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Soggetti per il cinema/teatro

I fumatori

Di fita
Pubblicato il 26/09/2019

Mimmo è sulla spiaggia e sta leggendo il giornale.

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Mimmo è seduto sulla sdraietta di plastica in riva al mare e sta sfruttando l’andirivieni delle onde per rinfrescarsi i piedi, che ha furbamente piantato sul bagnasciuga.

Fa caldo e suda. Il sudore gli scende lungo la schiena, dietro il collo, in mezzo alla riga della pancia, solleticandolo come fanno le mosche, in modo fastidioso e perpetuo.

- La goccia che scava la roccia - pensa Mimmo.

Gli si accumula lungo l’interno della falda del cappello da pescatore, calato in testa per proteggersi dal sole, si mischia alla crema Nivea, e va a fare festa tra i baffi partendo in minuscoli rivoli, fiumiciattoli impazziti tra i fusti durante una tempesta, come ha visto in montagna durante un’alluvione qualche mese prima.


C’è calma. È giugno, in spiaggia non c’è ancora la folla leonina.

C’è vento, si sentono le sirene dei cargo che entrano e escono dal porto, lo struscio delle macchine che passano sulla strada del lungomare, il ciaffettío delle ondine mansuete che si infrangono sui piedi di Mimmo, immobile come un colosso.

⁃ AH! passami la crema ché mi sto scottando le spalle!

Mimmo gira l’occhio da sotto al cappello, sguardo di camaleonte: pochi metri più in là c’è una famiglia. Madre, padre, due ragazzini abbronzatissimi che sgambettano e si tirano la sabbia.

Si passa una mano sulle scapole e si dà anche lui un’altra passata di Nivea, sono le due del pomeriggio.

La donna ravana nella borsa da mare estraendo pinze, pinzette, magliette, pareo, spray al cocco, borsello con le chiavi della macchina, spazzola.

Il marito si scoccia.

⁃ Avete perso la crema! Eh! Ehi! Mi sentite? - lancia un’occhiata nera ai figli.

⁃ Guarda sotto la sdraio, alzati anche tu! Dai! - la moglie restituisce l’occhiata fulminante.

L’uomo si piega in avanti pesante come un sasso e poi si alza sbuffando, forse il soffio che gli esce dalla bocca serve a dargli la spinta verticale. A Mimmo viene in mente un bufalo, che almeno lui ha una coda per scacciare le mosche.


Continua la lettura del giornale, ormai pieno di ditate unte. Politica interna. Improvvisamente, degli schizzi gli bagnano il bordo della pagina martoriata. Mimmo alza lo sguardo, risalendo contromano le onde dalla riva al largo: eccola. La nave cargo sta entrando nel porto, è vicina, si riescono a distinguere i colori dei containers impilati per metri e metri. Una nave di Lego, con una corazza rossastra e una scia di fumo nero che le fa da codazzo.

I ragazzini prendono a urlare, si alzano, saltano, corrono sul bagnasciuga e cominciano a lanciare in acqua sassi, bastoni, pezzi di mattonelle lisciati dal mare e tutto quello che capita a tiro. Uno dei due prende un mezzo chilo di sasso a forma di spigolo di un bianco lucente, lo alza quasi sopra la testa con sforzo sovrumano e lo scaglia a un metro dalla riva piroettando sulla sabbia, squarciando l’aria con un ululato guerriero. L’altro allora prende un ciocco di legno marcio, e con questa clava guarda il fratello con aria di sfida e lancia anche lui il suo feroce urlo di guerra, che però viene superato da quello della madre inviperita che glielo sfila di mano.

⁃ Non devi toccare ti ho detto! Sei cretino! Lo vedi che ci sono i chiodi? Andate a sedervi sennò andiamo a casa, A-DES-SO!

In realtà il chiodo è solo uno ed è proprio sull’altra estremità, il che renderebbe il ciocco una perfetta mazza chiodata. Niente da fare.


La nave cargo rossa sta curvando verso destra per entrare nel porto, mentre le cinque gru fanno la loro robot dance su e giù. Ora i ragazzini le guardano di traverso, dondolandosi con la testa tra le ginocchia.

⁃ Oh! Ce l’hai tu l’accendino? -

⁃ No non ce l’ho io. L’hai usato tu prima.

Riecco il soffio bufalino accompagnare le torsioni, hop! a destra e hop! a sinistra, del grosso corpo incastonato nella sdraietta.

- Guarda che ci sei seduto sopra.

- Non lo trovo ti dico!

- L’avrai fatto cadere nella sabbia.

- Oh, guardate se vedete l’accendino per terra - dice ai figli accoccolati sulla sabbia - secondo me ce l’hai nella borsa! - ma la moglie ha smesso di dargli retta. 

- Ma è possibile che vi perdete sempre tutto?

Niente, sconfitto, si alza e si muove pesante verso Mimmo. 

- Scusi lei.

Mimmo abbassa il giornale.

- Ha un accendino?

Si cerca nella tasca del borsello: afferra, estrae, clicca e allunga la mano con la fiamma, l’altro si sporge e fa la cunetta per ripararsi dal vento, aspira e finalmente sbuffa una colonnina di fumo grigio.

- È un brutto vizio, che ci possiamo fare.

- Bene non fa. – risponde Mimmo – ma è il veleno che ci siamo scelti – e sorride sotto i baffi.

- Ah! Ha ragione! Bisogna capire se è quello che ci ucciderà. – risponde il bufalo – Grazie.

Mimmo riprende l’accendino. Se ne gira una anche lui, si guardano per un momento, poi insieme guardano la nave cargo, che adesso si infila dietro al correntometro, tra le gru che applaudono e le sirene che cantano, col suo carico alieno di containers colorati.

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Tella ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Una scenetta ben raccontata, dialoghi funzionali. Piaciuto, anche il "ravanare " della signora.Segnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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più che altro è un quadretto,uno schizzo fatto con le dita sporche d'inchiostro di giornale. scorre, ma quel "ravana" benché chiaro, stona.Segnala il commento

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di fita

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