leggere e scrivere online
Small cover.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccountZoom cover

Narrativa

I giorni della malattia

Pubblicato il 26/06/2019

Capita di essere malati d’estate. Alla protagonista di questa storia viene diagnosticata una bronchite, che la costringe in casa per giorni, tra febbre, tosse e iniezioni. L’immobilità e la calura la riportano a se stessa, e la guarigione non vuole permettere ai nuovi pensieri di perdersi.

58 Visualizzazioni
15 Voti

Il dottore aveva guance tonde come ciliegie e lo sguardo di chi ha imparato cosa significa aspettare.

«Devo visitarla, si stenda.»

Nella stanza pareva non esserci aria, tanto tutto era bianco e fermo: le pareti, la scrivania, la carta assorbente sul lettino, un ciuffo di garze che spuntava da dietro l’armadio.

Lo stetofonendoscopio saltava qui e là sulla mia schiena madida, come zampe di gatto.

I miei polmoni erano un’orchestra stonata: fruscii, sibili, rantoli, e il respiro che si faceva spesso in quell’esercizio di esecuzione.

«Si è trascurata, signora. Ora dovrà seguire una terapia piuttosto severa, con iniezioni di antibiotico, e stare a riposo per una settimana. Altrimenti la sua bronchite asmatica potrebbe diventare polmonite.»

Parlava piano, senza sbalzi di voce, come a leggere le istruzioni di un elettrodomestico.

Non avevo mai avuto l’asma, ma è quella magia della vita per cui le cose un momento prima non esistono, e poi succede.

Ho ricomposto la maglietta bianca sulle scapole, la fronte mi pulsava e, con gli occhi lucidi, ho cercato di mettere a fuoco alcuni nomi di medicinali ben disposti nell’armadio a vetri. Mi affascinavano da sempre le medicine, i loro termini complessi, il loro potere di discesa nel sangue, la loro silente efficacia.

«Seguirò la terapia» e ho raccolto le ricette come un’alunna istruita, le ho distese sulla superficie di quel romanzo cruento che mi portavo dietro per le ore senza obiettivi, ho riposto il codice fiscale nella tasca interna della borsa, il piccolo involucro sacro delle cose da non perdere.

In farmacia l’aria condizionata mi ha stordita come una droga.

La pelle si alzava in continui rilievi, e stavo concentrata sullo smalto trasparente della ragazza oltre il bancone per non cedere al collasso del corpo.

A casa ho rovesciato siringhe e antibiotici sul tavolo.

La temperatura del termostato segnava 28 gradi, il mio corpo ne ospitava 10 in più.

Perfino le lenzuola di cotone si appiccicavano ai piedi; e poi la televisione dell’estate, che scivola dentro gli intrecci di amori da spiaggia, una bottiglia d’acqua mezza vuota che ha visto sfumare, in poche ore, tutte le sue bollicine.

Le palpebre hanno abbracciato le pupille sfocate, e la coperta di caldo mi si è adagiata sopra, il mantello del soldato ferito.

Mio marito ha infilato le dita tra l’elastico delle mutandine e la pelle umida.

«Stai rilassata, non fa male» e l’ago della siringa è affondato nel muscolo con uno schianto leggero.

Tre giorni in cento metri quadri, insieme a quel romanzo che torce lo stomaco e rischia di farti soccombere, come un cane solo. Poi un libro che parla d’amore, il cellulare che si illumina ogni tanto, il campanello del mondo.

Tanto immersa nel perimetro impreciso delle pareti, dentro alle vite immaginarie di altri, con la viva compagnia di una mosca impertinente, mi sono riconnessa ai pensieri trascurati.

Ho smesso di guardare l’orologio e di preoccuparmi dei pasti a ora precisa.

Ho seguito solo le regole delle medicine, i loro tempi, i dosaggi corretti.

Ho ascoltato gettate di conversazioni dal divano di casa, le finestre aperte senza che il vento ne approfittasse, la staticità degli oggetti, dei giochi colorati sparsi a terra, delle bottiglie di vino caldo, dei sorrisi di famiglia nelle cornici d’argento.

Riconnessa con me stessa, dentro alla colla estiva: per chiedersi dove andare, come farlo. Ferma in una gabbia definita e conosciuta, a studiare percorsi impervi ed eccitanti, come salite in montagna, dove respirare la gioia.

Il sonno mi ha accompagnata nelle notti di veglia per chi non soffre, e sta immobile a cercare ristoro in temperature asfissianti. Dentro i pomeriggi roventi dove accade poco, anche giù in strada.

Solo per un attimo, sveglia, mi sono affacciata, la testa compressa, perché saliva la voce roca di signore a tessere adulazioni: c’era una bambina mora, quanto sei bella, tesoro, e lei che infilava la faccia sotto l’ascella della madre, senza rispondere. La mamma ha accennato un sorriso, falso, d’imbarazzo, ha provato a gestire la situazione con risposte vaghe e sottili, come chi pensa d’aver di fronte un matto, ma sa di non poterlo additare.

Rivedere se stessi, allineare delle puntine sulla mappa del futuro tra capogiri febbrili e colpi di tosse senza tempo né spazio. Così, è accaduto.

Eppure tutto può rimanere lì ed evaporare, come la malattia, nel momento in cui ti riapri al mondo. Non volevo accadesse. Da me stessa, non volevo guarire.

Me ne sono resa conto la prima notte senza febbre, sveglia anche io, come i sani, questa volta.

Il microonde ronzava lo stesso suono dei miei pensieri, e il biberon girava in tondo, il latte si scaldava, la notte aveva assorbito quasi tutti i rumori. Poi lo scatto della macchina, drin, come lo sboccio di un’idea.

La mattina dopo sono uscita a far colazione.

Indossavo una maglietta blu e il cielo era così impregnato di nuvole grigie che, ho pensato, pioverà per tutto il giorno.

Logo
4943 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (15 voti)
Esordiente
13
Scrittore
2
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large large australia.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Paolo Fiorito ha votato il racconto

Scrittore
Large cimg2750.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

albertomineo ha votato il racconto

Esordiente
Large default

esteban espiga ha votato il racconto

Esordiente
Editor

hai dato spina dorsale all'assoluta normalità. stile piacevole.Segnala il commento

Large default

Viola ha votato il racconto

Esordiente
Large b4f01faa 7950 43d1 b364 5c1377b2667d.jpeg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Phi ha votato il racconto

Scrittore
Large img 1431.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Esordiente

Perfetto stile senza eccessi, con sensibilità segue i ritmi lenti del decorso della malattia. Molto bello Segnala il commento

Large img 20190709 175137.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Lisa Ma ha votato il racconto

Esordiente
Large img 20190913 wa0003.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Esordiente

Molto ben scritto. Hai reso un soggetto apparentemente poco appetibile in un piacevole racconto.Segnala il commento

Large 1556961005612516394346.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

ANNA STASIA ha votato il racconto

Esordiente
Large c1d95d75 cf89 4a0c ae7e adbd372f1fe8.jpeg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Ondine ha votato il racconto

Esordiente
Large 20190803 142034.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Violeta ha votato il racconto

Esordiente
Large default

Tella ha votato il racconto

Esordiente
Large studio 20181207 231846.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Bel titolo e bella storia; e scritta bene, soprattutto...Segnala il commento

Large garry stretch of circus of horrors .jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Large default

Etis ha votato il racconto

Esordiente
Large 613e67a0 a01d 424e a027 e5d76a82e42e.jpeg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

di Emolo86

Esordiente