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Autobiografia

Ho sognato che raccoglievi molti fiori rossi

Pubblicato il 30/07/2020

A mia madre, uno degli spiriti più splendenti che abitano il mio mondo. All'amore più puro che possa esistere, alle madri, al futuro.

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Mia madre ha la quinta elementare, il suo lo definirei un corsivo commovente.

I suoi occhi verdi sono cristallini e colmi di una sensazione di passato che ti fa vibrare dentro come il mi puro del basso elettrico.

È molto religiosa e si spende molto per chi le sta vicino. È testarda come il resto della famiglia.

Le mani di mia mamma sono abituate al lavoro, assomigliano così tanto a dei fogli di carta vetrata che quando le passa su una superficie emettono un fruscìo, sulla pelle, invece, quasi graffiano.

Ricordo gli schiaffi che mi dava da bambino, per me erano gli effetti del giudizio divino. 

Non ha mai smesso di portare la fede al dito, sebbene sia vedova da circa sedici anni.

Ogni tanto ti guarda con quell'aria da bambina anziana dicendoti «Io non voglio vivere, vivo solo per i miei figli.» e ti scuote come un uragano calmo.

Avrebbe bisogno di un paio di occhiali nuovi, è golosa di gelato.

A sessantatre anni non ha ancora smesso di lavorare né come badante di una coppia di novantenni, né come "signora che lava le scale" in un condominio, né come madre e, tanto meno, come figlia. Nel tempo libero cuce, legge le sue riviste religiose o i passi della Bibbia - ha anche appeso un quadro con la citazione "l'amore è longanime e benigno ecc..." dalla lettera ai Corinti, all'ingresso di casa - oppure si sdraia a guardare le soap opera dal divano.

Quando qualcuno la và a trovare, mostra con orgoglio la pagina di Nautilus (inserto culturale di Reportage, un giornale di Lamezia Terme) incorniciata in camera da letto e che contiene i versi intitolati "Da dove vengo", a lei dedicati dal sottoscritto nel duemiladiciassette. Quando lo fa, ride sempre in un modo dolceamaro che vorresti piangere e scomparire. Piangere per l'orgoglio che fa trasparire, scomparire per l'imbarazzo di non essere all'altezza della sua umiltà.


L'osteomielite al femore le causa spesso dolori che lenisce con del ghiaccio o con dei medicinali da banco come l'ibuprofene o l'acido acetilsalicilico. A causa di questa malattia ha un osso di volpe nella gamba, ha dovuto subire una serie di interventi nel corso degli anni e zoppica sempre un po'; io ci scherzo su dicendole cose tipo «Io lo so perché sei così furba...» o «Se i tuoi piedi fossero matite, disegneresti tanti punti e virgola per strada».

Mia mamma è preoccupata per il mondo, per i conti da pagare, per il divorzio di mia sorella, per il futuro dei suoi nipoti; già, dimenticavo di dire che dieci anni fa è diventata nonna di una splendida bimba italo-giapponese avuta da mio fratello, bimba che parla già tre lingue e che ha riportato due primi posti assoluti in concorsi di pianoforte nazionali. Il secondo nipote, fratello della prima, credo sia l'espressione più pacioccosa, tenera e vivace del mio ideale di infanzia felice. Tutta la famiglia li ama intensamente.


«Sono stato un buon figlio per lei?», questa è la domanda che mi pongo quasi tutte le volte che la vedo.

Francamente, sotto molti punti di vista, no. 

Se potessi emendare a tutti i miei peccati, dovrei di sicuro cominciare da quelli contro la vita che mi è stata data, dagli sforzi di fede e forza necessari a darmela, dalle privazioni e dai sacrifici patiti dai miei, dal rumore, anzi, dalle grida dei loro sogni messi da parte, da tutte le volte che gli ho spezzato il cuore.

"Ho sognato che raccoglievi molti fiori rossi" è un presagio di morte descritto ne "Il grande libro tibetano dei morti"; so che dovrà arrivare quel giorno ma, sinceramente, tra me e lei, sarei tentato di dire che sarebbe giusto se arrivasse prima per me.

Lo so, il dolore più grande di un genitore è sopravvivere ai suoi figli, ma che dire di certi figli? Delle volte non so darmi risposta.

Ad ogni modo, ciò che volevo dire è che quando guardo mia mamma, ho come l'impressione di visualizzare l'odissea di una vita semplice che di semplice ha solo il nome, come molte altre vite; quello che mi stupisce davvero di mutter (spesso la chiamo così) è che sia riuscita a mantenere intatta gran parte della sua pura ingenuità; ad esempio, una volta alla fermata del bus, in presenza di un ragazzo nero con i pantaloni a vita bassissima, la vidi avvicinarsi e dire: «Meee...» mamma è pugliese, «Giovanotto, si è accorto che sta perdendo i pantaloni? Forse dovrebbe mangiare di più, ma se serve glieli posso stringere io»; il ragazzo scoppiò a ridere, si tirò su i pantaloni e strinse la cintura, poi abbracciò mia mamma. Ridemmo per un po' mentre mia mamma, seria seria e minacciosa, diceva: «Filì, non andare anche tu in giro col culo di fuori, sennò vedi...».

Arrivò il bus, mia mamma si affrettò a salire sorridendo alla conducente che ci portò tutti via con sé lungo la strada che si perdeva tra i campi abitati dalle lepri, sotto i palazzi dove la gente alle finestre guardava la gente come noi sfilare via e perdersi tra i sentieri di un giorno nuovo, come innumerevoli altri richiami alla vita nel corso della storia, dei giorni passati e di quelli futuri, confondendoci dall'alto con il colore dei tulipani.

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Elkele ha votato il racconto

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Sei un grande Uomo ragazzo! Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Non so quali peccati tu abbia commesso né se sei stato un buon figlio, ma credo che con questo brano tu abbia reso i giusti meriti a tua madre. Lungi dall'apparire come il solito mammone, esprimi un sentimento puro, tenero e maturo. L'unica cosa che non riesco a comprendere è perché hai scritto "inutile"?Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Quanta tenerezza e quanta autenticità. Mi è piaciuto tantissimo! Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Bello vero un racconto sincero autentico Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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"l'odissea di una vita semplice che di semplice ha solo il nome" Complimenti. Molto piaciutoSegnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

Esordiente

ah l’ingenuita’...Segnala il commento

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Andreasololettore ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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Editor

c'entra poco, forse, ma mi è venuto in mente il grande squalo morto chiuso in una teca piena di formaldeide dell'artista Damien Hirst. ci racconti tua madre e ci permetti di vederne in trasparenza la potenza e la fragilità. la verità, come l'arte, non ha pudore. grazie.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Secondo me sei un grande narratore.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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. ha votato il racconto

Esordiente
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di FilippoDiLella

Esordiente
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