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ConcorsiIL TITOLO E ALTRI RACCONTI

I presagi

Pubblicato il 02/06/2018

Una bambina appartiene anche a un'altra epoca, a un'altra specie, a un altro destino. Vive e sogna in due universi lontni, che però lanciano indizi l'uno all'altro.

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I presagi incrociati

La bambina è molto intelligente e sensibile. Tuttavia mostra comportamenti bizzarri e incomprensibili, a volte con qualche spunto aggressivo. Si isola troppo spesso, non partecipa alle attività di gruppo e si perde in fantasticherie dalle quali è difficile distrarla. Si consiglia un esame psicologico.

Era scritto sulla scheda di valutazione redatta dall’animatore di un campus estivo a cui la bambina partecipò quando aveva otto anni. Scampò l’esame psicologico, malgrado il suggerimento del volenteroso ammaestratore di bambini. Era brava a sfuggire ai percorsi schiacciasassi delle cosiddette agenzie di socializzazione infantile. Non temeva né il dolore fisico né la stanchezza, non aveva paura del buio e non si ammalava mai. Certo, però, i comportamenti bizzarri esistevano davvero.

Quando si scatenavano temporali violenti, era felice: correva in giardino, tra le rose e le ortensie ben curate da mamma e papà, e rovesciava il volto alla pioggia e ai fulmini. Appena scoperta, veniva sgridata e costretta a rientrare in casa dove restava a guardare, silente e rapita, le raffiche di pioggia dalla finestra. Parlava pochissimo e aveva intuito che questa tendenza al mutacismo era gradita agli adulti spesso stanchi e irritati di ascoltare i loro piccoli ciarlieri alieni.

Stava per ore e ore immobile, stesa pancia a terra, a fissare negli occhi una lucertola o un serpente: nessun movimento, respiri impercettibili, la pelle le diventava un po’ fredda. Chissà perché, si chiedeva, non posso farne a meno, anche se poi la sera avrò i muscoli della schiena o di una gamba dolenti, o mi torneranno i reumatismi alle ginocchia per essere stata così a lungo su un prato umido. Una volta la maestra volle parlare ai genitori della bambina perché nel tema su “La mia famiglia”, lei aveva scritto: Mio fratello è un ramarro. Ci piace stare al sole sui muri. Un giorno una formica è salita sulla mia pelle verde e mi ha fatto il solletico. Allora mi sono mossa di scatto e mio fratello è scappato via. Maestra e genitori, dopo quell’incontro, seppur confusi, ancora pensavano che con il tempo tutto si sarebbe aggiustato.

Una volta si spaventò: lavandosi, aveva sentito un piccolo rigonfiamento subito prima del coccige. Nessun fastidio, nessun ferita, solo una minuscola protuberanza, come l’attaccatura di una codina. La pelle intorno era ruvida e più scura e, come anche quella lungo la colonna vertebrale, pareva lievemente squamosa. Aveva tenuto d’occhio quella anomalia, che non si era accresciuta e quindi era diventata una delle componenti di quella parte, che tutti abbiamo, ignota anche a noi stessi.

Poi c’era il segreto inconfessabile che abitava stabilmente nella sua mente: il bisogno di sangue. Scene in cui con un balzo elegante e perfetto aggrediva un qualcosa o qualcuno: un piccolo animale, meglio se peloso e caldo, e lo sbranava riempiendosene la bocca e sentendo il sangue scorrerle gustoso in gola e colarle sul petto. Esperienze tridimensionali, vivide, sensoriali, molto vere.

Aveva anche un repertorio di attività tollerate e da alcuni apprezzate: per esempio, curava ogni tipo di animale, compresi quelli morbidi che sognava di inghiottire. Portava a casa, di nascosto da mamma e papà, rettili feriti, pipistrelli sfrattati dai solai, uccelli caduti dal nido, cani e gatti abbandonati, ghiri e volpi presi nelle tagliole, e anche scorpioni e scolopendre prigioniere in qualche stanza o stordite dagli insetticidi. Li medicava, li nutriva e poi li rimetteva in libertà.

Temeva una sola cosa: che qualche minaccia arrivasse dall’alto, dal cielo: la proverbiale tegola in testa, una randellata per rubarle la bicicletta, lo scappellotto di un adulto manesco…

E poi ecco il sogno della bambina: 230 milioni di anni prima di Cristo, siamo nel pieno dell’episodio pluviale carnico, nella seconda metà dell’éra detta del Triassico. Un colossale sconvolgimento climatico, con l’eruzione dei vulcani, le nuvole di ceneri, le concentrazioni di anidride carbonica, provocano piogge torrenziali che stanno durando da anni. Tutti gli esseri viventi combattono una strenua lotta per una improbabile sopravvivenza.

In questa catastrofe, stiamo vincendo noi: i piccoli dinosauri carnivori. I nostri cugini vegetariani, imponenti e goffi, si stanno estinguendo. Noi invece ci espandiamo in tutta la Pangea; ormai siamo quasi l’ottanta per cento di tutte le forme viventi.

Ci piacciono le piogge e i temporali, siamo forti e scattanti, adoriamo divorare la carne dolce e calda delle prede. Ma stiamo anche attenti a non farle morire tutte, così curiamo e proteggiamo tutti gli esseri che si muovono. A volte proviamo tenerezza quando lo facciamo.Temiamo che qualche cosa ci cada addosso dall’alto. Chissà, forse un giorno la morte arriverà proprio dal cielo, e allora le nostre prede preferite, che non fanno uova ma piccoli inermi replicanti nudi, avranno la meglio e noi spariremo. Chissà.
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di gattonekko

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