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Narrativa

Hai paura dello Smargog?

Pubblicato il 07/10/2021

Secondo me sì.

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24 Voti

Lo hanno visto tutti almeno una volta nella vita, anche se la speranza è di non vederlo mai. Non ha delle sembianze precise, anzi, forse si potrebbe definire un mutaforma. C'è chi sostiene di averlo visto sotto il letto, che nel buio abbia aperto i suoi grossi occhi gialli... c'è chi dice abbia sembianze di lupo, chi di uomo, c'è chi sostiene di averlo sentito strisciare a terra, all'ombra della finestra. Non si fa mai vedere lo Smargog, ma se solo lo facesse, lascerebbe il segno.

"L'ho visto Glo, era lì, su per le scale. È lui lo Smargog, è il Signor Roberto!"

Me l'aveva detto Greta, tremando, una volta tornata da danza. Anche Giacomo aveva avuto paura. Lo aveva chiamato e si erano nascosti dietro la rampa di scale, vicina all'ascensore. Il Signor Roberto aveva montato uno specchio, di fianco alla porta. Diceva spaventasse i ladri e i bambini cattivi, lo avevano sentito loro.

"Avrete visto il vostro riflesso..." risposi sbuffando, con la matita in bocca. Odiavo mi disturbassero mentre disegnavo, era facile perdere la concentrazione.

"E invece ti dico di no, Glo! Aveva i denti affilatissimi e la coda! E due gobbe sulla schiena!"

"Erano almeno tre..." fu Giacomo a quel punto a correggere Greta, ancora spaventata. Alzai gli occhi al cielo, sospirai, perché io a quelle cose non avevo mai creduto.

"State facendo i bimbi piccoli..."

"Non è vero!"

"E invece sì!"

Solo mamma con i suoi toast alla marmellata riuscì a farci calmare. Era di buon umore, quel giorno. Aveva gli occhi limpidi, il viso luminoso, la bocca dipinta di rosso proprio come la mia, ancora sporca di confettura. Mi prese in disparte, mi diede un bacio sulla guancia e mi chiese cosa fosse successo.

"Dagli retta, Gloria, gioca con loro..." mi sussurrò all'orecchio. Mi disse anche che fossi io la sorella maggiore, che non fosse il caso di essere così dura. Scrollai le spalle, annuii, perché con mamma era sempre così: la dolcezza dei suoi modi nascondeva sempre un lato assertivo, perentorio, oscuro. Era un buio che riuscivo a vedere solo io. Mi strinsi le spalle, mi salii il freddo, poi tornai in stanza da Greta e Giacomo.

"Quindi lo Smargog verrà stanotte?"

"Stanotte, sì!"

Mi avvicinai a loro, ai piedi del letto a castello. "Dagli retta, Gloria, gioca con loro..." mi ripetei.

"Vi proteggerò io da lui. Il parquet scricchiola, sarà facile prenderlo. Teniamo pronte le torce e prendiamo dallo sgabuzzino le racchette vecchie di papà. Non avrà scampo..."

Cercai io stessa teatralità in quelle parole, volevo fossero credibili anche per me. Guardai prima Greta, poi Giacomo, entrambi annuirono.

"Mi sembra un ottimo piano, Glo!"

"Sì! Un gran bel piano e poi... Giacomo può rimanere alla finestra e io alla porta..."

Feci cenno di sì con la testa, iniziai a saltare a girare su me stessa, e anche loro fecero lo stesso. Una fiera cantilena unì le nostre voci "Stasera lo prendiamo, stasera lo prendiamo!" continuammo a ripetere in un ritmo continuo, cadenzato, irritante. Mamma dovette entrare in camera per dirci di smettere. Trattenemmo le risate finché non chiuse la porta alle sue spalle, poi ci sdraiammo sfiniti sul tappeto. M'incantai a osservare il rosone del soffitto, quello che circondava il lampadario in vetro, mentre la luce si faceva sempre più vivida col calare della sera. Le nostre voci facevano ancora eco nella mia testa: "Stasera lo prendiamo".

Era ormai mezzanotte passata. La casa era come inghiottita dal suo stesso silenzio, talmente forte da farci fischiare le orecchie. Eravamo sdraiati nei nostri letti, con la torcia alla mano, coperti fino agli occhi. Guardai il letto a castello, cercando io stessa di non rompere quella quiete con alcun rumore, come se temessi che qualsiasi movimento potesse svegliarlo, lo Smargog. Fu Greta la prima a parlare, a bassissima voce.

"Che dite? Ci avrà sentiti, prima?"

"Prima?" Giacomo sbucò dal letto di sopra, facendo capolino con la testa, "Impossibile! Lo Smargog non ha un super udito..."

"Magari questo sì... magari si è spaventato, o magari..."

Non riuscii più a sentirli, il mio corpo era come raggelato dallo scricchiolare del parquet, al di là della porta chiusa. Giacomo fu il primo ad accorgersene, dopo di me. Scese dal letto in un balzo, poi, con passo felpato, si avvicinò alla porta. Me lo strinsi tra le braccia e Greta fece lo stesso con noi, appena ci raggiunse. Era lei la più coraggiosa, o meglio, era ciò che dava a vedere.

"È di sicuro lui... è caduto in trappola! Non sa cosa lo aspetta!" Mi sussurrò all'orecchio, prima che un tonfo fece sobbalzare tutti e tre. Fu seguito da un lamento, poi sentimmo qualcuno strisciare, arrancare, verso la cucina. Anche Greta era spaventata.

"Avrà fatto male alla mamma? Papà non c'è mai quando ci serve!"

Giacomo scoppiò in lacrime, Greta si strinse le gambe al petto, tremava tutta. "Dagli retta, Gloria, gioca con loro..." mi ripetei in testa, anche se un gioco non sembrava più esserlo "... e tu, hai paura dello Smargog? Sei la sorella maggiore, tu non credi a queste cose..." no, non ci avevo mai creduto. Fu così che mi alzai in piedi, con la racchetta in una mano e la torcia nell'altra, spinta da un moto di non so quale coraggio, una vibrazione improvvisa di dovere fraterno, che mi attraversò tutto il corpo. Parlai con voce chiara, ferma.

"Giacomo, alla finestra. Greta, sorveglia la porta. Non aprire per nessun motivo. Solo se sentirai la nostra parola d'ordine, intesi? Io vado da lui."

Entrambi annuirono in silenzio. Giacomo si mise in postazione e Greta fece lo stesso. Con le mani stringeva la torcia, a tal punto da vederne i segni della pressione sulle dita. Lanciai ad entrambi una rapida occhiata, prima di chiudere la porta alle mie spalle. Il buio della casa aveva inghiottito anche me. Spalancai gli occhi, cercai di muovermi tra le ombre, furtiva, accovacciata a terra, mi feci guidare dai lamenti, dal rumore, dalla luce fioca che scorgevo illuminare la cucina. Le calze attutivano il mio passo sempre più rapido, carico di paura e adrenalina. Mi appoggiai allo stipite della porta, mi fermai. Le piastrelle del pavimento erano sporche di un rosso ormai secco, che dava l'aria di appiccicare. Non sembrava sangue, piuttosto del vino caduto in terra... i vetri del bicchiere ne furono la prova. Erano sparsi sul pavimento, circondavano una figura ricurva, chinata a bordo tavolo. Non riuscii a riconoscerla subito. La sua voce era roca, accorata, sembrava stesse parlando a telefono, ma non riuscivo a capire con chi. Il tono litanico delle sue parole era a tratti penoso, a tratti assente. "Non sono un mostro," continuava a ripetere "io non sono un mostro..." e poi ancora, "oggi è andato tutto bene, io ero... ero tranquilla e ho preparato la cena e..." Mamma? Non poteva essere lei. La pelle era troppo spenta, gli occhi troppo rossi, i capelli troppo crespi. Piangeva. Mi spostai di poco, raggiunsi l'altro stipite, cambiai visuale. Lasciai che la schiena aderisse completamente al muro prima di voltarmi di nuovo, incollando la guancia alla parete. Ora era l'altro capo del telefono a parlare. La riconobbi subito: era nonna.

"Non le hai prese di nuovo? Sofia, il medico ti ha detto..."

"So cosa mi ha detto." Il tono di voce si alzò. Era greve, insofferente, irriconoscibile, ma era il suo: mamma. Mi strinsi le spalle, sentii di nuovo freddo, lo stesso della mattina, e scorsi di nuovo quel suo buio, che riuscivo a vedere solo io. Fu in quello stesso buio che captò la mia presenza. Si voltò di scatto, come distratta dal mio respiro affannoso, dalle lacrime che scorrevano sul mio viso, dai denti che digrignavo. Aveva captato la mia paura, l'aveva fiutata come un predatore affamato. Sembrava quasi volersene nutrire, con la stessa foga con cui pronunciava il mio nome.

"Gloria? Gloria, sei tu?" Ripetè più volte, con voce roca e ostile, "Esci fuori!" disse ancora, ma nemmeno in quel caso risposi. Non lo feci nemmeno una volta. Aspettai un po' prima di tornare in camera, avevo paura che mi vedesse, che vedesse ciò che avevo visto io. Tranquillizzai Greta e Giacomo, "Falso allarme, se ne parla domani..." dissi, e poi li misi a letto.

Lo hanno visto tutti almeno una volta nella vita, anche se la speranza è di non vederlo mai. Non ha delle sembianze precise, anzi, forse si potrebbe definire un mutaforma. C'è chi sostiene di averlo visto sotto il letto, che nel buio abbia aperto i suoi grossi occhi gialli... c'è chi dice abbia sembianze di lupo, chi di uomo, c'è chi sostiene di averlo sentito strisciare a terra, all'ombra della finestra. Non si fa mai vedere lo Smargog, ma se solo lo facesse, lascerebbe il segno. E tu? Hai paura dello Smargog?

Io l'ho visto.

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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Ohhh si l’ho visto ! Ognuno ha il proprio smargog da piccolo , poi crescendo lui si nasconde sempre meglio e nel profondo di noi stessi, ma è sempre lì Segnala il commento

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Andrea Vitale ha votato il racconto

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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente

Forse è soltanto un cagnolino impaurito... Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello.Segnala il commento

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Marco Verteramo ha votato il racconto

Scrittore

In fondo è dentro a ciascuno di noi, sotto varie forme Come nella loro mamma, ha preso forma di psicofarmaci o altre sostanze per provare a scacciarlo, senza riuscirci Apprezzo che i tuoi personaggi abbiano nomi italiani, e non i soliti John and Co. Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente
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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Un racconto interessante sulle nostre paure.Segnala il commento

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Carter ha votato il racconto

Esordiente
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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Letto con piacere e carico della tensione che i mostri creano nella mente, non solo dei bambini. E sì, lo abbiamo visto tutti, pur avendone paura. Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Un bel racconto in cui il dolore è rivelazione e riflesso delle paure e delle esperienze adolescenziali. La narratrice adulta racconta un episodio del passato, dunque le impressioni e le emozioni di un tempo si intrecciano con le sensazioni del presente. A mio modesto parere è un bel racconto, e come sostiene Vanni: "un rito di passaggio tra l'infanzia e l'età adulta".Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Tra un'epifania e un rito di passaggio tra l'infanzia e l'età adulta, quasi a disvelare il senso ultimo della paura, la piccola morte delle bene gesserit. Bello.Segnala il commento

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ProfessionaL ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
Editor
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Francesco Manciola ha votato il racconto

Esordiente

Bella l'idea, in alcuni punti lo stile mi ha ricordato i libri illustrati per bambini ( che adoro).Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

L'inizio è quasi superfluo, a mio modesto avviso. Il racconto reggerebbe benissimo anche senza.Segnala il commento

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Signor Fabiani ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Tutta la parte iniziale, da “Lo hanno visto” a “lascerebbe il segno” (addirittura ripetuta alla fine!), è un inserto extra-narrativo necessario a capire il testo (senza la preliminare presentazione dello Smargog, la battuta iniziale della bambina rimane piuttosto misteriosa per il lettore, e la narrativa non è un gioco di enigmistica, come credono gli scrittori mediocri); e non è il massimo dell’eleganza gestire così, a colpi di elementi para-testuali, il flusso informativo verso il lettore. C’è poi un abuso di discorsi indiretti (il discorso indiretto, in teoria, non andrebbe mai usato) che toglie parecchio smalto. Qua e là l’autrice scalza via i personaggi e fa capolino nel racconto (una bambina, per capirci, non penserebbe mai una cosa del tipo “la dolcezza dei suoi modi nascondeva sempre un lato assertivo, perentorio, oscuro”: questa è l’autrice che parla). I soliti errori nell’uso dei gerundi (“risposi sbuffando”: non è possibile, o rispondi o sbuffi, non puoi fare tutte e due le cose contemporaneamente, perché il gerundio è proprio questo che fa, crea simultaneità tra le azioni) e i soliti utilizzi di etichette che non trasmettono alcuna emozione (“Giacomo aveva avuto paura”: ti assicuro che, leggendo, nessuno, ma proprio nessuno, ha provato la paura di Giacomo). In sintesi, l’idea avrebbe meritato una miglior tecnica di esecuzione.Segnala il commento

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palu ha votato il racconto

Esordiente

L'ho trovato bello. Forse, in alcuni punti, è un po' insistente il tentativo di caricare tensione. Mi lascia perplesso, quando la sorella maggiore esce per andare a vedere, che gli altri due non tentino di trattenerla, cosa che la paura avrebbe indotto, ma non mi è chiara l'età dei presonaggi. Mi è piaciuto molto, invece, il risvolto che sposta la paura da qualcosa di surreale ad una cruda realtà, qualcosa che spaventa gli adulti; ci sono paure per ogni età. Grazie per la lettura, PaoloSegnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Se torno col ricordo alla mia infanzia, posso dire di non averlo visto, ma di averne avuto paura. Bel racconto sulle nostre paure più recondite Segnala il commento

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Bruno Gais ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Il passato di Gloria fa tremare i polsi. E comunque sì: chi è che non l'ha visto, almeno una volta, il vecchio Smargog?Segnala il commento

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justme ha votato il racconto

Esordiente
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di MMarianella

Scrittore
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