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Narrativa

I biscotti

Pubblicato il 15/09/2020

Non siamo tutti uguali ma in qualcosa possiamo anche essere d'accordo. Protagonisti: Mario, una ragazza sconosciuta, una bugia, due birre e dei biscotti.

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Mario odiava i supermercati. Sembra che le persone ci vaghino dentro senza una precisa direzione, un po’ intontiti, a volte con facce di disgusto, altre di stupore. Spingono il carrello, lentamente e poi si fermano. Ripartono. Altri lo spingono velocemente per poi tornare indietro, leggono qualcosa sulle etichette come se stessero guardando i risultati dell’ultimo esame di sangue alla ricerca della presenza di markers tumorali. Occhi inespressivi, perduti nei colori accesi. Nasi storditi dai profumi provenienti dai banconi frigo. Anche Mario era così? Forse era questo che gli faceva tanto odiare quei luoghi ma anche  non luoghi, come gli dissero una volta.

Quel giorno stava spingendo il suo carrello. Non vedeva l'ora di uscire da quel girone di dannati per andare a farsi un paio di birre da Cesco.

Spingeva il carrello e nel frattempo cercava di interpretare a distanza la qualità dei prodotti ma soprattutto cosa fossero. Alcuni è facile riconoscerli, altri meno. Soprattutto i barattoli, quelli sono da decifrare, Credi che dentro ci siano le melanzane sott'olio. Invece no. Strane verdure polacche grigliate.

- Ridatemi le mie melanzane!

Altri sono proprio delle fregature, fregature come le zuppe in scatola, il risotto alla milanese nelle buste, i panzerotti alla mozzarella surgelati.

Spingeva il carrello ed osservava i biscotti. Una ragazza accanto stava sistemandosi il vestito. Le vide spuntare dall’apertura di una manica un azzurro tubetto di biscotti tondi. Fece finta di nulla ed andò avanti ma quel fatto lo costrinse ad osservarla incuriosito.

- Vuoi vedere che questa si frega qualcos'altro?

La ragazza girò alla fine del corridoio infilandosi in quello parallelo. Come se nulla fosse tirò fuori da uno scaffale una busta contenente delle brioche. Finirono velocemente dietro i pantaloni coperti dalla camicetta.

Mario continuava a seguirla con lo sguardo. Si teneva a distanza e spingeva il suo carrello dove aveva messo soltanto due pacchetti di patatine e due bottiglie di birra. Si concentrò sul suo abbigliamento casual. Notò le scarpe; erano ben pulite e lucide ma si notava che il tacco destro aveva iniziato a staccarsi.

. - La povertà inizialmente non si fa notare. Arriva subdola proprio dalla terra sulla quale cammini.

Mario ricordò improvvisamente un periodo triste. Due anni senza lavoro e senza soldi in tasca. Nessuna casa propria nella quale rientrare alla sera. Alcuni amici che lo ospitavano per dormire. E poi le scarpe. Le scarpe avevano alla fine iniziato a bucarsi nella suola. Nessuno poteva vedere quei buchi. Neanche Mario. Ma poteva sentirne l'esistenza, soprattutto nelle maledette giornate di pioggia.

- La povertà parte dal basso e poi sale, sale, sale su per i pantaloni sdruciti, fino al colletto consunto della camicia e poi verso gli aloni della giacca. Alla fine si manifesta, senza vergogna, trionfante.

Fu un attimo. Si avvicinò alla ragazza, le si fermò davanti e le disse - Posso aiutarti, se vuoi.

- Aiutarmi? Perchè? cosa vuoi?

- Ti ho vista nascondere quella roba. Se vuoi posso pagare io per te. Sai, io so che...

- Ma chi cazzo sei? Aiuto! Chi è quest'uomo? Aiutatemi!

Dopo pochi secondi li avevano raggiunti i commessi ed alcuni clienti. Circondarono Mario. Un ragazzetto muscoloso lo spinse.

- Che hai fatto? Che cosa le ha fatto signorina?

La ragazza tirò il meglio di sè per una faccia disperata.

- Non posso ripetere quello che mi ha detto. E' osceno e lui un porco. Tenetelo lontano da me, per favore. Fatemi uscire subito da qua dentro o mi sentirò male.

Il gruppo fece largo alla ragazza che si diresse verso l'uscita. Mario, sbigottito ed intontito non sapeva cosa dire. Lo tennero ancora qualche minuto.

- Ringrazia che non chiamiamo la polizia!

Lo riempirono di epiteti di ogni tipo, gli gridavano di vergognarsi e che meritava una pietra al collo.

Dopo un po' lo accompagnarono verso l'uscita e si assicurarono che la ragazza non fosse più nei dintorni. Gli fecero pagare le patatine e le birre, poi con uno spintone lo buttarono fuori.

Mario si affrettò verso la sua auto. Girò l'angolo della strada. Ad un passo dalla sua auto stava la ragazza con un'amica. Entrambe ridevano quasi schiamazzando. Mentre si avvicinava all'auto i suoi occhi incrociarono quelli di lei che improvvisamente si fece seria in viso. Mario entrò in auto, aprì il finestrino e fece per girare la chiave. La ragazza gli si avvicinò, tirò fuori dalla borsa il tubetto azzurro di biscotti e glielo porse. Mario non lo prese e restò in silenzio.

- Però é stato divertente, disse lei e tirò dentro l'auto il pacchetto.

Mario mise in moto. Non svoltò verso casa ma guidò fino al bar di Cesco. Rimase lì fino alla chiusura. Poi entrò in auto, stappò la prima birra, poi la seconda. Divorò le patatine. Sdraiò lo schienale, si distese e si addormentò. L'indomani tornò a casa. Prese il latte, aprì il tubetto azzurro di biscotti e li inzuppò. Erano buoni. Forse li avrebbe comprati anche il giorno dopo, magari in un altro supermercato.


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Commenti degli utenti

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Dalcapa ha votato il racconto

Scrittore
Editor

La primissima parte l'ho trovata forse appena appena un po' macchinosa, lenta, ma dal momento in cui si avvicina alla ragazza c'è un cambio netto, con un ottimo ritmo e uno stile dirompente che forse giustifica la scelta fatta per l'inizio. Il finale bello, dolce amaro. Racconto capace di creare forte empatia per il protagonista! Piaciuto molto.Segnala il commento

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di roberto fontana

Esordiente