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ConcorsiIL TITOLO E ALTRI RACCONTI

I grandi sono i veri mostri

Pubblicato il 29/05/2018

la paura di crescere a volte è legittima.

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Francesco ama Arianna, passaparola.

La voce, da bisbiglio fra i banchi, in breve era diventata uno degli argomenti di conversazione più in voga della scuola.

Certo, Francesco in seconda elementare amava Lara, ma quella era una storia finita e adesso lui viveva con papà e Lara con mamma. Francesco però le faceva sempre i compiti di inglese e le comprava la merenda un giorno sì e un giorno no.

Ma con Arianna era diverso, ormai erano in prima media e bisognava decidersi: quasi tutti i loro coetanei erano già figli, ed era tempo anche per lui di farsi una famiglia vera, con la mamma e il papà sotto lo stesso tetto. Così una mattina, al cambio dell’ora, fra l’eccitazione generale delle compagne di Arianna e le risatine di dileggio degli amici di Francesco, una mano anonima aveva tracciato sulla lavagna, in bella grafia, i loro nomi inframezzati da un cuore con tanto di freccia di Cupido: Francesco e Arianna erano ufficialmente figlio e figlia.

Da allora era cominciata la loro routine famigliare: la mattina a scuola, il pomeriggio a judo o a nuoto, i cartoni animati, la Playstation, le scarpe nuove dell’Adidas, l’Iphone. Tutti i giorni alle cinque del pomeriggio andavano ad aspettare i loro genitori fuori dall’ufficio dove tutte le mamme e tutti i papà lavoravano.

«Come è andata al lavoro?»

«Avete qualche nuovo progetto a cui lavorare?»

«C’è qualche meeting questa settimana?»

Le domande di Francesco e Arianna erano sempre a raffica: Mamma e Papà avevano cercato di rispondere come ogni volta in maniera evasiva; Papà aveva tentato di sviare l’argomento sugli allenamenti di Judo, mentre Mamma, più accorta, aveva comunicato trionfante ad Arianna di averle fatto la ricarica del telefonino.

«Non cambiare argomento Papà, guarda che se non ti impegni non otterrai mai quella promozione. Vuoi rimanere impiegato tutta la vita?»

«Eh, alla buon’ora mamma, sono due ore che sono senza Whatsapp, e lo sai che a scuola non c’è nemmeno il WiFi. Andiamo a casa dai.»

«Papà, cerca di lavare la macchina, è una settimana che te lo dico.»

Per Francesco e Arianna era proprio dura fare rigare dritto i propri genitori.

«Io ti ammazzo!» Aveva gridato Arianna una sera che sua madre era rientrata con quasi quaranta minuti di ritardo. «Mi hai fatto prendere un colpo! Ti ho chiamata venti volte! Ti ho scritto su Whatsapp, visualizzavi e non rispondevi! E noi qui ad aspettare te! Io e Francesco domani mattina dobbiamo andare a scuola e ancora non abbiamo cenato! E tu devi andare al lavoro, te lo sei scordata? Rientri tardi e poi dici che sei stanca!»

«Arianna, non mi rompere.»

«Francesco ma la senti tua madre? La senti?»

Francesco aveva a malapena sollevato un sopracciglio: Cristiano Ronaldo sotto il controllo della sua joypad stava per calciare una punizione. «Sì!» un attimo dopo Francesco era saltato sul divano: era stata una punizione esemplare.

E una punizione esemplare era quella che Arianna stava per infliggere alla madre.

«Mamma vieni qua!»

La Mamma si era avviata a grandi passi verso camera sua.

«Mamma vieni qua o ti spacco la faccia, giuro che ti ammazzo!»

Arianna calciava le punizioni più forte di Cristiano Ronaldo, e nella irresponsabilità racchiusa nella sua giovane età rientrava anche la violenza come semplice forma di intrattenimento.

Povera Mamma, ma Arianna glielo aveva detto che se non fosse tornata subito da lei la avrebbe ammazzata.

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di matteo giordano

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