente

Molto intenso e impattante. Magistralmente composto Segnala il commento

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Chiara Bocci ha votato il racconto

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di RoCarver

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