Avrebbe voluto lasciare quella casa in inverno, quando sapeva che i gabbiani che ogni mattina da anni si palesavano alla sua finestra sarebbero stati a svernare altrove. Non se la sentiva di dirgli esplicitamente addio, sapeva che era un rapporto utilitaristico ma non era mai riuscito a dare l'ultimo saluto a niente e a nessuno, di solito preferiva o lasciare che rimanesse implicito senza farne alcun riferimento o nascondersi fino a che la necessità non se ne fosse andata da sola; anche a costo di passare per disinteressato nei confronti di una persona che in realtà amava. Per lui era sempre stato meglio sotterrare o sotterrarsi piuttosto che affrontare la separazione.Era quasi primavera, sapeva che i volatili sarebbero tornati da un giorno all'altro e non aveva il coraggio di avvicinarsi alla finestra per paura di vedere quegli occhi tondi guardare dentro alla ricerca di qualcuno che li nutrisse. Di tanto in tanto dava un'occhiata timida verso le vetrate ma la condensa oltre le tende sottili chetava un po' le sue ansie sigillando la casa in un banco di nebbia.Aveva finito di chiudere le ultime valigie ed era seduto su una sedia pieghevole in mezzo alla sala-cucina vuota, osservava come assorto gli scatoloni nell'angolo, impilati a formare una piramide a gradoni - mausoleo di oggetti venuti da una vita ormai passata. Mancava solo più lui lì dentro, mummificato dai ricordi e costretto dalle paure come bende aderenti; e se solo avesse potuto si sarebbe tumulato sotto quelle macerie con la promessa della vita eterna in una realtà cristallizzata e statica che mai lo avrebbe tradito o deluso. Una cerimonia solenne e silenziosa svolta al tramonto di un giorno che sarebbe stato senza fine, diretta verso un rifugio nel buio che non conosceva né contorni né ombre, solo la certezza della cecità e di ricordi sfumati e limati dal tempo che come polvere gli si era posato sopra. Ma l'altra piramide poco distante gli impediva di farlo, più alta e più scura gettava un'ombra tetra sulla sua, un tempo erano stati blocchi della stessa architettura crollata e ora parzialmente ricostruita in due strutture distinte.Con le mani intrecciate in mezzo alle gambe se ne stava un po' curvo a guardare le ombre allungarsi sul pavimento, tentando di capire cosa fosse esattamente successo alla sua vita quando un tonfo provenne dalla finestra, preso di soprassalto sussultò ruotando veloce la testa verso i vetri: i gabbiani erano tornati. Sospirò dispiaciuto benché fosse contento di vederli - vi era ormai affezionato e il solo pensiero che quelle due creature potessero dipendere da lui per la loro sopravvivenza poneva un peso enorme sulla sua schiena, nella piena triste consapevolezza che stava perseguendo uno stupido circolo vizioso in cui più li nutriva più loro avrebbero dipeso da lui. Nonostante tutti i pensieri si avvicinò alle scatole sigillate, non si ricordava dove fosse il cibo, ogni contenitore era uguale all'altro e perciò inizio ad aprirli uno ad uno con una certa foga; aveva paura che gli animali andassero via delusi prima che riuscisse a trovare qualcosa di commestibile.- Cazzo, la roba del bagno!- Ma davvero ho bisogno di così tante pentole?!- Maledizione! Cosa sono ste cose?E dopo aver smontato blocco dopo blocco la sua piramide si accorse di non avere nulla. Non era pronto.Si avvicinò alla finestra, la aprì piano, i due volatili in risposta indietreggiarono un po' dispiegando a metà le ali per preparare un eventuale volo di fuga ma sembrarono riconoscerlo e, dopo essersi ricomposti, si misero a guardarlo dubbiosi, di profilo ruotavano la testa e cambiando di volta in volta l'occhio usato per osservare, come se utilizzare un punto di vista differente gli avrebbe permesso di capire cosa stesse succedendo.- Mi dispiace, spero mi possiate perdonare ma non ho nulla. Non ho davvero niente e credo sia l'ultima volta che ci vedremo... -Per qualche motivo non riusciva a vedere l'assurdità di chiedere scusa a un paio di gabbiani - e tanto meno di parlarci -, continuava a cercare approvazione e perdono da chi, con tutta probabilità, non avrebbe mai potuto concederglieli. I due animali stettero un po' a guardare e, quando il sole iniziava ormai a calare, fecero un piccolo passo indietro e si fecero portare via dal vento.Lui osservò l'orizzonte finché non li vide scomparire, si strinse un poco nelle sue spalle e si chiese se in qualche modo lo avessero perdonato.